Come stanno andando i controlli con i metal detector nelle scuole
Sono i dirigenti scolastici a doverli chiedere, e per ora non lo hanno fatto in molti
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Dopo che venerdì un ragazzo di 13 anni aveva accoltellato un’insegnante in una scuola di Centocelle, a Roma, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha diffuso i primi dati sull’utilizzo dei metal detector nelle scuole, che il governo aveva proposto per prevenire l’uso di coltelli e altre armi tra gli studenti. Nel periodo da febbraio a maggio, prima delle vacanze estive, sono stati richiesti da 276 istituti.
Intervistato al programma Diario del weekend su Rete 4, il ministro l’ha definito «un impiego già significativo». Ma bisogna considerare che gli istituti scolastici in Italia sono circa 7.800, e che in questo numero sono comprese 19mila sedi tra scuole medie e superiori, cioè quelle che più verosimilmente potrebbero chiedere l’uso dei metal detector. A marzo e a maggio, prima dell’episodio di Centocelle, c’erano stati due casi altrettanto gravi, a Trescore Balneario (Bergamo) e a San Vito Lo Capo (Trapani).
La possibilità di usare i metal detector all’ingresso delle scuole era stata introdotta a gennaio, dopo che in una scuola di La Spezia uno studente era stato ucciso con una coltellata da un compagno di classe di 19 anni. Valditara e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi avevano firmato una direttiva che permette agli istituti scolastici di potenziare i controlli delle forze dell’ordine nelle scuole dove avvengono «comportamenti violenti, spaccio di stupefacenti e segnalati e reiterati atti di bullismo».
La direttiva stabilisce che i prefetti e i dirigenti scolastici possono accordarsi sulle iniziative di prevenzione da adottare, convocando sedute apposite del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, un organo di consulenza del prefetto che serve a coordinare le forze di polizia e le misure di sicurezza a livello provinciale. Alle sedute possono partecipare anche servizi sociali e strutture sanitarie. Il documento prevede anche che «nelle situazioni più gravi» possa essere previsto, solo su richiesta dei dirigenti scolastici, l’uso di «strumenti di controllo agli accessi degli edifici», tra cui i metal detector.
Non sono i classici metal detector a portale, quelli installati negli aeroporti e che bisogna attraversare, ma dispositivi portatili simili a palette, che vengono passati vicino al corpo. La circolare specifica che nelle scuole possono essere usati solo dal personale delle forze dell’ordine. È a questo tipo di controlli che ha fatto riferimento Valditara quando, parlando dei metal detector nelle scuole, ha detto che sono stati fatti 2.828 «interventi», nei quali sono state sequestrate «decine di armi improprie e addirittura una scimitarra».
Non si sa quali scuole abbiano richiesto l’uso dei metal detector. Una però è sicuramente l’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia. Secondo il quotidiano Domani gli interventi sono stati richiesti anche da diverse scuole di Napoli, dove la prefettura aveva già avviato una sperimentazione per usare i metal detector nelle scuole.
La direttiva dei ministeri era stata accolta con alcune critiche da dirigenti scolastici, sindacati e amministratori, che ne avevano contestato soprattutto la difficile applicazione (per via delle decine, se non centinaia, di studenti che avrebbero dovuto essere controllati uno per uno la mattina all’ingresso) e il rischio di rendere più repressivo il clima nelle scuole, se le misure non fossero state accompagnate da altri progetti educativi.



