Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la Corte penale internazionale
Nello stesso giorno in cui un'ex giudice della Corte ha vinto il Nobel per la Pace: finora lo avevano fatto solo con i singoli membri
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Venerdì gli Stati Uniti hanno sanzionato per la prima volta l’intera Corte penale internazionale (ICC), il tribunale indipendente che si occupa dei processi per i più gravi crimini internazionali, tra cui genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Finora infatti gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni solo ai singoli membri della Corte, che è stata istituita nel 1998 attraverso un trattato chiamato Statuto di Roma di cui fanno parte 125 paesi, ma non Russia, Cina, Israele e Stati Uniti.
Le sanzioni sono analoghe a quelle già imposte ai giudici della Corte e comportano tra le altre cose il “congelamento” dei beni del tribunale negli Stati Uniti e il divieto di fare transazioni finanziarie con il paese. Saranno completamente effettive solo tra sei mesi, e potrebbero rendere più difficile il pagamento dei dipendenti della Corte, l’accesso ai servizi informatici e il mantenimento delle sue strutture di detenzione.
Negli ultimi anni il governo del presidente statunitense Donald Trump si è scontrato più volte con l’ICC, con cui gli Stati Uniti hanno sempre avuto un rapporto conflittuale. È successo soprattutto dopo che, nel 2024, la Corte emise un mandato d’arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, stretto alleato degli Stati Uniti, e contro l’ex ministro della Difesa di Israele Yoav Gallant, entrambi accusati di crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza. Lo scorso luglio il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva invocato lo smantellamento della Corte, mentre ad agosto ha imposto appunto sanzioni contro i suoi giudici.
Rubio ha annunciato le nuove sanzioni con un video in cui ha definito la Corte un «tribunale canaglia» e l’ha accusata di operare contro gli Stati Uniti.
Le nuove sanzioni sono state annunciate nello stesso giorno in cui il premio Nobel per la Pace è stato assegnato a Navanethem “Navi” Pillay, giudice e giurista sudafricana che ha avuto una lunga carriera nei principali tribunali internazionali, e ha fatto parte anche dell’ICC. Parlando con il segretario del Comitato che le stava annunciando la vittoria del Nobel, Pillay ha citato proprio la situazione della Corte, dicendo che il premio è più ampiamente un riconoscimento per tutte le persone che si occupano di diritti umani e di diritto internazionale, «soprattutto nel clima attuale in cui la Corte Penale internazionale è sotto minaccia».
In una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito si sono detti contrari alla decisione degli Stati Uniti, e hanno ribadito il loro sostegno all’ICC, dicendosi preoccupati dell’impatto che le sanzioni avranno sul lavoro del tribunale. Anche la Commissione europea ha definito «profondamente deplorevole» la decisione degli Stati Uniti e si è augurata che possa ritirarle prima della loro entrata in vigore.



