Mario Calabresi: «Sì, voglio provare a impegnarmi»

Intervistato da Francesco Costa durante Talk, ha risposto così sulla possibilità di una sua candidatura a sindaco di Milano

Mario Calabresi e il direttore del Post Francesco Costa (Il Post)
Mario Calabresi e il direttore del Post Francesco Costa (Il Post)
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Domenica durante un’intervista a Talk, l’evento organizzato dal Post a Faenza, il direttore del Post Francesco Costa ha chiesto al noto giornalista Mario Calabresi se il suo ultimo libro Le voci degli altri prepari la sua candidatura a sindaco di Milano con il centrosinistra, di cui si parla da tempo: «Sì, voglio provare a impegnarmi», ha detto Calabresi.

Calabresi ha specificato che «non è un libro fatto per fare una campagna elettorale, ho sempre detestato quelli che fanno il libro perché vogliono fare qualcosa». Ha detto che nel suo caso «è successo il contrario»: cioè è stato il lavoro sul libro a convincerlo «sulla necessità provare a impegnarsi a cambiare le cose» e a fargli capire che «volevo provare a impegnarmi».

Calabresi, che ha 56 anni ed è nato a Milano, è uno dei più famosi e apprezzati giornalisti italiani: tra il 2009 e il 2019 ha diretto La Stampa e Repubblica e nel 2020 ha fondato Chora Media, rendendola uno dei più importanti media italiani nella produzione di podcast e inglobando poi nella società di Chora i progetti editoriali Will e Cronache di spogliatoio. Aveva lasciato i suoi ruoli nella società di presidente e direttore editoriale a inizio settembre, proprio per preparare la sua candidatura a sindaco.

Non ha annunciato ufficialmente la sua candidatura perché il centrosinistra non ha ancora deciso come sceglierà il suo candidato a sindaco di Milano: è probabile però che lo farà con le primarie, cioè elezioni interne alla coalizione, a cui eventualmente parteciperà anche lo stesso Calabresi. Sebbene non siano state programmate, per le primarie del centrosinistra si sono già fatti avanti in tanti. «Il percorso che ci sarà non lo conosciamo ancora, né i tempi e i modi», ha detto Calabresi a Talk, «per cui penso che le cose vadano fatte anche con calma».

Su Milano, Calabresi ha detto che la vede ancora come una città «molto attrattiva» e «di grandi possibilità», ma allo stesso tempo anche come una città in cui «aumentano le difficoltà di restare»: «Se tu oggi a Milano hai tra i 25 e i 35/40 anni fai molta fatica a viverci», per via dei prezzi sempre più alti delle case e in generale del costo della vita. «Siamo diventati europei nei costi, ma non negli stipendi», ha detto Calabresi.

Il rischio, secondo Calabresi, è che smettano di abitare a Milano le generazioni più giovani, che secondo lui «sono il motore del cambiamento», e che in questo modo la città diventi «una vetrina»: è quello che secondo lui è successo a Manhattan, il quartiere più famoso di New York, che Calabresi vede come un posto un tempo pieno di creatività e oggi solo «un luogo ricchissimo, con tutti i negozi uguali, costosissimo».

Ha riconosciuto che è vero che a Milano si stanno vedendo i problemi di molte altre grandi città in giro per l’Europa e per il mondo, ma ha anche elencato diversi esempi di città che stanno provando a opporsi a questi problemi: Vienna sulle politiche abitative, Parigi sulla presenza di spazi verdi e sulla depavimentazione, per esempio.