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  • Domenica 20 settembre 2026

Altre due elezioni da cui la CDU non si aspetta nulla di buono

Si vota in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino: il partito di centrodestra del cancelliere Friedrich Merz dovrebbe perdere voti in entrambi, di nuovo

Un cartello elettorale di Manuela Schwesig a Rostock, in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il 14 settembre del 2026 (Sean Gallup/Getty Images)
Un cartello elettorale di Manuela Schwesig a Rostock, in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il 14 settembre del 2026 (Sean Gallup/Getty Images)
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Due settimane dopo la sconfitta schiacciante in Sassonia-Anhalt, in Germania l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), il partito del cancelliere Friedrich Merz, potrebbe ottenere altri due risultati deludenti in altrettante elezioni. Domenica si vota in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino: due elezioni molto diverse in cui però la CDU, il principale partito tedesco di centrodestra, dovrebbe prendere fra 7 e 9 punti percentuali in meno delle ultime elezioni, rispettivamente del 2021 e del 2023. Sarebbe l’ennesimo brutto colpo per Merz, la cui leadership è già da mesi precaria.

Il Meclemburgo-Pomerania Anteriore è uno stato nel nord-est della Germania dove negli ultimi anni sono cresciuti i consensi per l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD), che ha saputo sfruttare un diffuso senso di insoddisfazione e abbandono della popolazione locale nei confronti del governo centrale.

È lo stato con lo stipendio medio più basso della Germania, di 40mila euro, e anche le pensioni sono relativamente basse, con una media di 1.300 euro al mese. È lo stato meno densamente popolato del paese, con 1,6 milioni di abitanti e una media di 70 per chilometro quadrato, contro i circa 240 della media tedesca; non ha grosse industrie o centri abitati ma un’economia che si regge principalmente sul turismo. Sono infatti molto apprezzati i paesaggi, i parchi naturali – come quello di Jasmund, sull’isola di Rügen, la più grande della Germania – e i molti laghi, fra cui quello di Müritz, dove si praticano attività di birdwatching e canoa.

A differenza di altri stati orientali, dove sono forti la destra e l’estrema destra, dal 1998 in Meclemburgo-Pomerania Anteriore governa il Partito Socialdemocratico (SPD), di centrosinistra. Negli ultimi giorni l’SPD è tornato a essere il primo partito nei sondaggi con il 37 per cento, superando il 36 per cento di AfD (che quindi ha comunque parecchi voti). Terza con il 9 per cento è la sinistra della Linke, che già governa con l’SPD, mentre la CDU è data al 6 per cento, appena sopra la soglia di sbarramento del 5 per cento. Se i risultati dovessero rispecchiare i sondaggi, la CDU prenderebbe meno della metà dei voti delle ultime elezioni, nel 2021, e sarebbe il peggior risultato per il partito in qualsiasi elezione statale o federale nella storia della Germania del dopoguerra.

Negli ultimi anni il successo dell’SPD in Meclemburgo-Pomerania Anteriore è legato alla sua leader e presidente dal 2017, Manuela Schwesig: una delle politiche più popolari del centrosinistra anche a livello nazionale, già ministra per la Famiglia in un governo di Angela Merkel (che era della CDU). Di lei il settimanale di sinistra Der Spiegel ha scritto che «potrebbe essere la salvatrice della Germania».

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Manuela Schwesig prende un caffè con degli elettori pensionati durante un evento della campagna elettorale a Luetzow, il 21 agosto del 2026 (Sean Gallup/Getty Images)

In questa campagna elettorale Schwesig ha saputo tenere alti i consensi per un partito che nel resto del paese continua a essere molto in difficoltà. L’ha fatto in due modi: da una parte si è presentata come la persona capace di frenare l’avanzata di AfD, usando come slogan «Frau gegen Blau», ossia «la donna contro il blu», il colore di AfD (quello associato all’SPD è il rosso, per la CDU è il nero). Dall’altra parte ha cercato di relazionarsi davvero con gli elettori, organizzando comizi in moltissimi paesi e città e mostrandosi interessata ai problemi delle persone comuni. Spesso durante i comizi racconta episodi della sua vita da figlia di un operaio della Germania dell’est che perse il lavoro intorno al momento della caduta del muro di Berlino, nel 1989, un’esperienza con cui molte famiglie della regione possono identificarsi.

Schwesig ha un programma politico incentrato sull’abbassamento del costo della vita e sull’aumento delle pensioni, un tema molto sentito in una regione dove l’età media è superiore a quella nazionale. Diverse sue proposte però hanno anche l’obiettivo di diminuire il flusso di giovani che ogni anno lasciano lo stato per spostarsi a ovest in cerca di lavoro, un fenomeno comune ad altri stati della Germania orientale.

Contro di lei AfD ha presentato non uno, ma due candidati, con la formula dello Spitzenkandidatenduo. Uno è Leif-Erik Holm, un ex presentatore radiofonico entrato in AfD nel 2013 e da allora presidente del partito in Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Dal 2017 è anche deputato di AfD nel parlamento federale, e si candida direttamente contro Manuela Schwesig per sostituirla nel ruolo di presidente dello stato. Insieme a lui c’è Enrico Schult, deputato statale in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e leader dell’opposizione, molto conosciuto a livello locale. Schult è il capolista della lista proporzionale e fa da spalla a Holm, presentandosi come colui che metterebbe in atto le politiche di AfD a livello parlamentare, se Holm riuscisse a battere Schwesig.

Leif-Erik Holm, a sinistra, ed Enrico Schult, a destra, durante un evento della campagna elettorale, il 17 settembre del 2026 (ANSA/Jens Büttner/dpa)

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La situazione a Berlino invece è molto diversa: dal 2023 il sindaco della città (che è contemporaneamente una città e un Land con un parlamento regionale) è Kai Wegner, della CDU, sostenuto da un’alleanza fra il centrodestra e il centrosinistra dell’SPD. A Berlino la CDU non è in una situazione critica come in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, ma comunque non se la passa bene: nei sondaggi è data al secondo posto con il 20 per cento, circa 8 punti in meno di quanto prese alle ultime elezioni, mentre al primo posto c’è la Linke, al 22 per cento. Seguono poi AfD al 18 per cento, i Verdi al 15 per cento e l’SPD al 12 per cento. 

A Berlino la diminuzione dei consensi per la CDU è dipesa anche dall’impopolarità di Wegner, che non si è ricandidato perché non è riuscito a risollevare i suoi consensi, crollati a causa delle critiche per la sua gestione del grave blackout che lo scorso gennaio aveva lasciato circa 50mila case senza elettricità e riscaldamento per quattro giorni. Al tempo Wegner aveva detto esplicitamente di aver passato tutto il primo giorno del blackout chiuso in ufficio e attaccato al telefono per coordinare le operazioni, ma poco dopo era stato costretto ad ammettere che invece era anche andato a giocare a tennis con la sua compagna. Aveva detto che l’aveva fatto «per schiarirsi le idee» e da allora ha detto pubblicamente di essersi pentito, sia di essere andato sia di aver mentito, ma non è bastato. Al suo posto il partito ha candidato Stefan Evers, ministro delle Finanze di Berlino.

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Della malagestione di Wegner e dell’insoddisfazione nei confronti della CDU hanno approfittato AfD, che però non ha una reale possibilità di governare a Berlino, e soprattutto la Linke, che nei sondaggi dovrebbe prendere quasi 10 punti in più rispetto a due anni fa. La candidata principale di queste elezioni è la leader del partito, Elif Eralp, deputata del parlamento berlinese dal 2021. Eralp è figlia di due sindacalisti turchi che lasciarono il paese nel 1980 per fuggire dalle persecuzioni politiche, e prima di entrare in politica a tempo pieno ha lavorato come avvocata e consulente legale in ambito migratorio.

Un cartellone elettorale di Elif Eralp a Berlino, fotografato il 15 settembre del 2026 (Sean Gallup/Getty Images)

La sua campagna elettorale è molto incentrata sul diritto alla casa, un tema forte in una città come Berlino, dove ci sono seri problemi con il crescente costo della vita e con la mancanza di alloggi a prezzi accessibili. La sua proposta principale è radicale: vuole fare una specie di esproprio che prevede una compensazione, con cui la città prenderebbe il controllo delle centinaia di migliaia di immobili gestiti dai grandi gruppi immobiliari e poi li rimetterebbe in affitto a prezzi più bassi. È una possibilità prevista dall’articolo 15 della Legge fondamentale della Germania (l’equivalente della Costituzione), che però è stato usato molto raramente e mai in una situazione così estesa.

La misura è problematica da un punto di vista politico perché diversi membri dell’SPD, con cui la Linke dovrebbe allearsi per governare Berlino (insieme ai Verdi), si oppongono alla socializzazione dei grandi gruppi immobiliari. L’impossibilità di accordarsi su questo punto era stata uno dei motivi principali per cui nel 2023 l’SPD aveva finito per formare un governo con la CDU e non con la Linke. Inoltre si stima che gli indennizzi alle società potrebbero costare alla città fino a 35 miliardi di euro, che la Linke non ha detto come finanzierebbe.

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