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  • Giovedì 1 ottobre 2026

Gli stadi italiani per gli Europei del 2032 sono troppo vecchi o non esistono

Dei 14 impianti che l'Italia ha proposto molti sono da rinnovare e altri sono solo dei render, o nemmeno quelli

Lo stadio Artemio Franchi di Firenze, uno degli stadi candidati agli Europei del 2032, il 16 aprile 2026 (Massimo Paolone/LaPresse)
Lo stadio Artemio Franchi di Firenze, uno degli stadi candidati agli Europei del 2032, il 16 aprile 2026 (Massimo Paolone/LaPresse)
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Mercoledì l’Italia ha presentato alla UEFA, la confederazione calcistica europea, la lista dei 14 stadi candidati a ospitare gli Europei maschili del 2032, che organizzerà insieme alla Turchia. Sette di questi stadi, però, devono essere ristrutturati per rispettare gli standard della UEFA, e quattro o cinque (non è chiaro) per ora non esistono, nel senso che devono ancora essere costruiti. La FIGC, la federazione italiana, avrà tempo fino al 2031 per scegliere le cinque sedi finali del torneo. Negli ultimi decenni costruire nuovi stadi o ammodernare quelli esistenti è stato sempre molto complicato in Italia: ora bisognerà riuscirci in appena cinque anni.

Non sarà facile. Gli stadi della Serie A hanno in media 56 anni (quelli della Serie B addirittura 74). Per fare un confronto, nella Serie A turca l’età media è attorno ai 20 anni. Gli stadi vecchi sono un problema: costano molto da mantenere e fanno guadagnare meno, sia ai comuni sia alle squadre che ci giocano. In Italia, poi, le squadre quasi mai ne sono proprietarie: l’82 per cento degli stadi è pubblico. Per questi motivi, e per le complessità burocratiche che ci stanno intorno, è molto difficile avere stadi moderni, pronti a ospitare i grandi tornei europei.

Per gli Europei del 2032 l’Italia ha candidato 14 stadi da 13 città diverse, che sono Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Salerno, Torino, Verona e Roma. Quest’ultima è l’unica per cui sono stati indicati due stadi: lo stadio Olimpico, uno dei due già a posto, e il futuro nuovo stadio della Roma, che ancora non esiste e la cui costruzione è stata approvata solo lunedì scorso.

Gli altri che non esistono sono quelli del Cagliari e del Bologna, che sono ancora molto indietro, e il nuovo San Siro, di Inter e Milan, la cui costruzione pure deve ancora cominciare. Per il nuovo stadio del Cagliari manca un bando, mentre il nuovo stadio del Bologna è nei fatti ancora «un’intenzione», come scrive BolognaToday, visto che mancano ancora il progetto e i fondi per realizzarlo.

È messo un po’ meglio il progetto del nuovo San Siro. Lo stadio attuale, il più grande d’Italia, è da meno di un anno di proprietà del Milan e dell’Inter, che puntano ad abbatterlo e ricostruirlo da zero. Manca ancora un render, ma i lavori dovrebbero iniziare nel 2027 e finire nel 2031, un anno prima degli Europei – almeno se si vogliono rispettare gli standard della UEFA. Quest’ultima, infatti, ha stabilito che gli impianti candidati a ospitare il torneo devono essere pronti e collaudati con un anno di anticipo.

Non è chiaro invece con che stadio si sia candidata la città di Verona, visto che la FIGC ha solo scritto il nome della città. C’è chi parla di un Bentegodi riqualificato (il Bentegodi è l’attuale stadio dell’Hellas Verona, che gioca in Serie B) e chi di uno stadio nuovo, anche questo esistente ancora solo su carta. L’Hellas Verona ha presentato al comune il documento che dimostra la fattibilità del progetto proprio mercoledì.

Il render del nuovo Bentegodi, come si chiama l’attuale stadio dell’Hellas Verona (dal sito della squadra)

Ci sono poi tutti gli stadi da rinnovare entro il 2031: il San Nicola di Bari, l’Artemio Franchi di Firenze, il Via del Mare di Lecce, il Maradona di Napoli, il Ferraris di Genova, il Renzo Barbera di Palermo e l’Arechi di Salerno. Solo alcuni di questi hanno già progetti e lavori in corso, come il Via del Mare o l’Artemio Franchi di Firenze, pur tra numerosi ritardi.

Per poter essere approvato dalla UEFA in vista degli Europei, uno stadio dovrà rispettare 120 «requisiti operativi», come scrive la FIGC. C’entrano per esempio i servizi per i tifosi, la sostenibilità, la sicurezza e l’ospitalità. Come nei suoi tornei per club, la confederazione europea ha insomma standard numerosi e rigidi.

In questo senso, gli unici due stadi che sembrano poterli rispettare senza enormi lavori e investimenti sono l’Olimpico di Roma e ancora di più l’Allianz Stadium di Torino, di proprietà della Juventus e inaugurato nel 2011.