Questa copertina doveva uscire nel settembre del 2001, poi le Torri Gemelle crollarono davvero

La storia dell'incredibile coincidenza che costrinse il gruppo hip hop The Coup a posticipare il suo album “Party Music”

Un dettaglio della copertina di Party Music
Un dettaglio della copertina di Party Music
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La storia di Party Music, il quarto disco del gruppo hip hop californiano The Coup, sembra la bufala alla base di una teoria del complotto, peraltro una piuttosto scontata e dozzinale. E invece è vera. L’album doveva uscire nel settembre del 2001, ma fu posticipato per via della sua copertina: mostrava infatti le Torri Gemelle di New York esplodere in una nube di fumo. Non fu però una provocatoria mossa di marketing per attirare l’attenzione dopo gli attacchi dell’11 settembre. Era stata decisa e realizzata mesi prima.

Oggi i Coup non sono molto ricordati, ma sono una band amata dagli intenditori, in particolare per l’approccio politicamente radicale del frontman Boots Riley, un attivista di sinistra che ebbe anche una carriera come regista: il suo Sorry to Bother You, un horror surrealista, ebbe un certo successo alcuni anni fa. È lui l’uomo sulla destra della copertina originale di Party Music, affiancato dalla dj Pam the Funkstress, morta nel 2017. Lei tiene in mano due bacchette simili a quelle di un direttore d’orchestra, come se coordinasse la distruzione delle Torri Gemelle in fiamme, mentre lui sembra pronto a schiacciare il pulsante su un detonatore, che in realtà era un accordatore per chitarra.

Le foto erano state scattate il 15 maggio, e il design definitivo fu pronto nel giro di poche settimane, circa tre mesi prima degli attentati.

I Coup, come poi Riley, erano impegnatissimi nelle lotte anticapitaliste delle frange più radicali e politicizzate della comunità afroamericana. Mostrare l’esplosione delle Torri Gemelle era una provocazione, un attacco simbolico alla finanza statunitense e alle diseguaglianze della società americana. Non era peraltro una novità nella musica hip hop: in una sua canzone il rapper Notorious B.I.G. aveva già cantato di farle esplodere, e anche la copertina del disco del 1998 di Busta Rhymes mostrava quella parte di Manhattan avvolta dalle fiamme.

Quando crollarono per davvero fu evidente che la copertina doveva essere cambiata. A tutti tranne che a Riley.

Un articolo uscito su Wired il 13 settembre del 2001 raccontava che le copertine del disco dovevano essere mandate in stampa proprio il martedì precedente, cioè il giorno degli attentati. Il problema è che l’immagine era già circolata sui giornali che ne anticipavano la pubblicazione e naturalmente si trovava anche sul sito dell’etichetta discografica, la 75 Ark, che cominciò a ricevere una raffica di telefonate e email di protesta da parte di chi, anche con il passaparola su Internet, ne era venuto a conoscenza.

Il titolare dell’etichetta, Toni Isabella, disse che non stettero a pensarci troppo: rimossero l’immagine dal loro sito e fecero bloccare la stampa. Riley subito chiarì che non doveva essere interpretata come un appello alla violenza. «Non stiamo dicendo di far saltare in aria i palazzi, è musica politicamente impegnata», aggiunse parlando con Wired Chris Funk, il manager della band.

Inizialmente però Riley si impuntò per mantenere la copertina originale: voleva sfruttare la visibilità che avrebbe ottenuto pubblicandola per denunciare pubblicamente che anche l’esercito e le multinazionali degli Stati Uniti erano stati responsabili di atti di terrorismo come quelli dell’11 settembre. Poi però rinunciò, riconoscendo che non sarebbe stata una cosa semplice da comunicare. «Prima di martedì aveva un certo humour, dopo no».

Al suo posto alla fine fu scelta l’immagine piuttosto anonima di un bicchiere da cocktail da cui si alzano sempre delle fiamme. Il disco non fu tra quelli di maggior successo dei Coup, ma fu ben recensito dalla critica.

Party Music non fu il solo disco a subire modifiche a causa degli attentati del 2001. Anche la copertina originale di Live Scenes from New York della band metal dei Dream Theater mostrava lo skyline di New York con le Torri Gemelle e la Statua della Libertà racchiuso in una mela (il simbolo della città) in fiamme: il disco fu pubblicato proprio l’11 settembre, ma anche quella versione fu ritirata e sostituita con una diversa. C’è poi il caso di Bleed American, il quarto disco di studio della band emo rock dei Jimmy Eat World, che sempre a causa dell’11 settembre fu ripubblicato con il titolo di Jimmy Eat World (il titolo originale venne poi ripristinato nel 2008).

Uno dei casi più noti riguarda invece Donnie Darko, il film di fantascienza con Jake Gyllenhaal che uscì a fine ottobre, poche settimane dopo gli attentati. Nonostante sia poi diventato un film di culto, secondo molti critici al cinema andò male più che altro per il cattivo tempismo: già nel trailer infatti mostrava il motore di un aereo che precipita e sfonda il tetto della casa del protagonista.

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