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  • Mercoledì 16 settembre 2026

Com’è che alcune città italiane vanno a prendere gli autisti di autobus in Tunisia

Dopo Milano ora anche Brescia: c'entra il fatto che è un lavoro sempre meno attraente, ma anche i rapporti tra i due paesi

Autobus in via Mazzini, nel centro di Brescia, 2 dicembre 2022 (La Presse/Riccardo Bortolotti)
Autobus in via Mazzini, nel centro di Brescia, 2 dicembre 2022 (La Presse/Riccardo Bortolotti)
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Brescia Mobilità, la società del trasporto pubblico locale, ha assunto 28 lavoratori in Tunisia che a breve arriveranno in città e prenderanno servizio per diventare nei prossimi mesi autisti degli autobus. Non è la prima azienda di trasporti a farlo: nei mesi scorsi anche l’ATM di Milano aveva assunto una trentina di autisti sempre dalla Tunisia e sempre per far fronte alla cronica carenza di conducenti.

È un mestiere che in Italia per molte persone è poco attrattivo, per via degli stipendi bassi in rapporto al costo della vita, ma anche per ragioni legate al lavoro in sé. I primi lavoratori dalla Tunisia sono arrivati a Brescia mercoledì, gli altri arriveranno prossimamente così da avviare il percorso di inserimento intorno alla metà di ottobre. A Milano, secondo i piani, i nuovi autisti tunisini dovrebbero iniziare a guidare gli autobus dell’ATM da questo autunno.

I progetti di ATM e Brescia Mobilità sono stati gestiti separatamente, ma entrambi sono stati resi possibili da un accordo fra Italia e Tunisia che ha agevolato alcuni passaggi. È il Memorandum d’intesa di cooperazione in materia di gestione dei flussi migratori, sottoscritto a ottobre del 2023. Il protocollo attuativo di questo documento, firmato nel 2024, prevede una collaborazione tra Sviluppo Lavoro Italia, società controllata dal ministero del Lavoro, e ANETI, l’agenzia nazionale tunisina per il lavoro, per far entrare in Italia 12mila lavoratori tunisini in tre anni.

In pratica Sviluppo Lavoro Italia raccoglie le richieste delle imprese italiane e ANETI fa una prima selezione in Tunisia dei lavoratori richiesti. I lavoratori selezionati vengono poi inseriti in un percorso di formazione, che prevede corsi di italiano e apprendimento di competenze utili per il mestiere che svolgeranno poi in Italia. Il Memorandum prevede che i lavoratori tunisini possano ottenere il visto e il permesso di soggiorno con procedure accelerate.

L’articolo 8 del Memorandum prevede anche che i due paesi rafforzino la cooperazione per contrastare l’immigrazione irregolare. È un aspetto integrante e non secondario dell’accordo sugli ingressi dei lavoratori: in questi anni il governo italiano ha investito molto nel rapporto con il presidente tunisino Kaïs Saïed, facendosi per certi versi garante dell’affidabilità di un leader autocratico e illiberale, e convincendo l’Unione Europea a fornire prestiti al suo regime, da anni alle prese con una gravissima crisi economica e istituzionale. C’entra il fatto che nel 2023 è dalla Tunisia che era partita la stragrande maggioranza dei migranti che sbarcavano in Italia.

La Tunisia, comunque, non è l’unico paese con cui l’Italia ha fatto accordi per consentire l’ingresso di lavoratori stranieri già formati nel paese d’origine, al di fuori delle quote stabilite dal decreto Flussi, cioè la norma decisa dal governo che ogni anno determina quanti stranieri extracomunitari possono entrare regolarmente in Italia, calcolati sulla base delle esigenze del mercato. Ce ne sono altri, per vari settori.

Per quanto riguarda il progetto degli autisti degli autobus a Brescia, Marco Medeghini, dirigente della società del trasporto pubblico, dice che circa sei-sette anni fa l’azienda aveva già avviato una “academy”, cioè un programma di apprendistato, per cui aveva iniziato ad assumere a tempo determinato lavoratori da formare come autisti e a pagare il loro percorso per ottenere la patente D e le qualifiche necessarie. «Ma non è bastato a colmare le mancanze, perché continuano ad andare in pensione più persone di quelle che assumiamo», dice Medeghini. Per questa ragione l’azienda si è poi rivolta al ministero del Lavoro tramite ASSTRA, l’associazione che riunisce le società del trasporto pubblico locale.

Un autobus a Milano, 15 ottobre 2021 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

A Milano l’ATM è passata invece da Elis, un ente non profit, ma il percorso è stato simile. Una volta individuati i potenziali candidati, alcuni dipendenti di Brescia Mobilità sono andati in Tunisia per incontrarli e fare una prima verifica delle loro competenze sia professionali che linguistiche. Una volta in Italia dovranno frequentare un corso di italiano e altri di formazione, convertire le loro patenti (alcuni sono autisti di camion) e ottenere la carta di qualificazione del conducente (CQC), necessaria per svolgere la professione.

Per farli arrivare in Italia, Brescia Mobilità ha dovuto occuparsi preventivamente anche del loro alloggio. Tramite una convenzione con l’ALER (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale) di Brescia, Cremona e Mantova ha finanziato con circa 500mila euro la ristrutturazione di alloggi popolari in alcuni quartieri della città (Casazza, Borgo Trento e Sanpolino), dove i nuovi autisti potranno andare a vivere in condivisione tra loro, pagando un canone d’affitto calmierato: 300 euro per una stanza singola e 200 euro per una doppia (con un aumento di 50 euro dopo 12 mesi, per un massimo di 24 mesi).

«È chiaro che si tratta di una soluzione provvisoria, perché così una persona non può portare la sua famiglia. Ma la nostra intenzione è avviare in questo modo un percorso più stabile», dice Medeghini. Oltre agli aspiranti autisti, Brescia Mobilità ha assunto altri undici lavoratori, sempre in Tunisia, come tecnici per la manutenzione della metropolitana cittadina. Medeghini dice che in futuro l’azienda punta a fare nuovi bandi per aiutare altri aspiranti autisti che potrebbero avere difficoltà con l’alloggio, a causa del costo crescente degli affitti.

I motivi per cui non si trovano gli autisti degli autobus in Italia, così come molte altre professioni, sono vari. Secondo Medeghini c’entra il fatto che è un lavoro che si svolge su turni; per i sindacati invece uno dei problemi maggiori è lo stipendio basso. Quello degli autisti degli autobus è regolato dal contratto collettivo nazionale Autoferrotranvieri-Internavigatori, che fissa lo stipendio medio mensile a circa 1.620 euro lordi per un autista neoassunto e a circa 1.900 euro lordi mensili per uno con anzianità lavorativa (considerando l’indennità di contingenza).

A questi va aggiunta l’eventuale quota del contratto integrativo aziendale. Medeghini dice che un autista di autobus a Brescia arriva a guadagnare 1.800 euro netti al mese. I nuovi autisti tunisini saranno assunti inizialmente come “autisti allievi”, con uno stipendio di circa 1.500 euro lordi.

I sindacati già un anno fa avevano detto che la quantità di ore che un lavoratore passa fuori di casa non è adeguata allo stipendio e che il mestiere è diventato molto più difficile negli ultimi anni perché il rischio di subire aggressioni fisiche e verbali è aumentato. Secondo Davide Bertolassi, sindacalista della FILT-CGIL di Brescia, c’è un altro problema: ci sono già altri dipendenti di Brescia Mobilità che sono in difficoltà per gli affitti, i cui prezzi medi sono molto aumentati in città negli ultimi anni, e per loro però non ci sono al momento iniziative di sostegno.