Cosa è successo in Senato sulle preferenze nella legge elettorale

Alla fine sono state approvate in una forma parziale, dopo giornate caotiche: ma la discussione è tutt'altro che finita

Senatori di Fratelli d'Italia mostrano cartelli in aula subito dopo l'approvazione dell'emendamento della maggioranza sulle preferenze, il 10 settemb 2026 (ufficio stampa di Fratelli d'Italia via ANSA)
Senatori di Fratelli d'Italia mostrano cartelli in aula subito dopo l'approvazione dell'emendamento della maggioranza sulle preferenze, il 10 settemb 2026 (ufficio stampa di Fratelli d'Italia via ANSA)
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Giovedì il Senato ha votato per introdurre nella legge elettorale le cosiddette “preferenze”, cioè il meccanismo con il quale l’elettore può indicare non solo il partito, ma anche il candidato o la candidata da eleggere in parlamento. Su questo punto il centrosinistra aveva cercato di dividere i partiti di governo, approfittando del fatto che Forza Italia e Lega non erano favorevoli alla modifica mentre Fratelli d’Italia ne aveva fatto da sempre una sua battaglia storica. La maggioranza però ha trovato un compromesso su una forma “attenuata” del meccanismo delle preferenze, dopo qualche trambusto.

La discussione tra i partiti della maggioranza sulle preferenze era iniziata nelle scorse settimane, mentre la riforma elettorale era in discussione alla Camera. Fratelli d’Italia aveva tentato di inserirle con proposte anche un po’ contorte, che erano state tutte bocciate, nonostante minacce e correttivi. Era stata una sconfitta clamorosa per il governo, che nel voto si era diviso: aveva influito molto il fatto che alla Camera si vota con scrutinio segreto sulle questioni elettorali, cosa che ha permesso ai deputati della maggioranza di votare contro le indicazioni di Giorgia Meloni senza essere individuati.

Quando il testo è passato al Senato, dove il voto invece è palese, la maggioranza ha cercato un accordo per compattarsi e ha proposto un emendamento molto simile a un altro già presentato da Fratelli d’Italia e bocciato alla Camera, ma con qualche accortezza in più sul tema dell’alternanza di genere. È l’emendamento che poi è stato approvato, in base al quale si dovrebbe introdurre una forma “attenuata” di preferenze: in questo modo l’elettore può esprimere la sua preferenza su un massimo di tre candidati della lista, ma non sul candidato o candidata capolista, che rimane quindi bloccato.

Per mettere in difficoltà la maggioranza, il centrosinistra aveva proposto una correzione all’emendamento del centrodestra (per questo chiamata sub-emendamento) con la quale proponeva di aprire alle preferenze anche il capolista, come avrebbe voluto originariamente Fratelli d’Italia. Il partito di Meloni si è quindi trovato costretto a decidere se votare a favore del sub-emendamento, in sintonia con la sua storica battaglia ma contro la volontà degli alleati; o se votare contro, rinnegando le sue stesse intenzioni iniziali.

Dopo qualche tentennamento, alla fine ha prevalso la volontà di mantenere la maggioranza unita: i senatori di Fratelli d’Italia hanno votato contro il sub-emendamento del centrosinistra con le preferenze aperte anche al capolista (respinto con 99 no e 68 sì), e hanno poi votato a favore dell’emendamento con le preferenze parziali, su cui erano concordi anche gli altri partiti di governo. L’emendamento è stato approvato.

Le opposizioni hanno accusato Fratelli d’Italia di incoerenza, mentre la maggioranza ha rinfacciato al centrosinistra di aver cercato di introdurre le preferenze solo per strategia politica. Subito dopo il voto, i senatori di Fratelli d’Italia hanno mostrato in aula dei cartelli con la scritta «Con noi le preferenze, con loro zero preferenze», mentre Meloni ha accusato la sinistra di non aver mai voluto le preferenze «in questi 35 anni» e di averle bocciate un mese fa alla Camera.

Il testo della riforma, modificato secondo gli emendamenti approvati, tornerà il 28 settembre alla Camera, dove sarà possibile di nuovo votare con scrutinio segreto. Il voto finale è previsto per metà ottobre, a meno di ulteriori modifiche e scombussolamenti.