«Arsène chi?»
Se lo chiese un giornale inglese quando l’Arsenal annunciò Arsène Wenger come allenatore: andò molto meglio del previsto
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Il 1° ottobre del 1996, trent’anni fa, l’Arsenal ingaggiò il suo quarto allenatore in pochi mesi. Era un allenatore francese e arrivava dal Giappone: in pochi pensavano potesse durare a lungo nel campionato inglese di calcio.
Prima che diventasse l’allenatore dell’Arsenal, Arsène Wenger lo conoscevano in pochi, e non fu il benvenuto. Il calcio inglese era molto chiuso, gli allenatori non britannici erano pochissimi, le squadre e i giocatori erano meno professionali rispetto ad altri campionati e si giocava in modo molto inglese, con tanto vigore e poca tecnica.
Il tabloid inglese Evening Standard titolò «Arsène who?» («Arsène chi?»). L’allenatore del Manchester United, Alex Ferguson, già allora molto influente e rispettato, chiese quanto ne potesse sapere di calcio inglese uno che arrivava dal Giappone. Tony Adams, il capitano dell’Arsenal, ammise in seguito di aver pensato che Wenger assomigliasse più a un insegnante di geografia che a un allenatore di calcio.
Lo scrittore inglese Nick Hornby, che al suo tifo per l’Arsenal ha dedicato il libro Febbre a 90’, commentò così la scelta di Wenger:
«Ricordo quando Bruce Rioch fu esonerato, un giornale riportava tre o quattro nomi. C’erano Terry Venables, Johan Cruyff e poi, alla fine, Arsène Wenger. Ricordo di aver pensato, da tifoso: “Scommetto che sarà Wenger, perché non ne ho mai sentito parlare, mentre degli altri due sì”. Tipico dell’Arsenal, scegliere proprio quello noioso e sconosciuto».
Oggi fuori dall’Emirates Stadium, dove l’Arsenal gioca le partite casalinghe, c’è una sua statua. Soprannominato in effetti Le Professeur, Wenger allenò l’Arsenal dal 1996 al 2018, influenzando la storia della squadra, del modo di allenare e del calcio in generale.
Un video di 13 minuti in cui Wenger parla dell’importanza del linguaggio e del conoscere diverse lingue per comunicare al meglio coi calciatori che allena. Per capirlo bene, tocca conoscere l’inglese.
Già prima di Wenger l’Arsenal era uno dei più importanti club di Londra, quello per cui tifava gran parte della famiglia reale. Nel 1996 arrivava però da anni tribolati: era in una complicata situazione economica e non aveva nemmeno un centro di allenamento, che all’epoca condivideva con una squadra universitaria. L’anno prima aveva comprato dall’Inter l’attaccante nederlandese Dennis Bergkamp: all’epoca fu l’acquisto più costoso di sempre, ma nel primo anno di Bergkamp l’Arsenal arrivò quinto in campionato.
L’allenatore di quella stagione, Bruce Rioch, fu esonerato nell’estate del 1996. Il suo posto fu preso prima da Stewart Houston, che allenò l’Arsenal per le amichevoli estive e le prime partite di campionato, poi da Pat Rice, che lo allenò per un paio di settimane a fine settembre.
Erano tre allenatori britannici, come quasi tutti quelli della Premier League. Quando si iniziò a parlare dell’arrivo di un francese all’Arsenal, The Observer ricordò com’era andata male al Tottenham quando aveva scelto, esonerandolo dopo una sola stagione, l’argentino Osvaldo Ardiles. «Al suo posto arrivò il pragmatico londinese Gerry Francis, incaricato di dare forza alle gambe dei giocatori e di togliere loro le idee fantasiose».
La prima partita di Wenger da allenatore dell’Arsenal, il 12 ottobre 1996
L’Arsenal aveva preso tempo con allenatori provvisori, perché stava aspettando che il 46enne Wenger si liberasse dal contratto con la squadra giapponese del Nagoya Grampus.
Non fu insomma una scelta di ripiego, fatta di fretta. Ma fu senz’altro una scelta esotica: anche perché, più di altre squadre inglesi, l’Arsenal era noto per giocare un calcio noioso, senza guizzi creativi o trovate tattiche interessanti. Si parlava di Boring Boring Arsenal, Arsenal molto molto noioso.
A fine settembre, quando aveva ancora un contratto col Nagoya Grampus, Wenger andò a Londra a conoscere i calciatori dell’Arsenal e guardò da bordocampo la partita di Coppa UEFA (la seconda competizione europea più importante) contro il Borussia Mönchengladbach. Tornò in Giappone per allenare un’ultima partita, e dal 1° ottobre del 1996 diventò a tutti gli effetti il nuovo allenatore dell’Arsenal.

Arsène Wenger osserva dalla panchina la partita tra Arsenal e Borussia Mönchengladbach, il 25 settembre 1996 (Michael Mayhew/Sportsphoto/Allstar via Getty Images)
Wenger, comunque, non saltava fuori dal nulla. Prima di andare in Giappone – dove senza troppe pressioni affinò il suo gioco e i suoi metodi di lavoro – aveva allenato per anni il Monaco, squadra del campionato francese in cui giocarono tra gli altri George Weah, Youri Djorkaeff, Lilian Thuram, Emmanuel Petit e Thierry Henry. Al Monaco Wenger vinse un campionato e arrivò fino alle semifinali di Champions League.
Wenger rivolle Henry anche all’Arsenal, dove diventò nei primi anni del Duemila forse il calciatore più forte al mondo.

Thierry Henry presentato come nuovo giocatore dell’Arsenal, con Arsène Wenger, il 3 agosto 1999 (AP Photo/Robin Nowacki)
Poco dopo il suo arrivo a Londra, l’Arsenal divenne una squadra intensa, veloce e organizzata. Wenger fu anche il primo allenatore a volere molti giocatori non inglesi, cosa che rese molto più internazionale la Premier League: nei suoi primi anni fece comprare soprattutto diversi giocatori francesi (oltre a Henry, Robert Pirès, Nicolas Anelka, Emmanuel Petit e Patrick Vieira) che sono ormai parte della storia del club.
Al suo primo anno con l’Arsenal Wenger arrivò terzo in campionato. Al secondo anno vinse il double, la Premier League e la FA Cup (l’equivalente di Scudetto e Coppa Italia). Vinse poi molti altri trofei con l’Arsenal: il più ricordato è la Premier League della stagione 2003/04, in cui l’Arsenal non perse neanche una partita. Quella squadra, soprannominata “gli Invincibili”, è considerata una delle più forti di sempre.
Anche fuori dal campo Wenger fu importantissimo per l’Arsenal. Ai calciatori impose il divieto di mangiare le barrette Mars, sconsigliò di bere alcolici, fece mangiare più broccoli a tutti e praticare lo yoga. Anche dal punto di vista comunicativo e mediatico Wenger era un personaggio diverso: fu il primo allenatore che rispose per le rime ad Alex Ferguson anziché subirne il carisma e spesso diceva cose interessanti, in certi casi filosofeggianti e poco legate al calcio giocato.
Nel 2006, quando l’Arsenal abbandonò il vecchio stadio di Highbury e andò a giocare nel moderno Emirates Stadium, Wenger disse che le banche vollero che firmasse un’estensione di contratto perché la sua presenza all’Arsenal equivaleva a stabilità economica e vittorie. Del nuovo stadio Wenger progettò personalmente gli spogliatoi, con muri senza angoli e soffitti fonoassorbenti: sono concetti che apprese dal feng shui, l’antica dottrina cinese secondo cui le stanze, i mobili e i vari elementi delle stanze propiziano le varie attività che vi si svolgono.
– Guarda anche: Il discorso di addio di Arsène Wenger ai tifosi dell’Arsenal



