La Russia ha cambiato il modo di bombardare i civili di Kyiv
Da agosto usa droni veloci a ciclo continuo invece di grandi ondate ogni due o tre settimane, stravolgendo la vita degli ucraini e facendo molti più morti
di Daniele Raineri, da Kyiv
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A partire dalla metà di agosto i russi hanno cominciato a bombardare Kyiv in un modo nuovo, peggiore rispetto a prima. Ci riescono soprattutto grazie a due nuovi modelli di droni difficili da intercettare, fabbricati a migliaia ogni mese in un unico polo industriale. Gli attacchi fanno parte di una campagna per destabilizzare e impoverire le città ucraine che i canali militari russi su Telegram chiamano «guerra alle città» e attribuiscono direttamente al presidente russo Vladimir Putin.
Visto che il fronte non si muove, scrive Rybar, il canale Telegram russo più conosciuto, Putin ha deciso che gli attacchi si devono spostare contro i grandi centri urbani, lontano da dove si combatte, sfruttare il freddo invernale imminente e spingere l’Ucraina verso la capitolazione, l’anno prossimo. L’intelligence ucraina si aspetta che il picco di questa campagna arrivi a novembre e dice all’Economist: «Putin ha ordinato di attaccare tutto ciò che è civile. Vogliono che la gente abbia paura di andare al supermercato». Il bersaglio preferito è Kyiv.

Un militare osserva i soccorritori mentre rimuovono le macerie e cercano i corpi di sua moglie e di sua suocera, dopo che la loro casa è stata colpita nella notte da un drone Geran-5, Kyiv, 30 settembre (Kostiantyn Liberov/Libkos/Getty Images)
I russi ci riescono anche grazie al fatto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di non dare più all’Ucraina i missili intercettori per la difesa aerea. Nella capitale ucraina gli attacchi sono diventati così frequenti che a volte un allarme aereo finisce e ne comincia un altro pochi minuti dopo, mentre la gente sta ancora tornando al posto di lavoro che aveva lasciato per l’allarme precedente.
Gli abitanti di Kyiv erano abituati a non prendere troppo sul serio gli allarmi aerei, ma in questi mesi il numero di civili uccisi da missili e droni è aumentato. Tra gennaio e marzo di quest’anno i morti erano stati cinque. Tra aprile e giugno erano stati 41. Tra luglio e settembre sono stati 120 (e settembre deve ancora finire). Si vedono di nuovo scene che si erano viste soltanto all’inizio dell’invasione su larga scala nel 2022, come la gente che di notte scende a dormire nelle stazioni della metropolitana, oppure che corre per strada verso un rifugio.
Questo non vuol dire che nelle strade di Kyiv ci sia la sensazione di un pericolo di morte imminente.
La gente mangia ai tavoli all’aperto dei ristoranti, approfitta della luce pulita degli ultimi giorni di settembre, va al lavoro come sempre e prende i mezzi pubblici. Ma ogni giorno e per molte volte si sentono le sirene degli allarmi e una voce registrata che avvisa: uvaha, dronova nebezpeka! «Attenzione: minaccia di droni!» E poi: «Raggiungete immediatamente un rifugio». Dmytro K., 37 anni, che vive in periferia e per lavoro viene in centro, dice che «non c’è modo di sapere dove colpiranno, è una lotteria».
È davvero una lotteria. Kyiv è molto grande, circa quattro volte e mezza Milano, e ci vivono tre milioni e mezzo di persone. Ma ogni abitante è costretto a fare un calcolo delle probabilità contro il rischio che un drone con una testata esplosiva da novanta chilogrammi faccia saltare in aria, fra tutti gli edifici, proprio il suo.
I russi che eseguono questi bombardamenti non fanno distinzioni tra bersagli civili e bersagli militari.
Due giorni fa all’ora di pranzo un drone Geran-5 ha colpito l’Accademia nazionale delle Scienze, un palazzo elegante nel centro della città, e ha ucciso due persone. Per sfuggire all’incendio seguito all’esplosione alcuni sono stati costretti a scappare dalle finestre del secondo piano. Il soffitto dell’Accademia nazionale delle Scienze era stato retto per più di duecento anni da grosse travi di legno. Oggi metà del soffitto non c’è più e delle travi resta una catasta annerita accanto all’edificio scoperchiato.

Due persone provano a scappare dalle finestre dell’Accademia nazionale delle Scienze colpita da un drone russo, Kyiv, 28 settembre (REUTERS/Alina Smutko)
Poco dopo quel bombardamento un altro drone ha colpito una clinica privata in vetrocemento a un chilometro e mezzo di distanza, ma sempre in centro. C’è il timore che i russi decidano che cosa distruggere basandosi su mappe non aggiornate, perché quella clinica fino a due anni fa era un data center e i russi in questi giorni stanno bombardando proprio i data center di Kyiv – ne hanno colpiti quattro – per togliere la connessione internet alla popolazione.
Ci sono canali Telegram che fanno la cronaca in diretta delle traiettorie di volo dei singoli droni, in modo che gli ucraini di Kyiv sappiano regolarsi e se preoccuparsi oppure no. Il problema è che per quanto la città sia grande i nuovi droni russi hanno motori jet di fabbricazione cinese che permettono di volare anche a 600 chilometri l’ora.
Le cronache su Telegram sono sequenze di messaggi in accelerazione. Prima il drone russo appare all’orizzonte da est o da nord. E poi immaginate di essere a Milano e di leggere un canale che nel giro di pochi minuti avverte:
- drone in avvicinamento è sopra Forlanini
- è a Porta Vittoria
- è sul Duomo
- è a Baggio
- sta tornando indietro
Finché cade o viene intercettato in volo. Più e più volte al giorno.
Nella notte tra il 29 e il 30 settembre i russi hanno lanciato contro Kyiv missili balistici e decine di droni, come succede spesso, per colpire quattro centrali elettriche. Non le avevano ancora prese di mira. L’idea è che vogliano danneggiarle adesso così gli ucraini non avranno il tempo di ripararle entro l’inverno. Ci sono stati blackout brevi. Adesso hanno anche la possibilità, sempre grazie ai nuovi droni, di filmare dall’alto e in diretta che cosa sta succedendo in città.

I danni al tetto dell’Accademia nazionale delle Scienze dopo che è stata colpita da un drone russo, Kyiv, 29 settembre (Daniele Raineri/il Post)
Prima di agosto i russi accumulavano centinaia di droni e missili per due-tre settimane e poi li lanciavano tutti assieme contro Kyiv in modo da saturare e mandare in tilt le difese aeree. Ora non hanno più bisogno di mandare in tilt le difese aeree ucraine, perché sono difese molto deboli, e quindi bombardano a ciclo continuo. Mandano anche un singolo drone, che però basta a tormentare la città e a paralizzare la vita normale. L’idea è questa: un drone ogni ora per dieci ore consecutive è peggio che dieci droni tutti assieme.
Ihor Klymenko, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, martedì ha detto che a Kyiv dal 27 agosto ci sono stati 235 allarmi aerei, per una durata complessiva di 261 ore. Vuol dire circa sette allarmi e quasi otto ore di allerta ogni giorno. A luglio era un allarme al giorno. Ogni ora di allerta che ferma l’economia costa all’Ucraina 45 milioni di dollari, ha detto al Guardian il ministro dell’Economia, Oleksandr Kravchenko.
Secondo questa analisi, tra le 17 e le 19 i russi mandano più droni, perché è l’ora del rientro a casa per molti lavoratori, che devono andare dalla riva destra alla riva sinistra del fiume Dnipro e devono passare sui ponti. È uno stillicidio che ha preso il posto della singola grande ondata.
Sulle autostrade le stazioni di servizio chiudono a ogni allarme aereo. Le stazioni di servizio sono piccole isole di efficienza che rendono più umane e percorribili le pianure smisurate dell’Ucraina, ma ora sono diventate bersagli di prima scelta, come tutto quello che fa funzionare le città, dai treni alle centrali elettriche. In sei mesi i russi hanno bombardato trecento stazioni di servizio, ha detto ad agosto il ministro dell’Energia Denys Shmyhal. Diciassette a Kyiv.
Quando sui telefoni squilla l’app dell’allarme aereo i dipendenti spengono le luci, escono, bloccano le porte automatiche e vanno a trecento metri di distanza ad aspettare che l’allarme finisca. Ma tra poche settimane ci saranno neve e ghiaccio. Viene da chiedersi come faranno.



