Gli arresti affollati e caotici del leader dell’opposizione in India
Nelle grandi proteste contro il governo di Modi sono diventate virali le immagini di Rahul Gandhi portato via di forza dalla polizia
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Da settimane in India ci sono proteste quotidiane contro la decisione della commissione elettorale di cancellare dalle liste elettorali 130 milioni di persone: le opposizioni sostengono che sia stata una mossa voluta dal primo ministro nazionalista Narendra Modi per ottenere un vantaggio elettorale. Fra i partecipanti alle proteste c’è quasi sempre Rahul Gandhi, leader dell’opposizione, che è stato arrestato tre volte in due giorni, fra martedì e mercoledì. Tecnicamente sono dei “fermi di polizia”: Gandhi viene portato in una stazione di polizia e viene registrata una denuncia per varie ipotesi di reato. Poi viene rilasciato.
Gli ultimi fermi sono stati caotici, compiuti con una certa dose di violenza e in mezzo alla folla. Il video di un fermo di pochi giorni fa è diventato virale per l’eccezionalità della scena: si vede Gandhi che viene trascinato dentro un bus sopra una moltitudine di persone, oppone resistenza, si aggrappa a un finestrino e viene infine spinto dentro.
In un’altra occasione, caricato su un mezzo della polizia, ha cercato di uscire dal finestrino ed è stato bloccato.

Rahul Gandhi cerca di uscire da un furgone della polizia il 6 ottobre 2026 (AP Photo)
Rahul Gandhi è uno dei leader dell’Indian National Congress, partito di centrosinistra che ha governato in India per decenni, quasi ininterrottamente dal 1947 al 1996, e poi di nuovo fra il 2004 e il 2014, prima dell’ascesa di Narendra Modi. È anche l’erede di una dinastia politica (che non ha relazioni con il più famoso Mahatma Gandhi): con lui alle proteste c’è la sorella Priyanka Gandhi Vadra, altra figura di spicco del partito, anche lei fermata con metodi bruschi due volte.
I Gandhi e il Congress stanno partecipando alla prima vera stagione di proteste contro Modi, il suo governo e il suo partito, il Bharatiya Janata Party (BJP), nazionalista, induista e di destra.

Il momento precedente a uno degli arresti, il 7 ottobre 2026: al centro Rahul e Priyanka Gandhi (REUTERS/Adnan Abidi)
Al centro delle proteste c’è il presidente della commissione elettorale, Gyanesh Kumar: a partire dall’estate del 2025 ha guidato una revisione straordinaria degli elenchi elettorali, che ufficialmente aveva l’obiettivo di cancellare persone morte rimaste negli elenchi, trasferire quelle che avevano cambiato stato e correggere errori. Dopo la revisione, su un totale di 970 milioni di persone presenti nelle liste, 134 milioni sono state cancellate: possono richiedere di essere inserite, ma con un processo complicato e lungo. Sono perlopiù appartenenti alle classi più povere e non indù, in maggioranza musulmani.
Le proteste sono guidate sia dalle opposizioni parlamentari che dal Cockroach Janta Party, il Partito popolare degli scarafaggi: non è in realtà un vero partito – almeno per ora – ma un movimento nato online che ha un enorme seguito fra i giovani indiani. Le proteste erano cominciata a maggio quando gli Scarafaggi avevano saputo raccogliere il malcontento degli studenti per la gestione di alcuni esami pubblici: due mesi dopo il ministro dell’Istruzione era stato costretto a dimettersi.
Le due anime della protesta non sempre sono coordinate: opposizione parlamentare e giovani del CJP fanno spesso manifestazioni separate, contemporanee ma in città diverse.

Rahul e Priyanka Gandhi alla protesta del 6 ottobre 2026 (Photo by Ritesh Shukla/Getty Images)
Rahul Gandhi e il Congress stanno cercando di intercettare il malcontento dei giovani indiani per le ridotte possibilità di trovare un lavoro qualificato, per la corruzione e l’inefficienza del governo, anche con una serie di incontri organizzati in tutta l’India. Ma le opposizioni da tempo denunciano anche irregolarità nelle ultime elezioni, sia statali che nazionali: Gandhi in queste proteste ha accusato Gyanesh Kumar di essere uno «strumento delle truffe elettorali» di Modi.
I leader delle opposizioni hanno annunciato che continueranno a protestare fino a quando Kumar non lascerà l’incarico e nuove manifestazioni non autorizzate sono in programma ogni giorno. Gandhi dice di avere 45 denunce e di considerarle «come altrettante medaglie: voglio arrivare a 100, ma anche dopo continuerò a difendere la Costituzione».
Le opposizioni sostengono che i metodi con cui vengono fermate le proteste siano un segno di quanto in India ci sia sempre meno spazio per il dissenso. Accusano per la repressione non solo Modi, ma anche il suo potente ministro dell’Interno Amit Shah, considerato un suo possibile successore.

L’arresto di Priyanka Gandhi Vadra, il 7 ottobre 2026 (AP Photo/Manish Swarup)
Modi governa in India dal 2014, in modo sempre più autoritario: nel 2024 il suo partito ha avuto un risultato inferiore alle attese nelle elezioni parlamentari (che ha comunque vinto), ma da allora ha invece ottenuto una serie di risultati elettorali molto positivi nelle elezioni statali in varie parti dell’India. Le proteste innescate dai giovani Scarafaggi a maggio sono state la più consistente espressione di dissenso da quando Modi è primo ministro: in India oltre 360 milioni di persone hanno fra i 15 e i 29 anni e spesso il miglioramento dei dati macroeconomici del paese non ha portato a un miglioramento delle loro condizioni economiche.
Il governo ha risposto alle proteste di inizio estate prima cercando di reprimerle, poi facendo delle concessioni. Dopo questa nuova serie di manifestazioni il BJP ha invece accusato le opposizioni di voler creare «un clima di anarchia» all’interno del paese. Il partito degli Scarafaggi giovedì ha detto che oltre 1.000 suoi volontari erano stati arrestati o fermati prima che potessero prendere parte a delle manifestazioni.



