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  • Martedì 6 ottobre 2026

Oggi la Federcalcio rischia il commissariamento

Il CONI deve decidere se Giovanni Malagò poteva diventare presidente della FIGC, e se nel caso può esserne il nuovo commissario

Giovanni Malagò all'assemblea della FIGC per l'elezione del nuovo presidente, Roma, 22 giugno 2026 (Augusto Casasoli/Foto A3/Contrasto)
Giovanni Malagò all'assemblea della FIGC per l'elezione del nuovo presidente, Roma, 22 giugno 2026 (Augusto Casasoli/Foto A3/Contrasto)
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Dalle 13 di oggi, martedì 6 ottobre, si saprà se la FIGC, la federazione calcistica italiana (anche nota come Federcalcio), sarà commissariata dal CONI, il Comitato olimpico nazionale, di cui è la federazione affiliata più ricca e importante. Gira tutto intorno a Giovanni Malagò, ex presidente del CONI e attuale presidente della FIGC, che potrebbe diventarne il nuovo commissario straordinario e poi di nuovo presidente dopo le nuove elezioni che, da commissario e magari come unico candidato, convocherebbe.

Malagò ha 67 anni: è stato presidente del CONI dal 2013 al 2025 e lo è della FIGC da giugno, eletto con il 68,5 per cento dei voti. Il CONI voterà il commissariamento della FIGC perché quando Malagò si candidò – sostenuto da molte aree del calcio italiano – non era uno dei circa 1,5 milioni di tesserati della Federcalcio.

Malagò fu eletto dopo che per la terza volta di fila l’Italia non era andata ai Mondiali e la questione sul suo tesseramento nasce dal ricorso dell’avvocato ed ex calciatore Renato Miele, la cui candidatura era stata respinta in quanto non sostenuta da alcuna lega o associazione facente parte della FIGC, che è un requisito per candidarsi.

Il mancato tesseramento è però un pretesto, visto che almeno due ex presidenti della FIGC, Gabriele Gravina e Giancarlo Abete, lo sono stati per anni pur senza esserne tesserati. La questione riguarda in realtà relazioni, interessi, dinamiche e meccanismi di potere tra politica, CONI e FIGC.

Alle 13 il commissariamento sarà votato dalla Giunta del CONI. Se la Giunta dovesse votare per il commissariamento, alle 14 seguirà un voto del Consiglio nazionale. La Giunta è l’organo di governo del CONI e il Consiglio ne è il parlamento. La Giunta propone, il Consiglio delibera.

Negli ultimi giorni si è molto parlato dei pareri che, in vista di Giunta e Consiglio, CONI e FIGC hanno chiesto ad alcuni tra i più importanti giuristi italiani. Tra quelli contattati dalla FIGC ci sono Sabino Cassese, ex giudice della Corte costituzionale di cui si parlò come possibile presidente della Repubblica, e Bernardo Giorgio Mattarella, professore di diritto amministrativo e figlio dell’attuale presidente della Repubblica.

Di fatto i giuristi hanno letto i regolamenti di CONI e FIGC e fatto sapere che ne pensano. In estrema sintesi, lo Statuto della FIGC dice che per candidarsi a incarichi federali bisogna essere «in regola con il tesseramento». Quello del CONI dice che il commissariamento va fatto «in caso di gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi».

Il punto, quindi, è: quanto è grave non essere in regola con il tesseramento?

Non vi stupirà sapere che i quattro giuristi contattati dal CONI dicono che l’assenza di tessera è un problema perché è un «requisito essenziale» per essere eletti, e che la sua assenza rende non valida l’elezione. Di converso, i cinque giuristi contattati dalla FIGC dicono che essere in regola con il tesseramento non vuol dire essere tesserati, ma solo essere stati considerati idonei dopo la candidatura, cosa che in effetti a Malagò è successa.

La sensazione diffusa è però che i voti di oggi avranno poco a che fare con i principi statutari e molto con chi sta dalla parte di Luciano Buonfiglio, presidente del CONI e quindi anche della sua Giunta e del suo Consiglio, e chi sta da quella di Malagò, che visto il suo passato al CONI in Giunta e in Consiglio è di casa.

Luciano Buonfiglio a settembre (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse)

Fino a qualche anno fa si sarebbe detto che Buonfiglio, ex vicepresidente di Malagò, stesse dalla sua parte; ma non sembra più sia così.

La Giunta ha 16 membri. Oltre a Buonfiglio e Malagò (che ne è parte in quanto membro del CIO, il Comitato olimpico internazionale) ci sono le due vicepresidenti del CONI, i presidenti di alcune federazioni e altre persone in rappresentanza di CIO, enti di promozione sportiva, gruppi sportivi e atleti.

Ci sono, per ruoli diversi, le ex atlete Tania Cagnotto e Federica Pellegrini (peraltro entrambe di recente concorrenti di Physical Italia, su Netflix), la presidente della FIDESM (Federazione danza sportiva e sport musicali) e il giocatore di basket Giampaolo Ricci. Ne fanno parte anche Elisabet Spina, dirigente del Milan femminile, e Diana Bianchedi, che è vicepresidente del CONI e pochi giorni fa si è dimessa da capo delegazione della Nazionale maschile di calcio, ruolo per cui era stata scelta da Malagò.

Al momento sembra che Malagò non voterà e che potrebbero non farlo nemmeno Spina e Bianchedi, in quanto di parte per via dei loro ruoli nel calcio, e quindi legati più o meno direttamente alla FIGC.

C’è chi ha suggerito che non dovrebbe votare nemmeno Buonfiglio, dato che suo figlio è direttore commerciale della Kings League, il torneo un po’ di calcio e molto di social che ha avuto scontri con il calcio dilettantistico, e ha altre attività nel calcio. Anche Buonfiglio quindi, sarebbe in conflitto di interessi nell’esprimersi sul calcio italiano.

Ovviamente in questi ultimi giorni tutti i principali giornali, non solo sportivi, hanno provato a fare la conta di chi in Giunta potrebbe votare per Malagò e chi contro, ma ve la risparmiamo. Perché è tutto mutevole e incerto, dato che nemmeno si sa se il voto sarà palese o segreto.

La Giunta voterà dalle 13 al Foro Italico di Roma, con questo ordine del giorno:

1) Comunicazioni del Presidente
2) Federazione Italiana Giuoco Calcio

Alle 14 ci sarà poi il Consiglio, sempre al Foro Italico. Si riunirà nel Salone d’onore del CONI e servirà quasi solo a votare sulla FIGC: se la Giunta avrà deciso di non procedere con il commissariamento, il Consiglio non servirà a molto; se la Giunta avrà votato per il commissariamento, il Consiglio potrà confermare o ribaltare quella decisione.

Il Consiglio ha 77 membri: più della metà sono presidenti delle federazioni sportive affiliate al CONI (sarebbero di più ma mancano quelle commissariate – tra cui quelle di cricket, pentathlon moderno e tiro a segno – o comunque senza un presidente eletto), e poi ci sono altre persone in rappresentanza di atleti, tecnici, enti e discipline sportive associate. Diversi membri della Giunta lo sono anche del Consiglio, che è tra l’altro l’organo che elegge la Giunta e il presidente del CONI.

Se anche il Consiglio dovesse votare contro Malagò, la FIGC sarebbe commissariata, come già le successe otto volte dal secondo Dopoguerra in poi. Le più recenti furono nel 2006 e nel 2018, prima per lo scandalo noto come “calciopoli” e poi per la prima delle ultime tre mancate qualificazioni dell’Italia ai Mondiali.

In caso di commissariamento decadrebbero il presidente e il Consiglio federale della FIGC, e sarebbe nominato un commissario straordinario con l’incarico di portare la FIGC verso nuove elezioni, probabilmente entro la fine del 2026.

E rieccoci alla parte più assurda. Secondo una ipotesi sempre più diffusa nelle ultime ore, da qualcuno data quasi per certa, potrebbe anche succedere che a essere nominato commissario sia proprio Malagò: una sorta di commissario di sé stesso, in quello che sarebbe ovviamente un compromesso tra il CONI e la FIGC. Sembra che Buonfiglio e Malagò si vedranno per parlarne in tarda mattinata, prima di Giunta e Consiglio, e che lo faranno su richiesta di Buonfiglio, che potrebbe aver notato che in Giunta la proposta di commissariamento senza Malagò commissario rischiava di finire in minoranza.

Giovanni Malagò e, tra le sue mani, la testa di Luciano Buonfiglio, quando nel 2025 il secondo divenne successore del primo (Fabrizio Corradetti / LaPresse)

Di certo nominare Malagò commissario farebbe tutto un altro effetto rispetto a una FIGC commissariata direttamente da Buonfiglio, o magari da una persona percepita come vicina al CONI o magari alla politica e ad Andrea Abodi, ministro dello Sport.

Il commissario Malagò si troverebbe insomma a prendere il posto del presidente decaduto Malagò per traghettare la FIGC verso nuove elezioni probabilmente vinte da Malagò, che è peraltro un ex giocatore di calcio a 5 e non avrebbe alcuna difficoltà a procurarsi una tessera della FIGC. Se giocate a calcio o allenate una squadra in uno dei campionati organizzati e gestiti dalla Federcalcio, anche a livelli bassi, ne avete una. Ed è possibile che nessuno si candiderebbe per sfidare Malagò alle nuove elezioni.

Molti scenari diversi dal compromesso di Malagò commissario comporterebbero invece ricorsi, controricorsi e nuovi cavilli burocratici e ingarbugliamenti legali (anche nella giustizia ordinaria) che potrebbero complicare e allungare la vicenda. Di certo non l’ideale per una federazione che ha tanto lavoro da fare, non solo con la Nazionale maschile. Nel 2032 l’Italia ospiterà per esempio, insieme alla Turchia, gli Europei maschili e l’UEFA, la confederazione calcistica europea, potrebbe non gradire che a organizzarli sia una federazione commissariata.