Cosa fa Muse, la nuova intraprendente AI di Meta
Può navigare online, leggere le email e fare acquisti per conto suo, ma per farlo deve avere accesso a molti dati personali
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Mark Zuckerberg, il CEO di Meta, vuole che il suo nuovo sistema di intelligenza artificiale Muse sia ovunque. Dal palco di Meta Connect, uno degli eventi annuali più importanti della società, ha annunciato la sua introduzione negli smart glass e in un nuovo dispositivo da appendere al collo, che ricorda vagamente un Tamagotchi. Le novità sono arrivate a poche settimane di distanza dal lancio ufficiale di Muse, che ha raccolto grande interesse e sollevato qualche perplessità sulla tutela per la privacy.
Muse non è un normale chatbot come ChatGPT, Gemini e Claude: viene definito da Meta un “agente AI personale” in grado di fare più cose. Il principale sistema di interazione rimane un campo di testo in cui inserire le proprie richieste, come sui normali chatbot, ma il sistema non si limita a dare risposte e può eseguire direttamente delle azioni.
Grazie a un proprio browser interno, Muse ha infatti la possibilità di navigare autonomamente online e di accedere ai siti che normalmente si usano per gestire la posta elettronica, controllare il calendario, prenotare un treno o un volo e fare acquisti. Può anche continuare a lavorare quando non lo si sta utilizzando attivamente, per esempio per controllare periodicamente il prezzo di un volo, in modo da prenotarlo quando diventa più conveniente. In generale, quindi, non risponde alle domande come fanno i chatbot, ma cerca di raggiungere specifici obiettivi.
Al momento il servizio è disponibile solamente negli Stati Uniti e, da qualche giorno, in Canada. Meta sta lavorando per introdurlo anche in Europa, ma è probabile che sarà necessario del tempo per dimostrare che il suo sistema rispetta le regole sulla privacy e la tutela dei dati nell’Unione Europea, molto più rigide e severe rispetto agli Stati Uniti.
Un giornalista del New York Times che ha provato alcune delle funzionalità ha scritto di essere rimasto stupito dalle potenzialità.
Ha chiesto a Muse di occuparsi della sua assicurazione dentale per fare alcune verifiche. Il sistema ha telefonato autonomamente all’assicurazione, ha comunicato i dati dell’assicurato e ha risposto a una domanda di sicurezza, rimanendo poi in attesa di un operatore. Solo a quel punto, ha inviato una notifica al giornalista per avvisarlo che qualcuno aveva risposto e potevano parlarsi. La maggior parte dei chatbot oggi disponibili avrebbe semplicemente spiegato come chiamare l’assicurazione, ma non avrebbe fatto e gestito la chiamata da sé.
Altre società del settore come OpenAI e Anthropic avevano introdotto in passato agenti per svolgere compiti specifici online, ma Meta è la prima a proporre un sistema più ampio e che potenzialmente potrebbe usare chiunque anche senza essere smanettoni.
Per alcuni la capacità di Muse di navigare autonomamente online potrebbe essere inquietante in un momento in cui si discute molto dei rischi legati alle AI, e dei danni che potrebbero fare con libero accesso a Internet e capacità di agire senza limiti. Meta sostiene di aver progettato Muse tenendo in considerazione questi rischi, con sistemi di sicurezza e controllo da parte degli utenti per le attività più delicate.
Ogni account ha una macchina virtuale dedicata nel cloud, cioè un computer che esiste solo come software e nel quale Muse può navigare, aprire siti e salvare file. La macchina è separata dal resto dei sistemi di Meta e un secondo agente, chiamato Sentinel, controlla le attività di Muse e può bloccare quelle considerate rischiose.
Se si chiede a Muse di acquistare un paio di scarpe di una certa marca senza spendere più di 150 euro, il sistema fa in autonomia la ricerca e prepara l’acquisto sul sito di shopping online più conveniente. Non può però completare in autonomia la transazione e attende quindi l’autorizzazione della persona che pagherà quelle scarpe prima di portarla a termine.
In buona parte dei casi, queste attività richiedono delle credenziali per farsi riconoscere dal sito e riempire il carrello. Meta dice di aver progettato il sistema in modo che l’agente non veda direttamente le password o i dati delle carte di credito di chi lo sta usando. Queste credenziali vengono gestite separatamente, con la creazione di password alternative o di carte di credito monouso. Nonostante le garanzie, al momento alcune delle più grandi aziende di vendite online hanno mostrato di non essere disposte ad avere acquirenti AI.
Amazon ha bloccato gli accessi a Muse pochi giorni dopo la sua diffusione. La società di ecommerce, tra le più grandi e ricche al mondo, ritiene che un agente AI che fa shopping violi le condizioni d’uso del sito. Amazon ha però interessi concorrenti nel settore, quindi la limitazione potrebbe riguardare i futuri piani dell’azienda nei sistemi di intelligenza artificiale per gli acquisti online. Shopify, tra le più famose società che forniscono servizi ai siti per vendere i loro prodotti online, ha invece avviato una collaborazione con Meta, ma sarà necessario un po’ di tempo prima di vederne i risultati online.
Le recensioni dei principali giornali e dei siti di tecnologia statunitensi segnalano che Muse si distingue dai normali chatbot solo se ha accesso ai propri account come quello per la posta elettronica o per i documenti come Google Drive. Oltre a poter eseguire compiti in autonomia, utilizza i dati cui ha accesso per proporre nuove cose da fare o per migliorare alcune delle proprie attività. Il sistema genera anche una bacheca personalizzata, che contiene notizie, appuntamenti, promemoria e informazioni utili sempre tratte dai propri account.

Mark Zuckerberg, il CEO di Meta, presenta un dispositivo per avere sempre con sé Muse (Minh Connors/Bloomberg via Getty Images)
Meta dice di avere lavorato per rendere Muse sicuro e per impedire che il sistema abbia accesso diretto ai dati più sensibili dell’utente. La macchina virtuale usata oggi, però, non garantisce che nemmeno Meta possa accedere ai dati: per questo la società ha annunciato una futura “Confidential VM”, una macchina virtuale basata su tecnologie di confidential computing, che dovrebbe impedire anche a Meta di vedere ciò che avviene al suo interno. È un livello di protezione ulteriore, che secondo la società arriverà entro la fine del 2026.
La diffidenza nei confronti di Meta non nasce del resto con Muse. La società ha una lunga storia di multe e patteggiamenti miliardari per il modo spesso disinvolto con cui ha gestito i dati dei propri utenti. Al tempo stesso, miliardi di persone usano i suoi servizi più famosi come Facebook, Instagram e WhatsApp, con i quali Meta genera centinaia di miliardi di ricavi all’anno attraverso la propria piattaforma pubblicitaria che traccia le attività degli utenti. In questo senso Muse potrebbe diventare una nuova opportunità di ricavo, sfruttando proprio quella base di utenti che utilizza già i molti servizi di Meta.
Muse è entrato in un settore che sarà sempre più affollato. OpenAI ha già integrato in ChatGPT un agente capace di usare un proprio computer e svolgere compiti complessi, mentre Anthropic sta sviluppando sistemi che possono lavorare tra file e applicazioni e Google sta portando funzioni simili dentro Gemini. Anche Microsoft sta integrando agenti nelle proprie applicazioni, mentre diverse startup e progetti open source stanno sviluppando sistemi analoghi. Le società concorrono per costruire un assistente che sia semplice da usare e utile al punto da diventare parte delle attività quotidiane.

Il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, con il suo assistente AI Agrippa (Minh Connors/Bloomberg via Getty Images)
Durante la presentazione di mercoledì, Zuckerberg ha detto che Muse diventerà sempre più centrale nei servizi offerti dalla società e che sarà l’assistente predefinito sugli occhiali che Meta realizza insieme al gruppo EssilorLuxottica. Altri dispositivi, come quello con un piccolo schermo da appendere al collo, ospiteranno Muse e potranno essere usati per impartire comandi e controllare le attività del proprio agente.
In un momento storico denso di interrogativi e diffidenze sui sistemi di intelligenza artificiale, Meta ha scelto di dare un volto rassicurante al proprio assistente virtuale. Assomiglia ai pupazzi usati spesso come mascotte dalle aziende in Giappone e può essere personalizzato, sia per quanto riguarda il modo in cui appare sia per quanto riguarda la voce.
Zuckerberg ha deciso di chiamare il proprio assistente Agrippa, come il politico e militare dell’antica Roma fidato amico dell’imperatore Augusto. Il CEO di Meta ha da tempo una passione per Augusto, durante la sua luna di miele a Roma nel 2012 non mancò di fotografare tutte le sculture dell’imperatore che riusciva a trovare e ha chiamato la sua secondogenita August. La scelta di chiamare il proprio assistente personale Agrippa rende il resto del parallelismo piuttosto facile da intuire.



