La Commissione europea ha approvato la clausola di salvaguardia per la difesa e l’energia richiesta dall’Italia

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il 2 ottobre 2026 (ANSA/ANGELO CARCONI)
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il 2 ottobre 2026 (ANSA/ANGELO CARCONI)

La Commissione europea ha approvato la clausola di salvaguardia nazionale per l’energia e la difesa che il governo italiano aveva chiesto a settembre. Il Consiglio dell’Unione Europea, l’organo composto da un rappresentante del governo di ogni Stato membro, avrà un mese di tempo per approvarla definitivamente.

La scorsa settimana il governo italiano ha approvato due importanti documenti di programmazione economica in cui prevede di aumentare il deficit, cioè quanto lo Stato spende più di quanto incassa ogni anno, di circa 28 miliardi per il prossimo biennio utilizzando la clausola. Questi soldi saranno ripartiti equamente nei due anni, 14 nel 2027 e 14 nel 2028 (cioè 0,6 per cento del PIL in entrambi gli anni), divisi tra 7 per investimenti in difesa e 7 per investimenti in energia. In questo modo il governo prevede di utilizzare la clausola per l’energia al massimo di quello che gli è consentito, e solo in parte quella per le spese di difesa.

Sono soldi che l’Italia è autorizzata a prendere in prestito senza sforare i vincoli europei. La clausola, chiamata nel gergo escape clause, consente infatti agli Stati di indebitarsi oltre i limiti previsti dal Patto di stabilità europeo, e quindi di avere un deficit fino al 4,5 per cento del PIL all’anno per quattro anni, – invece che fino al 3 – a patto di destinare quelle risorse a programmi di difesa. Era stata introdotta nel 2025 inizialmente con il piano di riarmo europeo, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. A giugno, data la crescente crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente, la Commissione europea ha poi stabilito che lo 0,3 potrà essere dirottato verso investimenti nel settore energetico, nel triennio tra il 2026 e il 2028, con un limite complessivo nei tre anni dello 0,6 per cento del PIL.