È stato sospeso il licenziamento dei 2.500 lavoratori dell’indotto dell’ex ILVA annunciato la settimana scorsa
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Martedì l’Aigi, l’associazione che riunisce le imprese fornitrici e in appalto dell’ex ILVA di Taranto, ha sospeso il licenziamento collettivo di 2.500 lavoratori di 28 aziende associate, che aveva annunciato la scorsa settimana. Lo ha fatto a seguito di un incontro con il governo e i sindacati a Roma, in attesa che la corte di appello di Milano si pronunci mercoledì sulla richiesta di sospendere la chiusura dell’area a caldo dell’ex ILVA, decisa dalla stessa corte a luglio.
L’ex ILVA è l’impianto siderurgico più grande d’Italia. Da diverso tempo lo stato italiano la gestisce in amministrazione straordinaria e il governo sta cercando di venderla, ma farlo non è facile. Il licenziamento dei 2.500 lavoratori era stato giustificato dall’Aigi con la chiusura dell’area a caldo dell’azienda, che è la parte più importante di tutto l’impianto, perché è lì che le materie prime vengono fuse negli altiforni e trasformate nell’acciaio che poi viene trasportato e lavorato negli altri stabilimenti.
Acciaierie d’Italia (come si chiama adesso la società controllata dallo stato che possiede l’ex ILVA) ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, e nel frattempo ha chiesto una sospensione della decisione della corte di appello di Milano. Se la richiesta non venisse accettata dal 16 settembre dovrà iniziare a spegnere gli impianti, che sono molto costosi e complessi da riaccendere. I sindacati presenti all’incontro chiedevano invece un blocco dei licenziamenti.
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