Tutti vogliono comprare Letterboxd
Il famoso social network di recensioni e consigli cinematografici è arrivato a valere centinaia di milioni di dollari, e interessa anche a società che si occupano di altro
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Letterboxd, il social network di cinema che fino al 2024 era considerato una piattaforma per appassionati, è cresciuto così tanto che ora non solo ci sono diversi soggetti interessati a comprarlo, ma il suo valore è aumentato di sei volte rispetto al 2023. Nato nel 2011 per permettere agli utenti di valutare i film, scrivere recensioni, commentare quelle altrui e fare liste di consigli, si è molto diffuso dopo la pandemia e proprio negli ultimi anni è diventato il posto dove controllare il gradimento generale di un film e tenere traccia delle cose viste. Non solo per gli utenti comuni.
Su Letterboxd ci sono infatti anche i registi Francis Ford Coppola, Taika Waititi, Sean Baker (che guarda tantissimi film italiani degli anni Settanta) e molte altre persone note del cinema, alcune con account segreti per potersi esprimere liberamente. Ma soprattutto ci sono circa trenta milioni di utenti. Chi vuole può abbonarsi pagando 19 o 49 dollari all’anno (in Italia 21,35 o 54,90 euro) per qualche servizio in più, ma il grosso delle funzioni di Letterboxd è gratuito. Per questo, nonostante l’azienda produca profitti, in molti ritengono che il suo potenziale economico non sia sfruttato appieno.
– Leggi anche: I quattro film preferiti di Letterboxd
Tre anni fa la holding canadese Tiny ne aveva acquistato il 60 per cento (lasciando il restante 40 ai fondatori) e in quell’occasione Letterboxd era stato valutato 50 milioni di dollari. Questo luglio, quando Puck ha riportato che erano iniziate delle trattative per una nuova acquisizione, le prime valutazioni erano da 250 milioni di dollari. Ora, secondo il New York Times, sarebbero entrati in trattativa anche possibili acquirenti disposti a pagare 300 milioni di dollari.
Quello che Letterboxd ha di ambito, e che al momento non sta sfruttando, sono i dati dei suoi utenti. Per lo più sotto i trent’anni e molto appassionati, sono il tipo di persone a cui gli studios americani vogliono rivolgersi e capire come rivolgersi. Sapere quello che guardano, cosa preferiscono e come discutono di film può diventare un efficace strumento di marketing. Per esempio una funzione interessante per le società di distribuzione è la “watchlist”, l’elenco dei film non ancora visti ma che si desidera vedere.
Tra i possibili acquirenti di Letterboxd c’è Versant, già proprietaria di Rotten Tomatoes e Fandango. Il primo è un importantissimo aggregatore di recensioni di critici professionisti e non, la cui media, se molto positiva, è spesso usata nella promozione come certificazione di qualità; il secondo invece è il più grande rivenditore online di biglietti per i cinema degli Stati Uniti.
Ci sono poi anche tre società di distribuzione in gara: due più grandi, Sony/Columbia e Paramount, e un’altra indipendente, A24. C’è Netflix, che essendo la più tecnologica tra le aziende cinematografiche saprebbe fare un grande uso di quella gigantesca mole di dati di visione e preferenze. E hanno fatto un’offerta anche il New York Times e una società di private equity.
Il cambio di valore di Letterboxd è legato alla sua crescita ma anche al fatto che sempre di più il pubblico è visto come una parte della catena di rifornimento dell’industria cinematografica: un bene la cui attenzione può essere venduta e acquistata. Molto dell’economia dei film, specialmente negli Stati Uniti, gira intorno alla promozione e in questo senso Letterboxd può diventare un’ottima vetrina per promuovere i film.
Il grande problema di questa vendita però è che Letterboxd è sempre stata percepita come una piattaforma disinteressata ai grossi guadagni, e il suo essere indipendente e ai margini dell’industria è da sempre una componente attrattiva per chi la usa. Per molti dei suoi utenti Letterboxd è un social network che non segue le logiche di tutti gli altri social network, indipendente dal mondo del cinema e dove infatti anche registi e attori noti si sentono liberi di valutare i film dei colleghi. Un’acquisizione da parte di una grande società del settore cambierebbe tutto.
Ci sono stati molti casi paragonabili in passato. Amazon per esempio comprò nel 2013 Goodreads, un sito simile a Letterboxd ma per i libri, ma non è mai riuscita a trovare un modo di trarne profitto senza snaturarlo, preferendo alla fine non interferire e non investirci. Sempre Amazon nel 1998 comprò IMDb, un gigantesco database di tutti i film mai fatti, con l’elenco di tutte le persone che ci hanno lavorato. Era un sito di consultazione pensato per gli utenti, e ancora lo è, ma negli ultimi anni Amazon ha trasformato la versione “Pro” a pagamento in uno strumento per l’industria del cinema.
Letterboxd in un certo senso ci aveva anche provato a generare profitti maggiori. Negli ultimi anni si è prima strutturato come una piccola redazione, per produrre contenuti, e poi anche come una piattaforma di noleggio. Si occupa di produrre notizie e testi di commento e analisi sul cinema, oltre a contenuti video più leggeri (i più noti sono quelli in cui vengono chiesti alle celebrity i loro 4 film preferiti) e liste di film secondo temi specifici.
Questa è una parte minoritaria ma in crescita di Letterboxd, quella più importante per la piattaforma è rappresentata dai contenuti creati dagli utenti, dalle loro recensioni, elencate nelle schede di ogni film a partire da quelle con più Mi piace, e dalle liste fuori dal comune. Una delle più note (e brevi) è “Film in cui Rachel McAdams interpreta la moglie di un viaggiatore nel tempo” (i film nella lista sono 4!).
Invece la parte di noleggio di film esiste dallo scorso dicembre, è disponibile in 23 paesi (tra cui l’Italia) e offre uno o due titoli inediti per volta. Sono film che non sono stati al cinema né su piattaforma e ovviamente sono in linea con i gusti degli utenti del sito: spesso horror o film di fantascienza.
– Leggi anche: Un nuovo vecchio social network sul cinema



