La Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato di nuovo le espulsioni di persone migranti verso paesi diversi da quelli d’origine
- Condividi
- X
- Regala il Post

Martedì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato il governo del presidente Donald Trump a riprendere le espulsioni di persone migranti verso paesi diversi da quelli d’origine, senza garantire loro la possibilità di contestare il trasferimento per il rischio di subire persecuzioni o torture. La decisione è provvisoria: sospende gli effetti di una sentenza che aveva bloccato questa pratica, in attesa che la Corte si pronunci sulla sua legalità.
Le espulsioni verso i cosiddetti «paesi terzi» sono uno degli strumenti con cui Trump sta portando avanti il suo programma di espulsioni di massa. Il governo le considera necessarie quando i paesi d’origine rifiutano di accogliere i propri cittadini o quando questi non possono esservi rimandati per i rischi che correrebbero. Le organizzazioni per i diritti dei migranti contestano che vengano trasferiti in paesi con cui non hanno legami e dove possono comunque subire violenze o detenzioni arbitrarie.
Il 18 settembre una Corte d’appello federale di Boston aveva stabilito che, prima di espellere una persona migrante verso un paese diverso da quello d’origine, il governo dovesse comunicarle la destinazione e darle il tempo di contestare il trasferimento, se riteneva di rischiare persecuzioni o torture. Il governo Trump si era rivolto alla Corte Suprema per ottenere la sospensione di questi obblighi e riprendere le espulsioni.


