C’è un accordo per far rientrare a casa sua Maricarmen Abascal
Cioè l'87enne spagnola al centro delle grosse proteste contro la crisi abitativa partite dal suo sfratto: ora lei deve scegliere se firmare
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La legale e i familiari di Maricarmen Abascal, la donna di 87 anni che era stata sfrattata dalla casa di Madrid dove abitava da oltre 70, hanno trovato un accordo preliminare con i proprietari dell’immobile per farla tornare a casa. La vicenda di Abascal aveva causato ampie proteste contro la crisi abitativa in tutta la Spagna. L’accordo è stato negoziato con la mediazione del comune di Madrid, e se lei lo accetterà potrà tornare a vivere nell’appartamento.
L’avvocata della donna, Beatriz Duro, ha detto ai giornalisti di considerare questo risultato «il frutto della mobilitazione sociale», e ha aggiunto di sperare che l’accordo possa contribuire più in generale a cambiare il modo in cui funzionano le cose nel settore abitativo.
L’accordo permetterebbe ad Abascal di tornare nell’immobile dove ha sempre vissuto come inquilina a un prezzo non superiore al 30 per cento della sua pensione: l’importo sarebbe simile a quello che pagava in precedenza, circa 500 euro comprensivi di affitto e spese condominiali. Il contratto avrebbe una validità di otto anni.
María del Carmen Abascal, che tutti chiamano Maricarmen, viveva in un appartamento di via Sainz de Baranda, nel quartiere Retiro di Madrid, che prende il nome dal Parque del Retiro ed è una delle zone centrali diventate di maggior pregio nella capitale spagnola. Era stata sfrattata il 23 settembre dopo una battaglia legale durata otto anni: ha un’invalidità riconosciuta del 50 per cento, era stata portata fuori dal suo appartamento in barella e poi ricoverata in ospedale, dove si trova tuttora in osservazione per gli effetti dell’ansia e dello stress causati dallo sfratto.
La famiglia di Abascal si era trasferita lì nel 1956. Il contratto di affitto era stato firmato dal padre, che era morto pochi anni dopo. Il contratto era quindi passato alla madre, e alla sua morte, nel 2005, a Maricarmen. I problemi erano cominciati nel 2018, quando la società Renta Corporación comprò l’appartamento. Due anni dopo propose ad Abascal di comprarlo per 247mila euro, ma lei non poteva permetterselo. Fu quindi venduto a Urbagestión, un’azienda che possiede decine di appartamenti e che aveva pressoché quadruplicato l’affitto a Abasca, rifiutando ogni mediazione per trovare un accordo che le permettesse di rimanere nella sua casa.
Dopo diverse sentenze nei vari gradi di giudizio il Tribunale supremo, l’organo giudiziario di più alto livello in Spagna, a marzo aveva dato ragione a Urbagestión, in base a una legge del 1994.
In Spagna una legge del 1985 stabilisce che gli affitti stipulati prima di quell’anno, definiti “vecchi affitti”, possano essere aumentati solo secondo parametri stabiliti dalla legge e legati all’inflazione. Quei contratti durano per tutta la vita degli inquilini e possono essere passati ai parenti prossimi. Una seconda legge, quella del 1994 appunto, limita a uno il passaggio di intestatario del contratto di “vecchi affitti”: il secondo passaggio è possibile solo per due anni, a meno che il subentrante abbia un’invalidità superiore al 65 per cento.
È anche per questo che il caso di Maricarmen Abascal è diventato un simbolo per le associazioni e i cittadini che protestano contro le speculazioni nel mercato immobiliare e rivendicano il diritto a una casa a prezzi sostenibili.
La questione abitativa in Spagna infatti è un problema grave e diffuso. Negli ultimi anni nelle maggiori città spagnole i prezzi delle case e degli affitti sono molto aumentati, diventando spesso non sostenibili per gli inquilini di lungo corso e per i giovani, anche quelli che hanno un lavoro fisso. Il mercato immobiliare è condizionato da fondi di investimento e società private che acquistano palazzi o appartamenti sfruttando il costante aumento dei prezzi, ottenendo molti profitti dalla rivendita o dagli aumenti degli affitti.
La risposta alla crisi abitativa era uno dei punti del programma del governo di sinistra del primo ministro Pedro Sánchez, che però non ha una maggioranza in parlamento: a febbraio una prima legge per rendere impossibile sfratti come quello di Abascal era stata respinta per l’opposizione degli indipendentisti catalani di Junts per Catalunya. Poi il decreto previsto per giugno era stato rinviato per la difficoltà di trovare un accordo fra alleati che hanno posizioni molto diverse. Ora il caso dello sfratto di Abascal a Madrid e le proteste che ha provocato in varie città della Spagna potrebbero essere la spinta decisiva per approvare il decreto: l’approvazione potrebbe già arrivare oggi.
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