Arsene Wenger a bordo campo durante una partita dell'Arsenal (Catherine Ivill/Getty Images)
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  • sabato 21 aprile 2018

Arsene Wenger, che ha cambiato l’Arsenal e la Premier League

A fine stagione l'allenatore francese lascerà l'Arsenal dopo 22 anni in cui è stato protagonista dei maggiori cambiamenti del calcio inglese

Arsene Wenger a bordo campo durante una partita dell'Arsenal (Catherine Ivill/Getty Images)

L’allenatore dell’Arsenal, il francese Arsene Wenger, ha annunciato venerdì che al termine della stagione in corso lascerà l’incarico che ha ricoperto ininterrottamente per 22 anni. Quando venne assunto dall’Arsenal, uno dei più importanti club di Londra, quello per cui fa il tifo gran parte della famiglia reale, era il 1996. La Premier League esisteva dal 1992 — l’anno in cui il campionato inglese venne riformato — ma era ancora più vicina al vecchio e poco attraente calcio britannico che alla Premier League di oggi, cioè uno dei campionati più spettacolari e il più visto al mondo. Anche l’Arsenal non era l’Arsenal che conosciamo oggi: veniva da un dodicesimo e quinto posto in campionato, si trovava in una complicata situazione economica e non aveva nemmeno un centro di allenamento, che all’epoca condivideva con una squadra universitaria. Wenger ha contribuito a cambiare entrambi: sia la Premier League, sia l’Arsenal.

Per la longevità della sua carriera, Wenger è stato l’allenatore che più ha contribuito a cambiare il campionato inglese insieme allo storico manager del Manchester United, lo scozzese Alex Ferguson, seppur con metodi differenti. Wenger ha introdotto metodi di lavoro innovativi (diete, attività secondarie, preparazione atletiche specifiche) e la ricerca di uno stile di gioco intenso, veloce e ben organizzato in un calcio, quello inglese, ritenuto generalmente inferiore a quello giocato negli altri paesi europei. Wenger è stato anche uno dei primi allenatori ad internazionalizzarlo, portando in Premier League molti giocatori stranieri entrati poi nella storia del campionato: parliamo di Thierry Henry, Robert Pires, Fredrik Ljungberg, Patrick Vieira e Cesc Fabregas.

La sua carriera da allenatore, dopo aver giocato nella Serie A francese fra gli anni Settanta e Ottanta, iniziò nel 1984 al Nancy per poi proseguire i successivi sette anni nel Principato di Monaco. Lì ottenne i suoi primi importanti successi: vinse il campionato francese nel 1989 e la coppa nazionale nel 1991. A Monaco allenò nei loro primi anni di carriera alcuni dei più grandi calciatori degli anni Novanta come George Weah, Youri Djorkaeff, Lilian Thuram, Emmanuel Petit e Thierry Henry. Nel 1994 lasciò il Monaco per provare l’esperienza nel campionato giapponese, dove allenò con successo il Nagoya Grampus. Quando la dirigenza dell’Arsenal lo annunciò, in molti si chiesero chi fosse Wenger. Ma ci misero poco a capirlo.

Al suo secondo anno a Londra vinse il double, Premier League e FA Cup, dopo aver aggiunto agli storici giocatori inglesi del club — i vari Tony Adams, Nigel Winterburn, Lee Dixon e Martin Keown — tre centrocampisti che aveva voluto fortemente: Patrick Vieira, Emmanuel Petit e Marc Overmars. In attacco c’erano Dennis Bergkamp e Nicolas Anelka. Seguirono tre anni senza importanti vittorie, ma nella stagione 2001/2002 l’Arsenal vinse ancora il double. Quella stessa squadra fu poi la base da cui Wenger costruì gli “invincibili”, la squadra che nel 2004 vinse la Premier League senza perdere nemmeno una partita: un record ancora imbattuto. Il simbolo di quella squadra fu Thierry Henry, che con 30 gol diventò il capocannoniere del campionato.

Fu l’ultimo successo in Premier League di Wenger, che nei successivi 14 anni vinse soltanto coppe nazionali. Nel 2006 disputò inoltre la sua unica finale di Champions League, persa a Parigi contro il Barcellona in una partita condizionata dall’espulsione del portiere tedesco Jens Lehmann dopo appena venti minuti di gioco.

Dall’ultima vittoria ad oggi l’Arsenal è diventata una delle squadre più famose e ricche del mondo, e pur continuando a proporre spesso un gioco offensivo e spettacolare, ha sempre faticato molto a competere con le grandi squadre europee. L’anno scorso, dopo diciotto anni di partecipazioni consecutive alla Champions League, la squadra non è riuscita a qualificarsi ai gironi, finendo in Europa League. Il risultato ha intensificato le proteste di gran parte dei tifosi, che da tempo rimproverano alla dirigenza e soprattutto a Wenger il fatto di creare squadre nettamente inferiori alle avversarie, pur avendo a disposizione tutti i mezzi per arrivare a giocare alla pari.

Nell’ultimo decennio Wenger ha continuato ad applicare la propria filosofia nella gestione dell’Arsenal, costituita principalmente da uno stile di gioco più simile a quello europeo (fluido, con una continua e rapida circolazione della palla) e da squadre formate sempre da molti giovani di talento: all’Arsenal sono passati fra gli altri Theo Walcott, Alexis Sanchez e Alex Oxlade-Chamberlain. Non è riuscito però a cavarne fuori dei successi, se non quelli in FA Cup: pochino per un club diventato ormai così importante.

Nonostante le proteste dei tifosi nei suoi confronti, Wenger lascerà l’Arsenal diventando immediatamente una delle figure più importanti della sua storia. In 22 anni ha accompagnato l’Arsenal nei suoi più importanti cambiamenti, come il trasferimento dal vecchio Highbury all’Emirates Stadium, e l’ha reso una squadra europea di prima fascia.

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