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  • Venerdì 9 ottobre 2026

Navanethem Pillay ha vinto il Nobel per la Pace

Il premio è stato assegnato alla giudice e giurista sudafricana, per dare un messaggio sull'importanza del diritto internazionale

Navanethem Pillay alla Corte internazionale di giustizia nel 2019
Navanethem Pillay alla Corte internazionale di giustizia nel 2019 (International Court of Justice/Handout/Anadolu Agency via Getty Images)
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Il Comitato per il Nobel a Oslo, in Norvegia, ha assegnato il premio Nobel per la Pace a Navanethem “Navi” Pillay, giudice e giurista sudafricana con una lunga carriera nei tribunali internazionali. Il Comitato ha motivato il premio con la necessità di ricordare l’importanza del diritto internazionale, in un momento in cui è sotto attacco. Di fatto Pillay è stata premiata come simbolo del diritto internazionale, e dei magistrati e delle istituzioni internazionali che cercano di farlo rispettare in un contesto a loro ostile.

Il Comitato si è soffermato sugli sforzi di Pillay «per promuovere la pace e il diritto internazionale». Dal 1999 al 2003 Pillay è stata presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, che indagò sul genocidio degli anni Novanta. Fu indicata per l’incarico dal presidente sudafricano Nelson Mandela, che Pillay affiancò nella lotta all’apartheid e assistette come avvocata durante i suoi 27 anni in carcere. Fu una delle prime avvocate non bianche in Sudafrica e, in questo ruolo, nel 1973 vinse una battaglia legale per garantire ai prigionieri politici, tra cui Mandela, il diritto ad avere avvocati.

La vicinanza a Mandela, che a sua volta vinse il Nobel per la Pace nel 1993, è stata molto citata durante il discorso di Jørgen Watne Frydnes, il presidente del Comitato per il Nobel. Inoltre, dal 2008 al 2014 Pillay è stata alta commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, a capo del principale ufficio che si occupa di promuovere e proteggere i diritti umani. Dal 2021 al 2025 è stata presidente della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati.

Dal 2003 al 2008 Pillay è stata una giudice della Corte penale internazionale (ICC), il tribunale internazionale che a sua volta era considerato uno dei papabili vincitori del Nobel di quest’anno. Frydnes ha contestualizzato così il premio: «Oggi, mentre questi giudici sono sottoposti a sanzioni e le loro istituzioni attaccate, abbiamo bisogno di persone con coraggio, visione e determinazione: qualità che Navi Pillay dimostra nel suo lavoro».

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Negli ultimi anni il governo degli Stati Uniti si è scontrato più volte con la Corte, con cui ha sempre avuto un rapporto conflittuale (non ne riconosce la giurisdizione). È successo soprattutto dopo che nel 2024 la Corte emise un mandato d’arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, stretto alleato degli Stati Uniti, e contro l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi a Gaza. A luglio del 2026 il segretario di Stato americano Marco Rubio ha invocato lo smantellamento della Corte e ad agosto ha imposto una serie di sanzioni contro i suoi giudici. 

Il video della cerimonia col discorso di Frydnes

Frydnes ha detto anche che il Comitato non era ancora riuscito a mettersi in contatto con Pillay per avvisarla della vittoria, una cosa che in realtà non è così rara, quantomeno in altre categorie. «Se riceve la chiamata di un numero norvegese, per favore risponda», ha detto Frydnes durante la conferenza. Almeno la notizia deve averla raggiunta: Agnès Callamard, segretaria dell’ong Amnesty International, ha pubblicato sui social un video in cui Pillay viene applaudita nella sede di una fondazione.

Anche quest’anno, quindi, il Nobel per la Pace non è andato al presidente statunitense Donald Trump, che non ha mai nascosto l’ambizione di riceverlo ed era tornato sull’argomento anche in questi giorni. Nel 2025 era stato assegnato alla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, che per andarlo a ritirare fuggì dal Venezuela, dove viveva in clandestinità per sfuggire alla repressione del regime. Qualche tempo dopo Machado consegnò la medaglia del premio a Trump per tenerlo dalla sua parte, ma da allora è rimasta tagliata fuori dalla transizione di potere orchestrata dagli Stati Uniti dopo la cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro.

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