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  • Lunedì 19 ottobre 2026

L’importanza della BBC in lingue che non sono l’inglese

L’emittente britannica ha uffici in 53 paesi e fa informazione affidabile anche dove ci sono regimi che reprimono la stampa libera

La sede della BBC a Londra, in una foto di giugno
La sede della BBC a Londra, in una foto di giugno (EPA/TOLGA AKMEN)
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In questi giorni il regime talebano ha bloccato le trasmissioni radio della BBC in Afghanistan. L’azienda pubblica d’informazione britannica è, insieme al New York Times e alle agenzie AFP e Reuters, uno dei pochissimi media internazionali che hanno una presenza fissa in Afghanistan e documentano da lì l’oppressione dei talebani, tornati al potere cinque anni fa. A differenza degli altri media citati, BBC opera anche in pashto e dari, le due lingue più parlate in Afghanistan, oltre all’inglese.

È una peculiarità del BBC World Service, il servizio internazionale di BBC che non è molto noto fuori dagli addetti ai lavori, ma ha un pubblico e una rilevanza considerevoli. Oggi produce contenuti e trasmissioni in 45 lingue, ha uffici in 53 stati e un’audience stimata di 467 milioni di persone alla settimana. Quasi tre quarti di queste persone vivono in paesi dove la libertà di stampa non c’è o è fortemente limitata.

Per questo, in molti posti le versioni in lingua di BBC sono diventate una fonte di informazioni seguita e affidabile, facendo da contrasto alla disinformazione, in contrapposizione ai media locali che hanno meno risorse o sono controllati da regimi autoritari. Questo ruolo è ancora più importante dopo che l’amministrazione Trump ha smantellato Voice of America, la storica emittente internazionale statunitense che oggi è attiva in formato ridotto e solo in 7 lingue.

Da decenni esistono versioni di BBC in russo, arabo e persiano, che spesso sono state censurate dai rispettivi regimi ma restano accessibili con le VPN per i siti, e via radio o satellite per i canali. Dal 2017 ce n’è una in West African Pidgin English, il gruppo di lingue creole e pidgin a base lessicale inglese che è parlato da più di 100 milioni di persone in Africa occidentale. Peraltro, per istituirla, era stato necessario lavorare alla standardizzazione della lingua, che essendo solo orale non ha regole codificate.

Carlo, allora principe, e Camilla, insieme alla giornalista Sana Safi di BBC Afghanistan durante una visita agli studi del BBC World Service nell'aprile del 2022

Carlo, allora principe, e Camilla, insieme alla giornalista Sana Safi di BBC Afghanistan durante una visita agli studi del BBC World Service nell’aprile del 2022 (Hannah McKay/Pool via AP)

Varie di queste versioni sono vestigia dell’Impero britannico, o delle stazioni radio nate con scopi propagandistici durante la Seconda guerra mondiale e quella Fredda. Finita quella fase storica, rimangono ovviamente anche uno strumento di soft power del Regno Unito; hanno però rigorosi standard giornalistici (gli stessi che rendono BBC un’eccellenza nel suo campo) e non rispondono al governo britannico di turno.

Nel caso dell’Afghanistan, BBC ha detto che manterrà la copertura, online e via satellite, o trasmettendo in onde medie da fuori dal paese. Oltre all’informazione, le trasmissioni in pashto e dari includono lezioni di matematica, scienze, informatica e inglese, mutuate dai programmi britannici: possono essere preziose in un paese dove il regime fa di tutto per escludere ragazze e bambine – e le donne in generale – dall’istruzione e dalla vita pubblica.

Oltre ai contenuti educativi, il BBC World Service ha una vasta produzione originale e sul campo. Durante le situazioni di crisi, si è dimostrato capace di attivare servizi d’emergenza in lingue locali.

Per esempio, il servizio in persiano ha avuto un ruolo nel racconto delle enormi proteste in Iran del 2022 e durante quelle di quest’anno, entrambe represse con la violenza mentre il regime aveva spento il segnale telefonico e internet. Durante i successivi bombardamenti israelo-statunitensi, BBC ha rimesso in funzione un programma radio d’emergenza tutte le sere, con informazioni contingenti alla popolazione.

Nel 2023, durante l’invasione israeliana della Striscia di Gaza, il servizio in lingua araba istituì una «radio d’emergenza», trasmettendo da Londra e dall’Egitto, che dava informazioni sull’andamento dei bombardamenti, sulle zone considerate sicure e sulle distribuzioni di acqua e viveri.

Il World Service, tra le altre cose, traduce e ripropone i contenuti di BBC, rendendoli disponibili anche a chi non sa l’inglese. Il servizio in lingua russa ha mostrato i danni e le devastazioni dei bombardamenti russi in Ucraina, minimizzati sui media nazionali dove prevale la retorica militaresca del regime. Ha fatto anche inchieste sulle perdite dell’esercito, che sono segrete: le ha ricostruite insieme al media indipendente russo Mediazona, incrociando i dati dei soldati.

Per tutte queste attività servono soldi, soprattutto per radio e tv coi loro costi infrastrutturali. Periodicamente il World Service è stato risucchiato nell’annoso dibattito sulla precaria sostenibilità economica e sui fondi pubblici della BBC, canale che peraltro la destra britannica avversa da anni, accusandolo di non essere imparziale ma infuso di valori di sinistra.

– Leggi anche: La crisi della BBC si vedeva arrivare

L’azienda nel suo insieme si finanzia esclusivamente con una tassa equiparabile al canone Rai italiano, ma il World Service, anche perché è un veicolo d’influenza, riceve dal governo un terzo del suo budget. La dirigenza di BBC, che attraversa uno dei momenti più difficili della sua storia e ad aprile aveva annunciato un ampio piano di licenziamenti e riduzione dei costi, vorrebbe che il governo coprisse tutte le spese del World Service, com’era fino al 2014.

Il direttore del World Service Jonathan Munro sostiene spesso che BBC sia l’unica a contrastare su scala globale le narrazioni di regimi come Cina e Russia, che investono ogni anno vari miliardi di euro nelle loro operazioni mediatiche. Al contrario, il budget del servizio di BBC è di poco meno di 350 milioni di euro. A marzo il governo britannico l’ha aumentato di 13 milioni di euro all’anno, e quest’estate hanno aperto una versione in lingua ungherese e una in lingua romena. Il principale problema è che il canone, per ragioni politiche, non è stato adeguato all’inflazione e in termini reali le entrate di BBC si sono ridotte del 37 per cento rispetto agli anni Duemiladieci.