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  • Giovedì 17 settembre 2026

Le cose si mettono male per l’Arabia Saudita

È attaccata da Iran e Houthi, riesce a vendere poco petrolio e gli Stati Uniti non la aiutano

La Borsa saudita a Riyad (AP Photo/Hasan Jamali)
La Borsa saudita a Riyad (AP Photo/Hasan Jamali)
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L’Arabia Saudita sta vivendo uno dei momenti peggiori della sua storia recente, schiacciata fra gli effetti della guerra in Medio Oriente e il conflitto regionale in cui è la principale avversaria degli Houthi in Yemen. Prima della guerra iniziata con gli attacchi di Stati Uniti e Israele sull’Iran era il maggior paese esportatore di petrolio al mondo. Ad agosto le esportazioni sono scese a 3,2 milioni di barili al giorno, il livello più basso degli ultimi 13 anni. Ha chiesto sostegno militare agli Stati Uniti, suoi alleati, ottenendo di fatto un rifiuto.

Nell’ultimo mese l’Arabia Saudita è diventata il principale obiettivo degli attacchi dell’Iran con missili e droni. In questo modo il regime iraniano, messo in crisi dalle sanzioni e dal blocco navale statunitense intorno allo stretto di Hormuz, cerca di fare danni all’economia mondiale colpendo uno dei principali produttori di petrolio, oltre che storico rivale regionale. Agli attacchi alle petroliere saudite nello stretto di Hormuz, che continua a essere chiuso, si sono aggiunti quelli alle strutture petrolifere.

Profughi yemeniti arrivano al porto di Jeddah, in Arabia Saudita, nel 2023 (AP Photo/Amr Nabil)

Venerdì uno di questi ha colpito e danneggiato l’oleodotto Est-Ovest, che attraversa l’Arabia Saudita ed è fondamentale per aggirare il blocco di Hormuz: normalmente passano da lì 7 milioni di barili di petrolio al giorno, che arrivano sul mar Rosso e poi partono verso gli importatori europei e asiatici. Dopo i danni l’oleodotto è stato chiuso: fra qualche giorno dovrebbero essere ultimati i lavori per bypassare la zona colpita, ma la portata dell’oleodotto rimarrebbe comunque compromessa. Per recuperare la piena operatività serviranno sei settimane. Durante questo periodo le esportazioni di petrolio, già ridotte, diminuiranno ancora.

Sempre venerdì gli Houthi hanno preso il controllo pressoché completo dello stretto di Bab el Mandeb, nel sud dello Yemen e che unisce l’oceano Indiano e il mar Rosso. Nella guerra civile yemenita, iniziata nel 2014, l’Arabia Saudita sostiene il governo centrale e si oppone agli Houthi. Oltre ad annunciare che bloccheranno le navi saudite che provano a transitare per Bab el Mandeb, gli Houthi stanno lanciando droni e missili anche verso il territorio saudita.

Un palazzo danneggiato da un attacco degli Houthi ad Al Tawwal, il 12 settembre 2026 (Saudi Press Agency via AP)

Gli attacchi su vari fronti, che vanno avanti da tempo, stanno esaurendo le capacità di difesa saudite. Le forze armate devono proteggere non solo le basi militari e i centri di governo, ma anche le molte strutture petrolifere ed energetiche. Alcuni funzionari hanno detto ad Associated Press che le forze armate saudite stanno finendo i missili intercettori: il loro principale fornitore di armi, gli Stati Uniti, ha a sua volta risorse limitate sempre a causa della guerra in Medio Oriente. Secondo gli stessi funzionari la monarchia saudita, guidata dal principe ereditario Mohammed bin Salman, ha chiesto missili intercettori a Francia, Regno Unito, Egitto e Pakistan. Ad agosto l’Arabia Saudita ha firmato un patto di difesa reciproca con Turchia e Pakistan, che però non è stato attivato.

Bin Salman avrebbe invece sostenuto con gli Stati Uniti la necessità di creare una coalizione guidata da forze statunitensi contro gli Houthi, ma il presidente Donald Trump si è mostrato poco disponibile a intraprendere una nuova operazione militare, garantendo solo sostegno di intelligence. Per i sauditi, che in questi anni hanno investito miliardi di dollari nel creare rapporti stabili con il governo statunitense e con la famiglia Trump, il mancato sostegno in questo momento è un grande problema.

– Leggi anche: I rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita non sono più gli stessi

Donald Trump e Mohammed bin Salman a Washington, nell’ottobre del 2025 (AP Photo/Mark Schiefelbein)

L’Arabia Saudita non vuole cominciare una guerra su larga scala contro gli Houthi da sola: i bombardamenti degli ultimi dieci anni non hanno portato a grandi risultati. Tenterà con ogni probabilità la via diplomatica. Per quel che riguarda l’Iran, un incontro previsto per lunedì con rappresentanti iraniani e di altri paesi del Golfo è stato cancellato domenica, in modo improvviso.

Se le limitazioni alle esportazioni di petrolio dovessero continuare a lungo, Bin Salman dovrebbe ulteriormente rivedere, se non abbandonare, il suo ambizioso progetto per diversificare l’economia del paese e limitare la dipendenza dal petrolio. I progetti più visionari, come quello della città e della stazione sciistica nel deserto, sono già stati di fatto abbandonati, ma in futuro potrebbero servire sacrifici più consistenti.

Un calo prolungato delle esportazioni saudite avrebbe poi ulteriori effetti a livello mondiale sul prezzo del petrolio, che dopo la chiusura dell’oleodotto è cresciuto ancora, superando i 100 dollari al barile.