Electrolux ha riformulato il suo piano di licenziamenti in Italia
Prevede comunque 1.250 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi, nelle Marche
- Condividi
- X
- Regala il Post

Dopo una trattativa con governo e sindacati, alla fine la multinazionale di elettrodomestici Electrolux ha deciso di ritirare il piano per licenziare poco più di 1.700 dipendenti in Italia su un totale di 4mila, tra cui tutti i 170 dipendenti dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona. L’azienda chiuderà comunque lo stabilimento, come previsto per affrontare la crisi che la colpisce da tempo, ma ha stabilito di posticipare la chiusura e di gestire la riduzione complessiva del personale in modo più graduale, con strumenti per attenuarne il costo sociale.
In un incontro con i sindacati al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux ha detto di avere individuato 1.250 lavoratori in esubero (meno dei 1.700 originari), di cui 600 impiegati e 650 operai, a cui ora sarà offerto un piano di dimissioni incentivate in tre anni. Nel frattempo l’azienda farà ricorso alla cassa integrazione. Electrolux ha anche promesso un vago piano per rilanciare la produzione in Italia, inclusa Cerreto d’Esi, dove lunedì è comunque iniziato uno sciopero di alcune ore. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha detto che il 29 ottobre ci sarà un altro incontro al ministero sul piano dell’azienda, con i sindacati e i dirigenti di Electrolux.
– Leggi anche: La crisi di Electrolux vista dai lavoratori
Electrolux è stata fondata nel 1919 in Svezia ed è uno dei principali produttori mondiali di elettrodomestici. È in Italia dall’inizio degli anni Ottanta con una decina di siti tra produzione, logistica e uffici. Oggi gli stabilimenti produttivi sul territorio sono cinque: a Porcia, in provincia di Pordenone, si producono lavatrici e lavasciuga; a Susegana, Treviso, frigoriferi e congelatori; a Solaro, Milano, si fanno lavastoviglie; a Forlì si fanno forni e piani cottura e a Cerreto d’Esi cappe per cucina. Nel tempo la produzione in Italia è stata intaccata da un graduale spostamento delle linee produttive in paesi con un costo del lavoro più basso, nell’Est Europa e in Asia.
La crisi di Electrolux si inserisce in quella più generale del settore degli elettrodomestici in Italia, dovuta soprattutto alla diminuzione della domanda, all’aumento dei costi, al fatto che il complesso industriale italiano è via via diventato meno competitivo rispetto a quello di paesi come Polonia o Romania e infine alla crescita dei produttori asiatici, in particolare cinesi.



