A Putin resta solo Robert Fico in Europa
Senza più Orbán, il primo ministro slovacco è tra i pochi alleati della Russia: in attesa di Marine Le Pen, Roberto Vannacci, AfD in Germania...
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Il 26 ottobre a Mosca si riunirà la commissione intergovernativa per la cooperazione economica e tecnico-scientifica tra Russia e Slovacchia. Non si riuniva dal novembre del 2021, pochi mesi prima che la Russia invadesse l’Ucraina: è un ulteriore avvicinamento alla Russia del primo ministro slovacco Robert Fico, che è rimasto uno dei pochi alleati del regime russo tra i leader dell’Unione Europea. Proprio per questo, la Russia cerca di tenerselo buono, e il più vicino possibile.
Fino a maggio di quest’anno il presidente russo Vladimir Putin poteva contare anche sull’Ungheria di Viktor Orbán. Da primo ministro, Orbán usava il diritto di veto per bloccare o rallentare le sanzioni europee alla Russia e gli aiuti all’Ucraina. Al Consiglio Europeo, l’organo dove siedono i capi di governo dei 27 paesi membri, la maggior parte delle decisioni di politica estera deve infatti essere presa all’unanimità.
Usava spesso il veto anche come forma di ricatto per ottenere esenzioni e poter mantenere le importazioni energetiche che la Russia gli garantiva a prezzo agevolato. Anche la Slovacchia dipende ancora dal gas russo, mentre il resto dell’Unione ha diversificato le fonti di approvvigionamento. Per questo Fico continua a ostacolare le iniziative europee (e non solo) contro la Russia, utilizzando in modo spregiudicato il potere di veto per ottenere concessioni o trattamenti di favore dall’Unione Europea.

Un incontro tra il primo ministro ungherese Viktor Orbán e il primo ministro slovacco Robert Fico, nella capitale slovacca Bratislava il 21 gennaio 2025 (AP Photo/Petr David Josek)
L’ultimo caso ha riguardato il rinnovo semestrale delle ormai estesissime sanzioni europee contro persone ed entità accusate di sostenere il regime russo e la guerra in Ucraina. La Slovacchia chiedeva da tempo di togliere dalla lista delle persone sanzionate due oligarchi vicini a Putin: Alisher Usmanov e Mikhail Fridman. A settembre si sono aggiunte la Francia per Usmanov e il Lussemburgo per Fridman, che hanno bloccato il rinnovo delle sanzioni finché il 22 settembre entrambi non sono stati tolti dalla lista.
A fine settembre la Slovacchia è stata l’unico paese dell’Unione a non firmare l’impegno di Toronto, una dichiarazione con cui 54 tra stati e organizzazioni internazionali hanno promesso di sostenere il ritorno dei bambini ucraini trasferiti in Russia dai territori occupati, dei civili detenuti e dei prigionieri di guerra.
Da quando Fico è tornato al governo nel 2023, la Slovacchia ha anche interrotto gli aiuti militari all’Ucraina e ha deciso di non partecipare al prestito europeo da 90 miliardi di euro per finanziare le spese militari e il bilancio dello stato ucraino.
Fico rivendica un atteggiamento pragmatico – finalizzato a risultati immediati – ma è criticato per la legittimazione che dà a regimi come quello russo. Ad agosto, dopo un bombardamento russo che aveva colpito anche un ospedale pediatrico in Ucraina, Ivan Korčok, responsabile della politica estera di Slovacchia Progressista (il principale partito di opposizione, liberale ed europeista), aveva chiesto a Fico se avesse telefonato a Putin per dirgli di smettere di bombardare i civili, e in caso contrario a cosa servisse il suo buon rapporto con la Russia.

Il primo ministro slovacco Robert Fico parla con il primo ministro bulgaro Rumen Radev durante il Consiglio Europeo di venerdì 16 ottobre 2026 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
Fico sostiene che la sua politica estera sia rivolta «verso tutti e quattro i punti cardinali». È un modo per dire che vuole andare d’accordo con tutti, traendo vantaggio dai rapporti con ciascun paese, ma mostrando una certa fascinazione per quelli autoritari, come la Cina.
Nel 2025 e di nuovo quest’anno è stato l’unico leader dell’Unione ad andare a Mosca per le celebrazioni del 9 maggio, il giorno in cui la Russia festeggia la vittoria nella Seconda guerra mondiale. In entrambe le occasioni ha incontrato Putin.
Fico si vanta di parlare sia con Putin sia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: il 5 novembre i governi slovacco e ucraino si incontreranno a Leopoli, nell’Ucraina occidentale (a queste riunioni l’Ucraina cerca di controbilanciare le iniziative slovacche). Non è l’unica contraddizione: per esempio, anche se ha interrotto gli aiuti militari, Fico non ha vietato le esportazioni di armi dalla Slovacchia, che quindi sono aumentate molto, trascinate dalla domanda dell’Ucraina.
Queste posizioni in politica estera hanno permesso a Fico di tenere insieme la fragile maggioranza parlamentare che sostiene il suo governo, composta dal suo partito populista Smer, da Hlas, il partito fondato dall’attuale presidente slovacco Peter Pellegrini, e dall’SNS, un partito di estrema destra. Sono tre partiti molto diversi tra loro, anche perché i primi due almeno in teoria dovrebbero essere di centrosinistra, ma concordano su una politica estera filorussa e ostile alle istituzioni europee.
È molto difficile comunque che questa maggioranza si confermi dopo le elezioni parlamentari del prossimo anno, anche perché già adesso è abbastanza risicata e i sondaggi danno tutti e tre i partiti in calo rispetto alle elezioni del 2023.
Fico non è l’unico capo di governo dell’Unione Europea che ostacola il sostegno all’Ucraina: il primo ministro bulgaro Rumen Radev, in carica da maggio, ha interrotto gli aiuti militari e a giugno ha messo il veto su nuove sanzioni contro la Russia, mentre il primo ministro ceco Andrej Babiš è contrario a nuovi finanziamenti europei all’Ucraina.
Per il momento però Babiš e Radev, che è alle prese con gli attacchi russi alle navi mercantili al largo delle coste bulgare nel mar Nero, hanno posizioni più accorte e utilitaristiche.
Con le elezioni del 2027, insomma, Putin rischia di perdere anche Fico tra i leader dell’Unione Europea vicini alle sue istanze.
Ha comunque più di qualche speranza di sostituirlo: il partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland espande i consensi a ogni tornata elettorale. Inoltre il prossimo anno si voterà per le parlamentari in Italia, dove Roberto Vannacci sfida la Lega a chi è più filorusso, e soprattutto per le presidenziali in Francia, dove ci sono concrete possibilità che vinca Marine Le Pen. La leader del partito di estrema destra Rassemblement National è sempre stata critica verso il sostegno militare all’Ucraina; in passato il suo partito ricevette un prestito da una banca russa e lei stessa aveva espresso più volte simpatie per il regime di Putin.



