In India decine di milioni di persone sono sparite dalle liste elettorali
A causa di una revisione straordinaria degli elenchi molto criticata: le opposizioni sostengono che c'entri il primo ministro Modi
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In India 134 milioni di persone sono state cancellate dalle liste elettorali in 30 stati in seguito a una revisione straordinaria degli elenchi. Molte sono ancora in tempo per chiedere di essere reinserite, ma l’operazione ha sollevato molte critiche per il modo in cui è stata condotta. Le opposizioni hanno accusato il governo di Narendra Modi di aver sfruttato la revisione per togliere il diritto di voto a persone appartenenti per lo più a classi più povere e ai non indù, e ottenere così un vantaggio elettorale.
Modi è infatti il leader del Bharatiya Janata Party, nazionalista e induista, che negli ultimi anni ha adottato politiche per favorire proprio gli induisti e discriminare soprattutto la minoranza di religione musulmana.
La revisione delle liste elettorali è una cosa abituale. Si fa in ogni paese che organizza elezioni e in India è obbligatoria prima di ogni voto. Serve a cancellare gli elettori defunti, spostare quelli che si sono trasferiti altrove e aggiungere chi ha appena ottenuto il diritto al voto. In Italia per esempio se ne occupano i comuni attraverso l’anagrafe, ma in India non è un registro altrettanto affidabile.
Nell’estate del 2025 la Commissione elettorale indiana aveva avviato una revisione straordinaria in vista delle successive elezioni statali. Rispetto a quelle ordinarie i controlli erano stati più approfonditi. Milioni di elettori avevano ricevuto un modulo da compilare e restituire con i documenti richiesti, e c’erano stati controlli casa per casa.

Una stazione dei treni a Mumbai, gennaio 2024 (AP Photo/Rafiq Maqbool)
Il fatto che alcune zone del paese siano difficilmente raggiungibili aveva reso difficile l’intera operazione. La Commissione elettorale aveva avuto a disposizione tre mesi, la metà di quelli impiegati nel 2003: i funzionari del Bihar, lo stato da cui è partita la revisione, erano stati i primi a lamentarsi dei tempi troppo stretti e delle procedure confuse, che avevano causato molti errori e ricorsi.
C’erano stati molti casi di persone escluse dalle liste perché risultavano “defunte” anche se erano vive, per un’incongruenza nell’ortografia del nome o perché non erano riuscite a trovare in tempo i documenti richiesti. Chi non restituiva il modulo veniva escluso automaticamente, e per essere reinserito doveva fare domanda. Se questa veniva respinta, poteva fare ricorso.
Nel Bengala Occidentale per esempio il 93 per cento dei ricorsi esaminati si è concluso con il reinserimento nelle liste elettorali. Non tutti però hanno vinto il ricorso in tempo per le elezioni, che si sono tenute a maggio del 2026. Il partito di Modi ha ottenuto il 70 per cento dei seggi nel parlamento dello stato, e un’analisi del voto fatta dal sito di notizie indiano Scroll ha trovato una forte correlazione tra le cancellazioni e i risultati: nelle circoscrizioni in cui gli elettori si sono ridotti di più, il BJP è andato meglio.
Non tutti in India possono permettersi di presentare la domanda o fare ricorso ed è per questo che la revisione è stata di fatto un ostacolo per le classi più povere ed emarginate. A essere colpite sono state anche le minoranze, come quella degli indiani musulmani, che in India sono il 14 per cento della popolazione.
Modi non ha mai nascosto di voler trasformare l’India da paese laico a paese induista, e sul nazionalismo indù e gli attacchi contro i musulmani indiani basa buona parte della sua retorica politica. Anzi, aveva apertamente parlato della revisione straordinaria come un modo per tenere fuori dalle liste quelli che chiama gli «infiltrati», cioè i musulmani che vivono in India senza documenti. Modi ha accusato le opposizioni di approfittare dell’inattendibilità dei registri per farle votare comunque contro il suo partito.
Il politologo indiano Ashutosh Varshney su The Print ha paragonato questa revisione ai metodi usati negli Stati Uniti per escludere gli afroamericani dal voto.

Un cartonato di Narendra Modi, giugno 2024 (AP Photo/Manish Swarup)
Mercoledì il quotidiano Indian Express ha pubblicato un’inchiesta che solleva altri dubbi sulla correttezza delle procedure: racconta come una parte della Commissione avesse espresso perplessità sui processi senza essere ascoltata. Due commissari su tre avrebbero presentato almeno 14 reclami scritti in dieci mesi, ma la procedura sarebbe stata portata avanti comunque dal presidente della Commissione, Gyanesh Kumar.
Venerdì un avvocato ha presentato un ricorso alla Corte Suprema indiana contro le cancellazioni, chiedendo anche l’avvio di un procedimento penale contro Kumar.



