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  • Mercoledì 30 settembre 2026

Le prime recensioni di “Digger” non sono granché

I critici che hanno già visto il nuovo film di Iñárritu con Tom Cruise ne hanno parlato perlopiù male

Tom Cruise in una scena di Digger
Tom Cruise in una scena di Digger
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Martedì sono state pubblicate le prime recensioni di Digger, l’ottavo film del regista messicano Alejandro González Iñárritu e uno dei più attesi dell’anno, che esce al cinema giovedì 1° ottobre. Parla di un magnate del petrolio che deve risolvere una catastrofe ambientale causata dalla sua stessa azienda e ha per protagonista Tom Cruise, attore che sta vivendo una nuova fase di grandi consensi dopo anni molto difficili.

Negli ultimi mesi Digger era stato spesso indicato tra i potenziali candidati all’Oscar per il miglior film, anche per via dell’enorme status di cui Iñárritu e Cruise godono a Hollywood. I pareri dei critici che l’hanno visto in anteprima però sono molto contrastanti: alcuni l’hanno interpretato come un’allegoria sagace e ambiziosa dell’operato sconsiderato di Donald Trump e dei miliardari della tecnologia; altri (la maggior parte) lo hanno invece stroncato descrivendolo come un film autocelebrativo e pomposo, penalizzato da una sceneggiatura un po’ traballante e da una critica sociale troppo abbozzata.

Tra questi c’è David Ehrlich di IndieWire, che lo ha definito «un piccolo film acerbo e modesto che non ha altra ambizione se non quella di prendersi gioco dell’assurdità della propria esistenza».

Ehrlich ha aggiunto che un film come Digger era destinato a finire male fin dal principio, perché è il prodotto dell’incontro tra due delle figure più autoreferenziali di Hollywood: «Iñárritu e Cruise erano fatti l’uno per l’altro. Uno è un virtuoso folle ossessionato dal mettere in scena acrobazie elaborate che esteriorizzano il suo essere interiore trasformandolo in uno spettacolo esagerato […] L’altro, beh, è Tom Cruise».

Digger non è piaciuto neppure a Peter Bradshaw del Guardian, che è stato ancora più perentorio: «è il film più deludente dell’anno», ha scritto. Per Bradshaw Digger «riecheggia l’avidità di Donald Trump e la sua brama di depredare l’Artico e ogni altro luogo, eppure c’è sempre qualcosa di superficiale ed esagerato. Questo film è intrappolato in un buco postmoderno». Ha un’opinione simile anche Robert Daniels del sito specializzato RogerEbert.com, secondo cui Digger «soffoca sotto il peso delle proprie ambizioni, e alla fine ben pochi dei partecipanti al film ne escono vivi».

«Iñárritu ruba la scena, e nel tentativo di dimostrare la sua bravura con varie trovate cinematografiche, trascura nuovamente la sostanza», ha scritto invece Monica Castillo di Av Club. Per Castillo l’unico aspetto interessante di Digger è l’interpretazione di Cruise, che ha saputo «rendere credibile l’idea di una figura simile a George W. Bush, egoista e dispensatrice di fandonie, pronta a promettere il mondo a chiunque la ascolti purché sia ​​d’accordo con lei».

Castillo ha criticato anche il lavoro di Emmanuel Lubezki, lo storico direttore della fotografia di Iñárritu, che a suo dire avrebbe danneggiato la resa visiva di troppe scene realizzando «immagini sgargianti ma prive di colore, come se qualcuno avesse versato della candeggina nel ciclo di lavaggio sbagliato».

Digger è invece piaciuto, e moltissimo, a Pete Hammond di Deadline, che lo ha descritto come un grande film proprio per via dei suoi molti eccessi: «È una satira ambiziosa che intrattiene, osa, suscita dibattiti ed è incredibilmente vitale, pensata per farci guardare dentro noi stessi, sperando di svegliarci prima che sia troppo tardi, e porci la domanda: “Che cazzo stiamo facendo?”».

Hammond ha parlato entusiasticamente dell’interpretazione di Cruise, che raggiunge livelli altissimi soprattutto in uno «straordinario monologo della durata di dieci minuti». Nella sua recensione ha paragonato in più occasioni Digger a Il dottor Stranamore, sostenendo che «Kubrick avrebbe adorato questo film».

Digger è un progetto a cui Warner Bros. tiene tantissimo. È costato circa 130 milioni di dollari, una cifra riservata di solito ai grandi blockbuster, ed è stato prodotto con l’evidente aspettativa di vincere molti premi Oscar.

È una grande possibilità soprattutto per Cruise, che punta a vincere il suo primo Oscar come miglior attore a distanza di 27 anni dalla sua ultima candidatura come attore, ottenuta con Magnolia. Dopo una crisi di reputazione dovuta alle controversie legate a Scientology e alle speculazioni sulle sue condizioni psicologiche, oggi è tornato a essere una delle persone più potenti e rispettate a Hollywood, e l’anno scorso aveva ricevuto un Oscar alla carriera.

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