In che stato è la scuola francese?
Cade un po' a pezzi e non ci sono soluzioni facili, soprattutto nelle periferie: qualche numero per capire meglio le proteste di questi giorni
di Ginevra Falciani
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Con le grandi proteste in corso da due settimane in Francia gli studenti stanno chiedendo più insegnanti, giornate più corte e meglio organizzate, più fondi per ristrutturare gli edifici scolastici che cadono a pezzi, specialmente nelle periferie e nei sobborghi delle grandi città, e un sistema di accesso all’università diverso da quello attuale, creato nel 2018 e molto criticato. Alcune di queste richieste corrispondono a quelle, decennali, degli studenti e dei sindacati della scuola in Italia; altre sono specifiche del contesto francese.
Lo stato degli edifici scolastici francesi è simile a quello delle scuole italiane, quindi non buono, anzi pessimo per alcuni casi. I licei francesi hanno in media 61 anni, mentre gli istituti professionali sono ancora più vecchi, in media 71 anni. Solo il 15 per cento di tutti gli edifici scolastici è stato costruito o ristrutturato dopo il 2015. Questo anche perché nel sistema francese la ristrutturazione degli edifici scolastici non spetta al ministero dell’Istruzione, il cui budget negli ultimi anni è aumentato, ma alle amministrazioni locali, che devono decidere di anno in anno come allocare i fondi a loro disposizione, e questi in molti casi sono sempre meno.
Gli istituti scolastici più fatiscenti sono spesso nei sobborghi delle grandi città, le cosiddette banlieue, dove vivono soprattutto persone migranti o francesi di terza o quarta generazione e dove povertà e disoccupazione sono diffuse. È proprio qui che è iniziata la protesta. Il primo liceo a essere occupato è stato il Saint-Exupéry di Créteil, a sud-est di Parigi, dove a metà settembre gli studenti si erano uniti a uno sciopero degli insegnanti che chiedevano l’assunzione di un nuovo infermiere scolastico, più docenti e più fondi per ristrutturare la scuola.
Alla fine di settembre il centro della protesta era diventato il liceo Paul Éluard di Saint-Denis, a nord di Parigi, dove dal 2023 alcuni studenti pubblicavano video e foto delle condizioni in cui si trova l’edificio su un profilo X: nella scuola ci sono topi e scarafaggi anche all’interno delle classi, manca l’acqua corrente in alcuni bagni, alcuni soffitti sono crollati e ci sono perdite d’acqua in diverse parti della struttura. Il liceo Paul Éluard si trova nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, uno dei più poveri della Francia.
In merito alla carenza degli insegnanti, la Francia si trova, come molti altri paesi europei, in un momento di crescita demografica sempre più lenta, che porta ogni anno a una diminuzione del corpo studentesco: ci si aspetta che nel 2035 ci saranno 1,7 milioni di bambini in meno a scuola rispetto a oggi. A lungo termine, questo richiede una diminuzione del numero degli insegnanti, che infatti sta avvenendo: per l’anno prossimo lo Stato francese prevede 3.257 posti di lavoro in più nel settore scolastico, ma sono quasi tutti per infermieri o insegnanti di sostegno. Gli insegnanti assunti a tempo indeterminato saranno 1.500 in meno.
Però gli studenti che sono al liceo ora, e che stanno partecipando alle proteste, sono quelli nati intorno al 2010, che per la Francia ha rappresentato il picco di crescita demografica degli ultimi anni, prima del rallentamento. Gli studenti che entrano nel sistema scolastico alle elementari sono sempre meno, ma nei licei le classi sono spesso sovraffollate, anche perché la mancanza di insegnanti porta ad accorparle.
Nel 2023 in Francia la media degli studenti per classe alle medie era di 25,8 e di 30 nei licei, contro una media di 23 per le classi di 15enni nei paesi dell’OECD. Nelle banlieue, le classi del liceo raggiungono anche i 36 alunni.
Gli insegnanti in Francia sono comunque così pochi che anche accorpare le classi non basta a risolvere la situazione. Secondo i dati del ministero dell’Istruzione per il 2024 e il 2025, pubblicati nel 2026, il 9,8 per cento delle ore di insegnamento non è stato assicurato nella scuola pubblica di secondo grado, di cui il 7,5 per cento per la mancanza di insegnanti. Il volume delle assenze di lunga durata dei professori (oltre 15 giorni) rimaste senza una sostituzione è raddoppiato tra il 2018 e il 2024.
Secondo l’ultimo rapporto PISA dell’OECD, riferito al 2023, che valuta le competenze degli alunni 15enni in 38 paesi, il 45 per cento degli intervistati in Francia ha detto che la sua esperienza scolastica è stata danneggiata dalla mancanza di insegnanti, contro una media del 39 per cento negli altri paesi e del 31 per cento in Italia.

Un cartello durante la manifestazione del 6 ottobre a Parigi che dice «Prof e allievi, stessa battaglia» (ANSA/Antonin Burat/Le Pictorium Agency via ZUMA Press)
Questo problema è di nuovo più presente nelle periferie: all’inizio delle proteste il deputato Bastien Lachaud del partito di sinistra radicale La France insoumise chiese se il governo potesse confermare le stime del 2019 fornite dall’organizzazione dei genitori FCPE, secondo cui gli studenti della Seine-Saint-Denis avevano perso il 20 per cento delle ore di lezione perché gli insegnanti erano assenti e non erano stati sostituiti. Il ministero dell’Istruzione disse di non poter confermare questa stima. Tra il 2005 e il 2025 la popolazione degli studenti iscritti alle scuole medie o superiori è diminuita del 2 per cento a livello nazionale, ma è aumentata del 14 per cento a Seine-Saint-Denis.
In Francia già esiste un programma pubblico che ha l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze fra le scuole: quelle che vengono classificate come REP o REP+ (un acronimo che sta per “rete di istruzione prioritaria”) hanno accesso a più fondi che possono usare, per esempio, per assumere nuovi insegnanti e fare classi più piccole.
La maggior parte delle scuole classificate come tali si trova nuovamente nelle banlieue, che però secondo diverse analisi ricevono comunque meno fondi di quanti ne avrebbero bisogno: nel 2018 la Corte dei conti francese constatava che il programma «non riusciva a ridurre i divari di rendimento rispetto agli studenti delle scuole medie non inseriti nel sistema di istruzione prioritaria», cioè quelli nelle scuole dei quartieri più privilegiati.
Un altro problema, meno citato ma analizzato recentemente da Mediapart, riguarda il livello di anzianità e il tipo di contratto degli insegnanti, che varia molto fra la periferia e il centro città. A livello nazionale, la percentuale di docenti con più di otto anni di anzianità di servizio raggiunge il 50 per cento, ma a Seine-Saint-Denis è del 37 per cento; il 28 per cento invece ha meno di due anni di anzianità. Il 32 per cento dei docenti in servizio a Seine-Saint-Denis inoltre ha meno di 35 anni, contro il 10 per cento a Parigi, e il 18 per cento non è di ruolo, ma a contratto, contro una media nazionale del 20 per cento (che dieci anni fa era del 3 per cento).
Come risultato, secondo il rapporto PISA, la differenza di estrazione socioeconomica in Francia pesa di più della media degli altri paesi nella riuscita scolastica degli studenti.

Studenti in protesta davanti al liceo Paul-Éluard di Saint-Denis, il 30 settembre del 2026 (ANSA/Raphael Lafargue/ABACAPRESS.COM)
Un altro problema molto citato dagli studenti è il numero di ore di lezione, e soprattutto della loro organizzazione. A differenza dell’Italia, dove tutti gli studenti in un liceo seguono le stesse materie e terminano le lezioni subito dopo pranzo, in Francia ogni studente ha un programma potenzialmente diverso.
Il liceo si divide in tre anni: nel primo anno tutti gli studenti seguono le stesse materie, ma successivamente il monte ore di queste materie diminuisce per fare spazio ad altri tre corsi a scelta, che servono a far specializzare lo studente o la studentessa negli ambiti che ritiene più affini ai suoi interessi. Il problema è che questa organizzazione lascia spesso buchi fra una lezione e l’altra, un po’ come all’università,e gli studenti hanno giornate scolastiche che iniziano alle 8 e finiscono alle 18.

Manifestanti durante il corteo a Parigi del 6 ottobre del 2026 (Veronique de Viguerie/Getty Images)
Per migliorare questa situazione generale gli studenti chiedono molti più fondi per la scuola. La Francia spende più dell’Italia nell’istruzione primaria e secondaria, ma non tanto di più che altri paesi. Secondo l’ultimo rapporto PISA, nel 2023 la Francia aveva speso l’equivalente del 3,4 per cento del suo PIL per l’istruzione, contro il 2,7 dell’Italia. Era un dato superiore alla media OECD, del 3,1 per cento. La spesa per l’istruzione rapportata non al PIL ma alla spesa pubblica, però, è inferiore alla media: rispettivamente 6 e 5,1 per cento contro una media OECD del 7,2 per cento.
Per il 2027, il governo francese prevede di allocare al ministero dell’Istruzione 64 miliardi di euro, contro i 62,8 miliardi del 2026. È uno dei pochi ministeri ad avere un budget superiore a quello dell’anno corrente, in un momento in cui il governo francese cerca di tagliare il più possibile per diminuire la sua spesa pubblica, che secondo l’Unione Europea è eccessiva. Tuttavia, l’82 per cento di questi fondi serve già a pagare gli stipendi degli insegnanti e nei restanti non sono compresi i soldi che servirebbero per migliorare lo stato degli edifici scolastici francesi, che come dicevamo compete alle amministrazioni locali.



