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  • Martedì 29 settembre 2026

I bar dove vedere le partite, però femminili

I primi hanno aperto negli Stati Uniti, ma qualcosa si sta muovendo anche in Europa e in Italia

di Valentina Drago

(Chris Eades/Getty Images)
(Chris Eades/Getty Images)
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Lo scorso 6 settembre la partita dei Mondiali femminili di basket tra Stati Uniti e Italia ha scalzato Juventus-Milan maschile di calcio dallo schermo principale del Triple, una birreria milanese che trasmette eventi sportivi. Il Triple ha scelto di dare priorità alle partite dell’Italia, e dopo l’eliminazione dai Mondiali ha comunque mostrato semifinali e finali del torneo.

Dal 4 al 13 settembre sempre durante i Mondiali, in Belgio – paese la cui nazionale aveva vinto i precedenti Europei – ha aperto The 11. È stato un pop-up, un luogo aperto solo per pochi giorni, nei locali di un bar nel centro di Bruxelles. È stato soprattutto un altro piccolo ma interessante segnale di come ci sia voglia di creare, anche se magari solo per una sera o una decina di giorni, bar in cui si guarda lo sport, quindi decisamente niente di nuovo, ma in cui lo sport da guardare sia quello praticato da donne.

The 11 è stato aperto da due appassionate di sport e giocatrici di basket, Maeva Gaudin e Juliana Betancur. Gaudin ha spiegato al Post che lo hanno aperto per avere un luogo dove condividere la propria passione con altre persone e perché sono convinte che lo sport femminile abbia bisogno di più spazio e visibilità. Nel locale sono state mostrate tutte le partite dei Mondiali di basket, ma anche di altri sport, come calcio e tennis: «Ci sarebbe piaciuto trasmettere anche il Mondiale femminile di calcio Under 20, ma in Belgio nessun broadcaster aveva acquistato i diritti» ha aggiunto Betancur.

Hanno investito tempo e risparmi per realizzare questo progetto, riuscendo a renderlo sostenibile per loro e profittevole per il bar che le ha ospitate. Gaudin è soddisfatta mentre racconta come il locale fosse quasi sold out tutte le sere: «Chiaramente le partite delle Cats [il soprannome della nazionale belga] erano le più seguite, ma la partecipazione era legata anche all’orario di programmazione».

Il pubblico è stato vario, in maggioranza donne, ma non solo: «Chi non era lì per le partite, poi è tornato perché c’era una bella atmosfera». La risposta è stata positiva al punto da pensare a un futuro come bar stabile per The 11, spiega Betancur: «Sappiamo che il Mondiale è stato un grande evento, che nella quotidianità il pubblico non sarebbe sempre così presente. E sappiamo anche che parte del modello dovrà cambiare: il successo di questa esperienza non sarebbe stato possibile senza il gruppo di volontarie che ci ha aiutato. Ma crediamo che in questo momento lo sport femminile meriti più visibilità e cerchiamo investitori che ci sostengano».

Negli Stati Uniti i women sports bar, cioè i bar che mostrano solo o quasi solo partite e tornei femminili, sono un fenomeno recente, ma alcuni stanno ricevendo attenzioni e investimenti. Dal 2022 ad oggi ne sono stati aperti 25, e diversi altri stanno per aprire. Il primo, “The Sports Bra” (letteralmente “Il reggiseno sportivo”, grazie a un abile anagramma della parola “bar”) ha aperto nel 2022 a Portland grazie a una raccolta fondi: oggi è un franchise che pianifica di aprire cinque nuove sedi nei prossimi mesi. In diversi locali di Atlanta per due anni sono stati aperti e chiusi i pop-up di “Jolene Jolene”, prima che nel 2024 diventasse un locale stabile.

E ne hanno ispirati altri in tutto il paese: di alcuni si è parlato parecchio anche in Europa, come “A bar of their own”, che prende sul serio l’obiettivo di avere un impatto positivo per lo sport femminile. Dopo l’apertura del locale di Minneapolis, è stata lanciata anche “A fund of their own”, un’organizzazione che sostiene economicamente le atlete di ogni età acquistando e mettendo a loro disposizione materiale tecnico.

È famoso anche per il nome da manifesto pop femminista: tiene insieme il riferimento al film cult del 1992 A League of Their Own (tradotto in italiano con Ragazze vincenti) sulla nascita della prima lega femminile di baseball, e al saggio di Virginia Woolf, A Room of One’s Own (Una stanza tutta per sé), in cui si teorizza la necessità per le donne di avere uno spazio proprio, indipendente e autonomo per potersi esprimere.

Sono posti dove si va per vedere una partita in compagnia, si resta per il cibo e si torna anche per eventi o incontri con atlete o personalità dello sport. In alcuni locali sono esposti anche cimeli, magliette e poster autografati da sportive. Molti di questi locali sono frequentati da persone queer, comunità a cui appartengono anche alcune delle imprenditrici che hanno aperto i bar, come Jenny Nguyen di The Sports Bra.

Non è un caso che questo tipo di locali si stia diffondendo proprio in questi anni negli Stati Uniti. Nel 2025 il campionato di basket WNBA ha avuto la sua stagione più seguita di sempre. Il pubblico medio della National Women’s Soccer League, il campionato femminile di calcio, è cresciuto del 61 per cento. Ci sono stati ascolti record anche per il softball e la pallavolo universitari e la finale femminile di hockey alle Olimpiadi. I profili social delle atlete sono seguitissimi al punto da diventare veri e propri media in grado di parlare a milioni di utenti.

Il successo dei bar sportivi femminili coincide quindi con l’aumento di interesse e di spettatori per lo sport femminile a livello universitario e professionistico. I bar intercettano la crescente domanda di un pubblico (soprattutto ma non solo femminile) che non viene soddisfatta dai tradizionali bar sport, dove le competizioni femminili non sono comprese nel palinsesto o vengono trasmesse solo su richiesta e su schermi secondari, spesso senza audio.

All’inizio le principali difficoltà sono state accedere a prestiti bancari per aprire l’attività e la mancanza di partite da trasmettere, perché spesso non coperte da nessuna rete televisiva. Poi però qualcosa è cambiato. Imprenditori e imprenditrici vicine al mondo sportivo hanno iniziato a investire nei women sports bar. Dal 2024 hanno investito in “The Sports Bra” Renee Montgomery, ex giocatrice della WNBA, oggi commentatrice e socia delle Atlanta Dream, e Alexis Ohanian, fondatore di Reddit e marito di Serena Williams. Ohanian si è impegnato a sostenere la trasformazione in franchise con un’organizzazione filantropica da lui fondata, la 776 Foundation; gli accordi prevedono che «il 100% dei profitti dell’investimento sarà destinato a future donazioni a sostegno delle nuove generazioni di atlete».

Anche la copertura televisiva sta aumentando. Le principali reti con trasmissioni sportive come ESPN, CBS e Paramount hanno esteso la programmazione dedicata agli sport femminili. Nel novembre del 2024 l’attrice Whoopi Goldberg ha co-fondato “All Women’s Sports Network” (AWSN), una rete televisiva interamente dedicata agli sport femminili, che trasmette in 60 paesi partite di vari sport e di leghe non solo statunitensi. Il sito di AWSN ha una pagina dedicata al network di bar dove è possibile vedere le sue trasmissioni: al suo interno sono elencati 28 locali, tutti negli Stati Uniti e quasi tutti dedicati allo sport femminile.

In Europa i numeri non sono ancora paragonabili a quelli statunitensi, ma l’interesse sta crescendo, soprattutto durante i grandi eventi. In Italia la pallavolo è da sempre lo sport femminile più seguito, ma anche il basket sta guadagnando visibilità grazie ai buoni risultati della nazionale. La Federazione di calcio e i media stanno investendo nella visibilità della Serie A Women: questa stagione Rai Sport trasmetterà una partita di Serie A Women alla settimana e il martedì sera avrà un approfondimento sul campionato.

La copertura delle partite in Europa rimane comunque frammentata, per territorio e per piattaforma, ma c’è chi sta investendo per aumentarla. Per esempio la calciatrice Alexia Putellas, due volte vincitrice del Pallone d’oro, ha acquistato i diritti di una partita alla settimana della Women’s Super League inglese (nella quale gioca da quest’anno) per trasmetterla in Spagna attraverso la sua “ElevenTV by Alexia” su YouTube.

Con più partite disponibili da mostrare e più persone disposte a guardarle – condizioni necessarie affinché i bar sport abbiano successo – sta aumentando il bisogno di spazi dove poter guardare assieme quelle partite. The 11 di Bruxelles non è l’unica esperienza di bar sport al femminile in Europa. A sua volta si è ispirato al Lenie di Rotterdam, ex pop-up oggi alla ricerca di finanziamenti e di un immobile per aprire un locale stabile. A Londra, intanto, il progetto “Set Piece Social” dal 2023 organizza eventi e watch-party in giro per la città, con l’obiettivo di diventare un locale permanente.

In Italia, per ora, non ci sono bar che mostrano solo partite femminili, né iniziative strutturate da parte di organizzazioni che danno vita a pop-up. Alcuni locali hanno risposto positivamente a richieste occasionali di gruppi di persone che volevano seguire grandi eventi. Oltre al Triple, durante gli Europei femminili di calcio del 2025 il cocktail bar NoLoSo aveva organizzato degli aperitivi con visione delle partite dell’Italia, a cui hanno partecipato complessivamente più di 300 persone anche grazie alla collaborazione con la community queer locale L*ex.