I Testimoni di Geova hanno cambiato idea sulle trasfusioni di sangue
Hanno introdotto la possibilità di donarne e riceverne alcune parti, attenuando il controverso divieto per cui sono noti
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Il movimento cristiano dei Testimoni di Geova ha annunciato attraverso il suo organo direttivo una revisione del principale e più controverso precetto per cui il movimento è noto nel mondo: il divieto di donare il sangue o ricevere trasfusioni di sangue. Secondo la nuova direttiva, i fedeli possono donare e ricevere globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine, cioè i quattro componenti principali del sangue, ma non il sangue intero.
In pratica, ora i Testimoni di Geova possono ricevere cure mediche che utilizzino una o più parti di sangue donato. Nei paesi sviluppati è la prassi per la maggior parte delle cure in ambito ospedaliero, dove a seconda delle specifiche necessità del paziente sono di volta in volta utilizzate le piastrine, il plasma o altre parti, e raramente il sangue intero di un singolo donatore. È una grossa novità, che permetterà alle persone del movimento di accedere a maggiori cure e, in alcuni casi, di salvarsi la vita.
I Testimoni di Geova possono ora anche decidere di donare il sangue, sapendo che quel sangue quasi certamente subirà poi in laboratorio procedure di routine in cui viene scomposto. Non è chiaro però se debbano averne una garanzia formale ed esplicita dal centro trasfusionale a cui si rivolgono: richiesta che potrebbe essere difficile da soddisfare e che potrebbe quindi complicare la loro scelta di donarlo.
Uno dei dirigenti del movimento, Geoffrey Jackson, ha presentato la revisione in un video in cui ha descritto la donazione di parti del sangue come una libera scelta di ogni cristiano, non per forza da rendere pubblica, ma comunque pienamente compatibile con i precetti della Bibbia. In una breve premessa ha parlato di fedeli che hanno bisogno di aiuto in aree del mondo recentemente colpite da terremoti e altre calamità naturali: «Il nostro amore per le persone ci motiva a predicare, ma ci spinge anche a prenderci cura di chi sta affrontando delle difficoltà», ha detto.
Il movimento religioso dei Testimoni di Geova fu fondato negli Stati Uniti nell’Ottocento e sostiene di avere 9,2 milioni di seguaci in tutto il mondo, di cui 252mila in Italia. È possibile che la nuova direttiva generi un certo smarrimento tra loro, come ha ammesso lo stesso dirigente alla fine del video. Il divieto delle trasfusioni di sangue esisteva infatti fin dalla Seconda guerra mondiale ed è basato su un’interpretazione della Bibbia secondo cui ai cristiani è vietato «assumere» sangue, in qualsiasi modo ciò avvenga: violare questo precetto può determinare l’espulsione dalla comunità.
Finora il divieto assoluto era anche una delle caratteristiche dei Testimoni di Geova più conosciute fuori dal movimento, oltre all’attività di evangelizzazione porta a porta e alla rigidità di alcune pratiche settarie. In un’intervista alla Stampa una ex Testimone di Geova italiana ha raccontato di come l’ostinata e fiera osservanza del divieto nella sua ex confraternita portò alla morte di un bambino di 18 mesi e poi alla morte dei genitori di lei, con i quali aveva interrotto i rapporti.
A marzo, in un precedente comunicato, l’organo direttivo dei Testimoni di Geova aveva anche autorizzato i seguaci del movimento a prelevare e conservare il proprio sangue per eventuali cure mediche future, ma non per cure di altre persone. Secondo uno studio del 2011 su un gruppo di pazienti Testimoni di Geova, la mortalità tra quelli con anemia grave era del 20,4 per cento contro l’1,9 per cento nel gruppo di pazienti che avevano ricevuto trasfusioni di sangue.
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