C’è già un sacco di gente che non paga il bollo

E per questo l'esenzione decisa dal governo potrebbe diventare addirittura vantaggiosa per le Regioni

(ANSA/MATTEO CORNER)
(ANSA/MATTEO CORNER)
Caricamento player

Il bollo su auto e moto è un tributo regionale: per questo molti presidenti di Regione si sono lamentati quando il governo ha annunciato la sospensione per il 2027 e la volontà di abolirlo del tutto dal 2028 per alcune categorie di veicoli. Il governo ha detto che trasferirà alle Regioni complessivamente quasi 2,2 miliardi di euro all’anno per compensare l’ammanco, quasi il 30 per cento dei 7,7 miliardi di euro attesi ogni anno dal pagamento di questo tributo.

Attesi è la parola più adeguata in questo contesto, perché guardando ai dati si nota che in realtà il bollo è un tributo molto evaso. Anche se ci sono aspetti qualitativi da considerare, forse la sua abolizione e il pagamento diretto da parte dello Stato potrebbe in realtà essere un sollievo per la contabilità delle Regioni, che ogni anno per farsi pagare devono destinare risorse per i controlli e nel peggiore dei casi affidarsi all’Agenzia delle Entrate.

Non esiste una stima ufficiale dell’evasione del bollo auto, ma se ne può ottenere una approssimativa confrontando il gettito atteso e quanto incassato.

Dei 7,7 miliardi stimati dall’ACI per il 2025, che include tutte le auto registrate che dovrebbero essere soggette al bollo, sono stati incassati solo 6,7 miliardi di euro, secondo il portale Siope, che registra tutti gli incassi e i pagamenti effettivi. Il miliardo che resta fuori è quindi stato evaso, ed è il 13 per cento del gettito complessivo. È un dato significativo e stabile da anni, e quasi in linea con l’evasione fiscale complessiva.

Gli ultimi dati sull’evasione disponibili per un confronto sono relativi al 2023 (sono stime molto laboriose da fare): l’evasione generale è stata del 17,4 per cento, e il bollo risulta più evaso delle addizionali regionali IRPEF (l’imposta sui redditi personali), del canone Rai, dell’imposta sugli affitti, e dell’IRAP (l’imposta regionale sulle attività produttive). È ancora inferiore delle imposte in assoluto più evase, cioè l’IVA, al 19 per cento, e l’inarrivabile IRPEF dei lavoratori autonomi, evasa per il 60 per cento.

Dai dati dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione emerge che tra il 2019 e il 2024, in media, l’Agenzia aveva 6,8 milioni di cartelle non pagate ricevute dalle Regioni, per un totale di 1,75 miliardi di euro: non è il numero di cartelle ricevuto annualmente dalle Regioni, ma il cosiddetto magazzino, cioè i casi accumulati negli anni. Solo i mancati pagamenti più problematici e vecchi di solito finiscono all’Agenzia delle Entrate, mentre il resto rimane in carico alle Regioni.

Dai dati sui pagamenti del portale Siope relativi al 2025, si vede che comunque le Regioni hanno dovuto faticare per arrivare a quanto incassato: dei 6,7 miliardi pagati, 1,2 sono stati pagati solo dopo controlli e accertamenti, quindi solleciti, personale dedicato e spreco di tempo e risorse. Nel grafico sotto si vede il dettaglio per ogni Regione.

Sebbene non ci siano i dati sull’evasione divisi per le Regioni, ci si può fare un’idea di quanto queste fatichino a incassare il bollo con il confronto dei due dati mostrati sopra: quanto incassato tramite pagamenti volontari e quanto solo dopo una verifica. Le tre Regioni che devono faticare di più sono il Molise, la Calabria e l’Umbria, che devono fare verifiche sui contribuenti per farsi pagare circa il 30 per cento di quanto incassano. Le tre Regioni coi dati più bassi sono la provincia autonoma di Bolzano, la Sardegna, e la provincia autonoma di Trento, con percentuali tutte inferiori al 10 per cento (le province autonome di Trento e Bolzano si amministrano come due Regioni distinte).

Non si sa ancora quanto percepiranno le singole Regioni a compensazione del mancato gettito del bollo. Nel decreto con cui ha introdotto la sospensione per il 2027, il governo ha fatto sapere che la ripartizione sarà stabilita dal ministero dell’Economia entro il prossimo marzo.

Si può ipotizzare che ognuna di queste potrebbe ricevere il 30 per cento di quanto incassa, in linea con quanto pesa lo stanziamento sul gettito nazionale del bollo. Nella quasi totalità dei casi l’importo è molto superiore a quanto le Regioni sottopongono a verifica e controllo: significa che riceverebbero direttamente una somma molto più alta rispetto a quella che invece a cose normali devono faticare per ottenere. Nel grafico qui sotto si vede quale Regione ci guadagnerebbe di più.

È comunque una stima approssimativa, soprattutto perché da questo calcolo restano fuori tutti i bolli evasi – il 13 per cento dell’inizio, di cui però è difficile avere il dettaglio regionale – e quindi il beneficio potrebbe essere leggermente sovrastimato. Non è però una stima del tutto irrealistica.

L’abolizione del bollo per certe categorie di veicoli potrebbe quindi togliere alle Regioni il faticoso e costoso compito della riscossione. Oltre che per dimostrarsi in linea con la scelta del governo di Giorgia Meloni, è anche per questo che molti presidenti di Regione di centrodestra hanno accolto con favore la misura.

La perdita di un tributo così importante non ha però solo una dimensione prettamente contabile, e ci sono diverse ragioni più politiche per cui i presidenti di Regione se ne lamentano, tra cui spicca quello della Toscana Eugenio Giani.

Il bollo è un tributo che arriva nel bilancio delle Regioni e quindi contribuisce a finanziare servizi di welfare per i residenti, come per esempio la sanità. Il governo ha garantito che compenserà le Regioni per il mancato gettito nel 2027, ma le prospettive per il futuro sono più incerte: il governo ha detto che troverà le coperture per garantire l’abolizione strutturale e quindi un trasferimento permanente alle Regioni, che però perdono il controllo sul tributo. Oggi nessuno può garantire che in futuro questo trasferimento non sarà rimodulato, né che terrà conto dell’inflazione.

Se per qualsiasi ragione questo ammanco non venisse colmato, le Regioni potrebbero trovarsi costrette a rivedere il loro bilancio, riducendo le spese o aumentando le imposte regionali. Dal punto di vista politico c’è poi un accentramento del bollo nel bilancio dello Stato, che va contro il principio di autonomia fiscale delle Regioni e peraltro contro i principi del federalismo a cui una parte del governo tiene molto (è una delle storiche battaglie della Lega).

Le Regioni perdono oltretutto la libertà di amministrare come vogliono uno strumento di politica ambientale, visto che l’esenzione dal bollo è tra i più importanti incentivi per l’acquisto di auto elettriche.

– Leggi anche: Dove verranno presi i soldi per la sospensione del bollo

Tag: bollo