La Commissione europea vuole vietare i social ai minori di 13 anni
E ha proposto di fissare a 15 anni l'età minima per aprire un account in autonomia
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Giovedì la Commissione europea ha presentato una proposta di legge per regolamentare l’uso dei social da parte delle persone minorenni. La proposta prevede innanzitutto che i minori di 13 anni non possano accedere ai social, e di fissare a 15 anni l’età minima per poter aprire un proprio account in autonomia.
Le persone tra i 13 e i 14 anni potrebbero usare i social solo attraverso account con funzionalità limitate (per esempio con il limite di utilizzo a un’ora al giorno) e legati all’account di un genitore. La proposta deve essere esaminata e approvata da Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione Europea, e solo dopo potrà diventare legge.
La proposta della Commissione prevede inoltre una serie di obblighi per le piattaforme social, per quelle di condivisione di video e di videogiochi online nel caso in cui gli utenti abbiano meno di 18 anni. Tra questi ci sono il divieto di fornire loro funzioni che creino dipendenza, come lo scorrimento infinito del feed e l’invio di notifiche durante le ore notturne.
Da molto tempo si discute degli effetti nocivi che hanno i social sulle persone minorenni, al punto che vari paesi hanno deciso di limitarne l’uso. Tra questi l’Australia è stata la prima a vietare i social per chi ha meno di 16 anni.
La Commissione chiede anche che le piattaforme facciano un controllo dell’età quando viene creato un nuovo account, e suggerisce l’utilizzo dell’app di verifica dell’età dell’Unione Europea. Infine le piattaforme dovranno presentare un piano di conformità per dimostrare che i loro prodotti non sono nocivi, e un revisore indipendente valuterà le nuove funzioni e potrà chiedere delle modifiche se queste non sono considerate sufficientemente sicure.
La proposta della Commissione arriva in un momento delicato per Meta, la società che possiede Instagram e Facebook. A fine agosto Meta ha accettato di patteggiare un risarcimento di 18 miliardi di dollari e chiudere così un processo negli Stati Uniti in cui era accusata di aver progettato volontariamente le sue piattaforme social in modo che creassero dipendenza e di aver violato la privacy degli utenti minorenni.



