Cosa diceva la vecchia circolare di Mattarella sulla scuola
Giorgia Meloni l'ha citata per avvalorare la sua proposta di limitare gli studenti stranieri nelle classi
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Ospite del programma di Bruno Vespa Cinque Minuti, su Rai 1, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di nuovo del suo progetto di limitare il numero di studenti stranieri nelle classi: ha respinto l’interpretazione secondo cui il recente discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla scuola sarebbe una critica alla sua proposta, e per farlo ha citato soprattutto due circolari firmate da Mattarella quando era ministro dell’Istruzione, di oltre trent’anni fa.
«Quando il presidente era ministro dell’Istruzione redigeva circolari invitando a distribuire gli studenti stranieri», ha detto Meloni, che ha usato questo argomento per definire la sua proposta una «misura di buonsenso».
Le circolari citate da Meloni risalgono rispettivamente al 1989 e al 1990: Mattarella era ministro del governo di Giulio Andreotti. La circolare più importante è quella del 1990, che riprendeva ed espandeva parte dei contenuti della prima: concretamente, indicava un numero massimo di studenti stranieri per classe, in un contesto sociale e con toni molto diversi dalla proposta di Meloni, che ha evidenti finalità elettorali e concretamente è quasi impossibile da realizzare.
La circolare firmata da Mattarella dava alcune indicazioni generali per favorire l’integrazione tra studenti stranieri e studenti italiani. Meloni si riferisce alla parte dedicata alla formazione delle classi, in cui riprendeva una norma del 1982 secondo cui in ogni classe non avrebbero dovuto esserci più di cinque studenti che parlavano la stessa lingua straniera.
Nella circolare Mattarella suggeriva di metterne in ogni classe anche meno di cinque, «qualche unità», in maniera che imparassero l’italiano più rapidamente stando a contatto con i compagni di classe che lo parlavano già. Raccomandava poi di superare i cinque studenti per gruppo solo in occasione di attività dedicate alla lingua, prediligendo la mescolanza in tutti gli altri casi.
L’idea, in altre parole, era evitare che all’interno delle classi si formassero gruppetti separati di studenti che continuavano a parlare tra loro la propria lingua senza entrare a contatto con chi parlava l’italiano; e, al tempo stesso, di evitare che in occasione di attività linguistiche gli studenti che non parlavano l’italiano fossero esclusi dal gruppo.
La circolare dava queste indicazioni tenendo conto dell’efficacia di questo tipo di alternanza, dimostrata da esperienze passate ma anche abbastanza intuitiva, e raccomandava comunque di rafforzare il sostegno linguistico agli studenti stranieri all’inizio dell’anno scolastico, cioè nel periodo in cui per i nuovi studenti stranieri è più complicato inserirsi in una classe di persone che parlano generalmente una lingua diversa.
La circolare di Mattarella in ogni caso aveva più il tono di una raccomandazione che quello di un precetto: diceva di seguire le indicazioni «ove possibile» e nell’ottica di promuovere l’educazione interculturale e la mediazione tra diverse culture. Come premessa, diceva che «gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni: bambini e bambine, ragazzi e ragazze, con le loro individualità e differenze, fra le quali l’appartenenza ad una diversa etnia si colloca come una delle variabili da prendere in considerazione».
Più in generale, quella di Mattarella era una circolare, quindi un insieme di indicazioni di massima molto meno vincolanti di un decreto-legge, come quello che Meloni ha intenzione di discutere nel Consiglio dei ministri in programma per giovedì.
È diverso anche il contesto politico: Mattarella dava indicazioni su come gestire operativamente un problema, mentre l’ispirazione di Meloni è chiaramente propagandistica. La sua proposta ha fatto seguito a una recente dichiarazione del deputato Rossano Sasso di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che alcuni giorni fa aveva presentato un’interrogazione parlamentare su questo: come in altre occasioni recenti, Meloni sembra voler rincorrere il partito che le sta facendo opposizione “da destra”, sui temi della destra radicale, e secondo i sondaggi sta togliendo consenso ai partiti al governo.
Anche il contesto storico era molto diverso: negli anni Novanta l’immigrazione era molto minore, e così il numero di studenti stranieri nelle scuole. Secondo dati del ministero dell’Istruzione, gli studenti senza cittadinanza italiana sono aumentati molto a partire dagli anni Duemila, arrivando a essere oggi oltre l’11 per cento del totale. Il dato va comunque preso con cautela rispetto al problema della lingua: la definizione di studenti con “cittadinanza non italiana” è limitante e non tiene conto dei moltissimi bambini e ragazzi nati in Italia da genitori stranieri che, pur non avendo ancora la cittadinanza italiana, parlano perfettamente italiano.
Mattarella comunque non ha mai parlato esplicitamente della nuova proposta del governo sugli studenti stranieri, ma in un discorso per inaugurare l’anno scolastico ad Amatrice aveva detto diverse cose che sembravano un riferimento chiaro a quel progetto: aveva detto che «la scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati», e aveva aggiunto che la scuola non deve «formare ghetti» e «alzare le barriere».
– Leggi anche: Limitare gli studenti stranieri nelle classi è quasi impossibile



