Le differenze tra il caso del gioielliere graziato e quello di Roggero
Guido Gianni ha passato già molto tempo in carcere, e la sua domanda di grazia ha seguito le normali procedure
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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso una grazia parziale a Guido Gianni, un gioielliere di Nicolosi, in provincia di Catania, condannato a 12 anni e 4 mesi per aver ucciso due rapinatori nel 2008. La sua storia è stata paragonata subito a quella di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato per un caso simile e per cui la Lega chiede da mesi la grazia. Pur avendo alcune somiglianze, tra le vicende ci sono delle differenze sostanziali, innanzitutto nel modo in cui la procedura di grazia di Gianni è avvenuta e nel periodo di pena scontato.
Gianni ha 66 anni e ha già scontato cinque anni e tre mesi. Con la grazia parziale gli restano meno di quattro anni da scontare. Sotto questa soglia il tribunale di sorveglianza può concedergli l’affidamento in prova ai servizi sociali: è una misura alternativa al carcere, con cui il condannato può vivere fuori e seguire un programma controllato dagli assistenti sociali. Mattarella ha esplicitato e quindi suggerito questa possibilità nell’annuncio della grazia. Gianni ora è ai domiciliari perché ha dei problemi di salute, un’altra delle ragioni che hanno motivato la procedura di grazia.
Il 18 febbraio 2008 tre uomini entrarono nella gioielleria che Gianni gestiva con la moglie, Maria Angela Distefano. Gianni era nel retrobottega. I rapinatori picchiarono la moglie e la minacciarono con una pistola: si scoprì poi che era un giocattolo, ma non aveva il tappo rosso che permette di riconoscere le armi finte. Gianni aveva una pistola regolarmente detenuta. Sparò prima due colpi in aria, poi contro i rapinatori: uccise Davide Laudani e Sebastiano Catania, che avevano 21 anni, e ferì il terzo, Fabio Pappalardo. Secondo i giudici, Laudani e Catania furono colpiti alla schiena mentre scappavano. Per questo a Gianni non fu riconosciuta la legittima difesa.
Al processo gli avvocati chiesero l’assoluzione. Sostennero che Gianni non fosse in grado di intendere e di volere per lo shock e che per questo si dovesse applicare la legittima difesa nella formulazione introdotta dalla riforma del 2019, quella che tiene conto del “grave turbamento” di chi si difende in casa propria o nel suo negozio. Il pubblico ministero chiese 17 anni di reclusione, il giudice condannò Gianni a 13 anni, pena ridotta a 12 anni e 4 mesi in appello.
Mario Roggero è stato condannato a 14 anni e 9 mesi per una vicenda simile. Il 28 aprile 2021 uccise a colpi di pistola due rapinatori che avevano appena derubato il suo negozio a Grinzane Cavour. Durante le indagini Roggero sostenne di avere sparato per legittima difesa durante un tentativo di rapina. Si scoprì però che li aveva inseguiti e che aveva sparato loro quando già si trovavano lontano dal negozio, in fuga.
La procedura per ottenere la grazia stabilisce che la domanda deve essere presentata dal condannato, da un familiare o dal suo avvocato al ministero della Giustizia, che raccoglie le informazioni, tra cui il parere del magistrato di sorveglianza, e poi trasmette la pratica alla presidenza della Repubblica. Per Gianni la procedura è stata seguita in questo modo: la domanda è arrivata a Mattarella con il parere favorevole del magistrato di sorveglianza e del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Per prassi, dopo averle esaminate, Mattarella acconsente alle domande di grazia quando hanno già ricevuto questa doppia approvazione.
Nel caso di Roggero, invece, Nordio ha avviato l’istruttoria di sua iniziativa, prima della presentazione della domanda. In quell’occasione Mattarella ha convocato Nordio per precisare i limiti dei poteri del ministro della Giustizia e per ribadire che solo il presidente della Repubblica ha il potere di concedere la grazia. Quell’iniziativa, poi, non ha avuto più alcun seguito.
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C’è poi la questione del tempo, perché Gianni ha scontato più di cinque anni, quasi metà della pena. Roggero invece è detenuto da meno di tre mesi. Concedere la grazia subito dopo una condanna definitiva è una cosa su cui la presidenza della Repubblica è sempre stata cauta. Come ha ricordato Concetto Vecchio su Repubblica, nel 2008 l’allora presidente Giorgio Napolitano spiegò che concedere la grazia all’ex funzionario di polizia Bruno Contrada poco tempo dopo la sentenza della Cassazione sarebbe diventato una specie di quarto grado di giudizio.
L’ultima differenza riguarda il pentimento. Gianni si è sempre detto pentito di aver ucciso i rapinatori, Roggero invece ha detto più volte che rifarebbe quello che ha fatto. Soltanto poco prima di entrare in carcere ha detto ai giornalisti di essere pentito e di aver reagito solo per paura. Inoltre, come scrive La Sicilia nella cronaca del processo, subito dopo la condanna di primo grado Gianni disse di voler rispettare la decisione dei giudici e di non voler fare appello, per cambiare idea solo successivamente.
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