In Serbia le dimissioni di Vučić sono una mossa di facciata
Il presidente ha lasciato l'incarico solo per provare a diventare primo ministro e continuare così a controllare le istituzioni
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Domenica Aleksandar Vučić si è dimesso da presidente della Serbia. L’ha fatto per potersi candidare alle elezioni parlamentari del 25 ottobre con il suo partito, il Partito Progressista Serbo (SNS, di destra), e diventare primo ministro, dato che ha esaurito il limite di due mandati presidenziali. Nei 12 anni in cui è stato al potere Vučić ha ottenuto il controllo delle istituzioni, e se l’SNS vincerà le elezioni continuerà a essere lui a comandare, al di là dell’incarico che ricopre.
Vučić è un politico populista e nazionalista. Divenne primo ministro nel 2014, poi presidente nel 2017. Prima di fondare l’SNS era stato un collaboratore e un ministro di Slobodan Milošević, che fu presidente della Serbia, e della Jugoslavia formata da Serbia e Montenegro, governando in modo autoritario dal 1989 al 2000.
La Serbia non è mai riuscita davvero a democratizzarsi dopo la fine del regime di Milošević, e oggi è considerata uno “stato catturato” da Vučić e dall’SNS: significa che le istituzioni sono indipendenti sulla carta, ma in realtà sono controllate da persone fedeli a Vučić, e che il potere è in mano a lui e al suo partito.
Vučić si serve degli apparati di sicurezza, in particolare i servizi segreti e la polizia, per reprimere e sorvegliare giornalisti e oppositori. Il sistema giudiziario non è indipendente, visto che giudici e procuratori sono perlopiù nominati sulla base della loro vicinanza all’SNS. Oltre a questo Vučić controlla la grande maggioranza dei giornali e delle televisioni: in modo diretto, come nel caso della principale televisione pubblica della Serbia, RTS, o in modo indiretto, condizionando il loro lavoro con finanziamenti e pubblicità. I giornali indipendenti sono pochi e subiscono pressioni e minacce: negli anni scorsi diversi giornalisti sono stati costretti a trasferirsi all’estero, temendo per la propria sicurezza.

Aleksandar Vučić durante la firma di un accordo con l’Azerbaijan a Belgrado, il 15 febbraio 2026 (AP/Darko Vojinovic)
Il fatto che Vučić sia l’uomo più potente della Serbia si è visto bene durante i suoi due mandati presidenziali. Secondo la Costituzione la Serbia è una repubblica parlamentare: il capo del governo è il primo ministro, e il presidente ha poteri limitati. Vučić però in realtà ha continuato a guidare il governo e a comportarsi come il vero leader della Serbia, anche da presidente. L’attuale primo ministro, Đuro Macut, è molto meno visibile e comunque dipende in tutto e per tutto da Vučić, benché formalmente non sia nemmeno un membro del suo partito.
Le dimissioni di Vučić erano previste, dal momento che il suo mandato scadeva nel 2027 e non avrebbe potuto ricandidarsi. La Serbia dovrà organizzare elezioni presidenziali entro 90 giorni dalle dimissioni. Nel frattempo cambia ben poco, perché la nuova presidente provvisoria è diventata Ana Brnabić, che è una strettissima collaboratrice di Vučić e fa parte del suo stesso partito: Brnabić era la presidente del parlamento uscente, in passato è stata prima ministra, dopo che lui si era fatto eleggere presidente.
Il passaggio di Vučić da capo del governo a presidente durante gli anni in cui l’SNS ha governato è una formalità, e ora il fatto di tornare a fare il primo ministro gli serve per aggirare il limite di mandati presidenziali imposto dalla Costituzione. È una tattica simile a quella che usò il presidente russo Vladimir Putin tra il 2008 e il 2012, quando si fece nominare primo ministro e lasciò il posto di presidente a Dmitrij Medvedev, in un avvicendamento programmato, continuando però a essere il vero leader della Russia.

Un manifestante davanti alla polizia durante una protesta contro il governo a Belgrado, il 23 maggio 2026 (AP/Armin Durgut)
Le elezioni del 25 ottobre sono molto importanti, perché per la prima volta da quando è al potere Vučić rischia seriamente di perdere. Da quasi due anni in Serbia si è formato un grande movimento di protesta guidato da gruppi di studenti. È iniziato nel novembre del 2024, dopo che una tettoia della stazione ferroviaria nella città di Novi Sad è crollata uccidendo 16 persone. Il movimento ha organizzato proteste e manifestazioni che sono state tra le più partecipate della storia del paese. Parteciperà alle elezioni con una propria lista, Gli Studenti Vincono.
I sondaggi in Serbia sono spesso inaffidabili ed è difficile fare previsioni. Uno dei più recenti dà in vantaggio l’SNS con il 48,6 per cento contro il 37,1 per cento di Gli Studenti Vincono. Diversi analisti ed esperti sostengono che in realtà ci sia molto meno distacco, e che i due siano praticamente appaiati.
In Serbia però le elezioni non sono pienamente libere e democratiche, e per questo Gli Studenti Vincono è molto penalizzato rispetto all’SNS. Nelle ultime elezioni parlamentari, quelle del 2023, il partito di Vučić aveva stravinto anche grazie a diffusi brogli e irregolarità. C’erano stati molti casi di compravendita di voti, o di pressioni sui dipendenti pubblici affinché votassero per l’SNS. Giornali e televisioni lo avevano avvantaggiato, dandogli un’esposizione sproporzionata rispetto all’opposizione. È successo anche durante le proteste, quando la stragrande maggioranza dei giornali e delle televisioni ha criticato il movimento degli studenti spesso con affermazioni false o diffamatorie, e si sta ripetendo nella campagna per queste elezioni parlamentari.
In Serbia il primo ministro non viene eletto direttamente dai cittadini, ma è nominato dalla maggioranza in parlamento su indicazione del partito più votato. Il comitato centrale dell’SNS ha deciso già a inizio settembre che Vučić sarà il suo candidato. Era scontato, e se l’SNS vincerà le elezioni è certo che verrà nominato primo ministro.



