Il burro francese è diventato un souvenir

A Parigi è molto richiesto soprattutto da turisti statunitensi e giapponesi, e i negozi si stanno attrezzando per soddisfare la crescente domanda

Confezioni di burro di diversi gusti esposte in un frigorifero del Le Butter Shop di Parigi, in Francia, 25 agosto 2026 (AP/Christophe Ena)
Confezioni di burro di diversi gusti esposte in un frigorifero del Le Butter Shop di Parigi, in Francia, 25 agosto 2026 (AP/Christophe Ena)
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Negli ultimi due anni le vendite di burro della Grande Épicerie di Parigi sono quadruplicate: nel 2025 la storica gastronomia di lusso ha venduto 19 tonnellate di burro, circa 700mila panetti, e per stare dietro alla domanda i banchi frigo vengono riforniti due volte al giorno. È successo perché i reparti latticini di questo e di molti altri negozi di alimentari in città sono diventati mete sempre più gettonate per migliaia di turisti – in particolare giapponesi e statunitensi – che visitano Parigi e che vogliono approfittarne per comprare il burro francese.

Negli ultimi anni infatti comprare il burro a Parigi è diventato così di moda che online circolano migliaia di video di turisti e content creator che mostrano e assaggiano i loro panetti e consigliano come trasportarli e conservarli in valigia.

Tra le marche più acquistate ci sono la Maison Bordier, nata a Saint-Malo, in Bretagna, e diventata famosa per il suo burro lavorato e aromatizzato a mano, Beillevaire, prodotto nella regione della Loira, Beurre Dupont, prodotto nel nord della Francia, ed Échiré, che prende il nome da un piccolo comune a ovest del paese.

Visto l’interesse, alcuni negozi in città, anche gastronomie più piccole della Grande Épicerie, hanno cominciato a proporne decine di varietà aromatizzate. A luglio del 2026 ha persino aperto un negozio dedicato solo alla vendita di burro. Si chiama Le Butter Shop, ed è vicino alla Tour Eiffel: oltre al tradizionale demi-sel (letteralmente mezzo sale, quello che in Italia è considerato burro salato), vende burro aromatizzato allo scalogno, al pepe, all’aglio selvatico, alle erbe aromatiche e anche alcuni gusti particolarmente insoliti come alghe, fragola e cioccolato. In tutto sono circa cinquanta tipi diversi.

Per chi vive fuori dalla Francia il burro francese è apprezzato per via del gusto più intenso e per la maggiore cremosità: il contenuto di grassi è infatti tra l’82 e l’84 per cento, leggermente superiore a quello dei prodotti che si trovano negli Stati Uniti, ma anche in Italia, cioè 80 per cento.

Moltissimi giornali internazionali hanno dedicato servizi all’apertura di questo negozio, definendolo il “primo negozio di solo burro” di Parigi e intervistando Erwan Leo, il proprietario. Leo ha raccontato di averlo chiamato così per renderlo più riconoscibile dai visitatori stranieri: circa il 70 per cento dei suoi clienti infatti sono turisti britannici, statunitensi e giapponesi, e alcuni di loro arrivano muniti di borse frigo e panetti termici per evitare che il burro si sciolga nel trasporto.

I negozi più grandi hanno iniziato a offrire il servizio di confezionamento sottovuoto per chi deve trasportare il burro per lunghi viaggi: alla Grande Épicerie bisogna pagare un euro per ogni confezione. I panetti di burro sono mediamente da 125 grammi, costano tra i 6 e i 7 euro, e le versioni aromatizzate possono arrivare anche a 8.

Dal punto di vista microbiologico il burro si mantiene anche a temperatura ambiente, come spiega al Post il chimico e divulgatore scientifico Dario Bressanini, ma bisogna stare attenti all’esposizione all’ossigeno: più si riesce a evitarla, più lentamente i suoi grassi si ossidano e il burro irrancidisce, alterando il proprio gusto e odore e creando quella patina giallastra sulla superficie.

Il burro si può portare in aereo, ma è meglio metterlo nel bagaglio da stiva anziché in quello a mano: la TSA, l’agenzia statunitense che si occupa dei controlli di sicurezza negli aeroporti, considera il burro un liquido anche quando è trasportato in forma solida e applica il limite nel bagaglio a mano di circa 100 ml. Chi rientra negli Stati Uniti deve inoltre dichiararlo alla dogana.

I negozianti e i produttori di burro hanno provato a interpretare il grande successo del burro francese: Clémence Le Tannou, responsabile degli acquisti della Grande Épicerie, ha raccontato a Le Parisien che le Olimpiadi del 2024 che si sono tenute in città potrebbero aver dato un’enorme spinta alla tendenza, ma che in realtà «facciamo ancora fatica a spiegarcelo: forse è merito di un video virale su TikTok?».

La moda del comprare il burro come souvenir, così come molte altre tendenze legate al turismo, ha in effetti un legame con i social e con i numerosissimi turisti che organizzano le vacanze seguendo liste, consigli e tendenze prese da lì. È soprattutto attraverso questi contenuti che molti hanno scoperto la cultura e la tradizione del burro francese e hanno iniziato a considerare i negozi di alimentari una tappa fondamentale del proprio viaggio a Parigi.

Come spesso succede anche in altre mete turistiche molto popolari, la reazione delle persone che vivono a Parigi è stata in parte ironica e in parte polemica: sui social hanno preso in giro il nuovo Le Butter Shop e criticato il tipo di locale, considerato da alcuni l’ennesimo esempio di attrazione turistica che prova a romanticizzare qualcosa di molto ordinario.

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