Per tenere aperta la pista da bob di Cortina servono 800mila euro all’anno

Il comune conta di recuperarli dagli incassi di altre attività, che per ora sono ferme

La pista da bob di Cortina d'Ampezzo durante le Olimpiadi invernali
La pista da bob di Cortina d'Ampezzo durante le Olimpiadi invernali (Daniel Kopatsch/VOIGT/GettyImages)
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La pista da bob di Cortina d’Ampezzo, demolita e ricostruita per le Olimpiadi invernali del 2026 dopo anni di contestazioni e ritardi, ha bisogno di molti soldi per rimanere aperta: un’analisi fatta dalla società di consulenza KPMG per conto della Regione Veneto stima che le spese annuali superino di 800mila euro le entrate.

La vecchia pista era chiusa dal 2008 proprio perché costava troppo mantenerla. Quando si decise di abbatterla e ricostruirla, il Comitato olimpico internazionale (CIO) consigliò di spostare le gare all’estero per evitare uno spreco di soldi e per non impattare sull’ambiente. Il governo e la Regione Veneto decisero comunque di demolirla e costruirne una nuova pagata dallo Stato attraverso Simico, la società pubblica che ha realizzato le opere delle Olimpiadi. Dai 60 milioni di euro previsti inizialmente si è passati in poco tempo a 118 milioni di euro.

Diversi comitati civici locali e associazioni ambientaliste hanno sempre sostenuto che fosse sbagliato investire così tanti soldi e abbattere decine di alberi e piante per uno sport praticato da pochissime persone. Secondo la Regione, e in particolare secondo l’allora presidente Luca Zaia, la pista da bob si sarebbe mantenuta senza problemi. «È una pista iconica, si potrà candidare a molti eventi, dalle Olimpiadi giovanili ai Mondiali, sarà oggetto di visita da parte degli atleti di tutto il mondo: non solo bob, ma anche slittino e skeleton. Prevediamo un utilizzo anche estivo, per tutti i cittadini, non solo gli sportivi», disse Zaia all’inizio del 2024, due anni prima delle Olimpiadi.

Il piano economico finanziario analizzato dalla società KPMG dice il contrario. Secondo i dati contenuti nel documento, ottenuto dal consigliere regionale del Partito Democratico Alessandro Del Bianco, nel 2027 la pista incasserà direttamente 527mila euro: circa 292mila dagli allenamenti delle squadre di bob, skeleton e slittino, con discese pagate tra 35 e 60 euro; 106mila dalle discese turistiche sul cosiddetto “taxi bob”, il bob guidato da un pilota esperto con passeggeri paganti a bordo; 115mila da sponsorizzazioni e da un contributo della FISI, la Federazione italiana sport invernali; poco meno di 14mila euro, infine, dalle due gare ufficiali in programma.

Il piano stima spese per 1,33 milioni di euro. La voce più consistente – quasi 490mila euro all’anno – riguarda l’energia elettrica che serve soprattutto a tenere ghiacciato il percorso. Poi ci sono quasi 368mila euro per il personale tecnico, tra cui un caposquadra e dieci addetti al ghiaccio per cinque mesi all’anno, 126mila per il personale amministrativo, circa 200mila per servizi come ambulanze, assicurazioni e pubblicità. Altri 149mila euro sono stati inseriti per manutenzioni e imprevisti.

Il risultato è un passivo di 805mila euro nel 2027, che con l’inflazione cresce fino a 889mila nel 2032: sui sei anni analizzati dal piano fanno circa 5 milioni di euro. KPMG scrive in modo esplicito che la pista genera costantemente un risultato negativo perché i ricavi sono «sensibilmente inferiori» ai costi. In particolare le stime sulle spese energetiche sono ottimistiche perché tengono conto dei prezzi di alcuni mesi fa.

Per il comune di Cortina l’unico modo per pareggiare i conti è generare incassi da altre attività, chiamate “legacy”, ovvero le eredità delle Olimpiadi: sono immobili e impianti realizzati o ristrutturati con i fondi dei Giochi olimpici. Il primo piano economico finanziario presentato nel 2025 prevedeva solo due “legacy”, che con l’aggiornamento sono passate a sei: il complesso immobiliare dell’ex Panificio comunale, un’area commerciale in piazza Mercato, una foresteria per gli atleti, un bar, un ristorante e la cabinovia Apollonio-Socrepes.

Il piano fa affidamento soprattutto sulle entrate della cabinovia, stimate in 294mila euro nel 2027. È però un impianto che ha già avuto molti problemi: è stato costruito su un’area notoriamente franosa e infatti il cantiere è rimasto bloccato a lungo a causa di una frana caduta nel settembre del 2025. L’apertura era prevista per le Olimpiadi, ma i lavori sono finiti solo poche settimane fa e ora si pensa di farlo entrare in funzione l’8 dicembre, tra l’altro con una capienza dimezzata rispetto ai piani iniziali.

Anche l’utilizzo dell’ex Panificio comunale ha generato polemiche. Il comune affitterà nove appartamenti a canoni che vanno da 700 a 2.300 euro al mese. Roberta De Zanna, consigliera comunale di opposizione, ha detto che non è giusto usare quelle case per finanziare la pista da bob, in un paese dove insegnanti e personale sanitario faticano a trovare un alloggio a causa dei prezzi alti. Ci sono dubbi anche per il resto delle attività che dovrebbero compensare le perdite: la fine dei lavori per la foresteria è fissata per giugno 2027 con ricavi previsti dal 2028, il ristorante non è stato ancora allestito, così come il bob bar.

Resta un punto importante da chiarire, ovvero chi pagherà le eventuali perdite, se il comune di Cortina o la Regione Veneto. «Non è ancora chiaro come saranno gestiti questi costi, resta il fatto che la Regione ci ha messo la faccia su questo progetto», dice Del Bianco, consigliere regionale del PD. «Trovo anche molto discutibile usare tutte le entrate generate da altre attività per tenere in piedi, forse, la pista da bob».

Il Post ha contattato il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi e l’assessore ai Lavori pubblici e allo Sport Giorgio Da Rin, ma finora non è stato possibile avere un loro commento.

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