In alcuni comuni della Sicilia fa ancora troppo caldo per andare a scuola
A Rosolini e Pachino l'inizio delle lezioni è stato rimandato, mentre a Palermo in caso di “bollino rosso” si potrà fare didattica a distanza
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In alcune scuole della Sicilia l’inizio delle lezioni, previsto per martedì, è stato rimandato a causa del caldo. È successo nei comuni di Rosolini e Pachino, in provincia di Siracusa, dove i sindaci hanno spostato l’apertura delle scuole di una settimana, al 21 settembre. Anche a Palermo le scuole chiuderanno se il ministero della Salute e la protezione civile dovessero diramare l’allerta massima per le temperature, il cosiddetto “bollino rosso”.
Visto che la decisione di cambiare il calendario didattico non spetta ai comuni, ma alle regioni, per poter rimandare l’apertura delle scuole i sindaci hanno motivato la sospensione delle lezioni con motivi di tutela della salute.
I sindaci di Pachino e di Rosolini hanno scritto nelle loro ordinanze che la decisione di chiudere le scuole dipende dalla difficoltà di fare lezione con alte temperature, per la «mancanza o insufficienza di adeguate attrezzature di climatizzazione delle aule». Tra le ragioni però c’è anche la necessità di fare disinfestazioni e derattizzazioni negli edifici scolastici, visto che le alte temperature e l’umidità hanno favorito la proliferazione «di insetti alati e striscianti, zecche, blatte e altri parassiti nocivi».
A Palermo il sindaco Roberto Lagalla ha stabilito che negli eventuali giorni di chiusura delle scuole per il caldo sarà comunque possibile continuare a fare lezione tramite la didattica a distanza. Dall’ordinanza del sindaco sono escluse le scuole dotate di impianti di climatizzazione, che però sono pochissime, a Palermo come in tutto il resto della Sicilia.
– Leggi anche: È così difficile mettere i condizionatori nelle scuole italiane?
Secondo i dati dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, in Sicilia solo il 6,4 per cento degli edifici scolastici ha impianti di condizionamento: un dato sotto la media nazionale, già molto scarsa, del 7,4 per cento. La gestione degli edifici scolastici spetterebbe a comuni, province e città metropolitane, ma spesso gli enti locali non hanno i fondi necessari per l’installazione e la manutenzione degli impianti.
Nei primi giorni di settembre il ministero dell’Istruzione ha messo a disposizione delle scuole 20 milioni di euro per comprare «apparecchi e dispositivi per il raffrescamento». Sono fondi decisamente insufficienti per le migliaia di istituti scolastici presenti in Italia: equivalgono a circa 2.700 euro per ogni istituto, a 440 euro per ogni plesso (cioè le sedi in cui possono essere suddivisi gli istituti) e a circa 55 euro per ogni classe. Alle scuole che riusciranno a ottenerli basteranno al massimo per acquistare ventilatori o climatizzatori mobili, ma non per interventi più strutturali.



