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  • Giovedì 3 settembre 2026

Cosa sappiamo sull’uomo che ha sparato al festival di musica techno in Svizzera

Soffriva di disturbi mentali ma deteneva regolarmente tre armi: la polizia ha descritto l'attacco come «un atto di follia»

Agenti di polizia armati pattugliano l'area vicina all'ippodromo poche ore dopo l'attacco al festival di musica techno, il 30 agosto (Michael Buholzer/Keystone via AP)
Agenti di polizia armati pattugliano l'area vicina all'ippodromo poche ore dopo l'attacco al festival di musica techno, il 30 agosto (Michael Buholzer/Keystone via AP)
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La polizia svizzera ha diffuso in una conferenza stampa alcune nuove informazioni sull’uomo arrestato con l’accusa di aver sparato a un festival techno all’ippodromo di Aarau, in Svizzera, nella notte tra sabato e domenica. Nell’attacco è morta una ragazza italiana di 22 anni e sono state ferite altre sei persone tra i 24 e 31 anni. Il presunto responsabile, un uomo svizzero di 43 anni, era stato arrestato lunedì mattina.

Michael Leupold, comandante della polizia cantonale di Argovia, dove è avvenuto l’attacco, ha detto che l’uomo si è consegnato spontaneamente alla stazione di polizia di Delémont, capoluogo del Canton Giura (nella parte nord ovest della Svizzera e poco distante da Aarau), dove abitava. Ha confessato di essere stato lui a sparare ma si è rifiutato di rilasciare altre dichiarazioni.

Il procuratore Christoph Rüedi ha detto che l’uomo soffriva di disturbi mentali e che ha detto «di non sentirsi bene da un po’ di tempo». Dai primi controlli però non è risultato che fosse in cura psichiatrica.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, domenica sera l’uomo avrebbe lasciato la sua auto in un parcheggio tra le strade di Schachenstrasse e Bahnstrasse. Da lì avrebbe proseguito a piedi verso l’ippodromo di Schachen, dove era da poco terminato il festival di musica techno “Aarauer Rave” e dove era rimasto circa un centinaio di persone dopo che la maggior parte dei partecipanti era già andata via. Dall’esterno dell’ippodromo, sempre secondo le indagini, l’uomo avrebbe sparato circa 40 colpi verso le persone ancora presenti, non a raffica ma uno alla volta e cambiando più volte direzione e posizione di tiro.

Tornato al parcheggio, avrebbe sparato altri colpi su un’automobile in movimento e poi sarebbe fuggito con la sua auto verso Aarau. Grazie a un testimone è stato possibile risalire alla marca e al modello dell’auto usata per la fuga e avviare le ricerche.

Nell’auto del 43enne, sequestrata dopo che lui si era costituito, gli investigatori hanno trovato tre armi da fuoco: due pistole e un fucile d’assalto AKS-74. Per l’attacco ne avrebbe utilizzate almeno due (si sospettava fin dall’inizio che gli spari fossero arrivati almeno da due diverse armi, perché sul posto erano state trovate due tipologie di bossoli).

Leupold ha detto che le armi erano regolarmente registrate e che il 43enne le aveva acquistate legalmente 20 anni fa. Ha anche detto che «oggi i requisiti per il porto d’armi sarebbero più severi». A partire dal 2019 (anno dell’ ultima importante riforma in materia) l’acquisto di alcune armi semiautomatiche in Svizzera è consentito solo per il tiro sportivo e per collezionismo, e necessita di un permesso speciale. Rüedi ha detto che gli investigatori stanno ancora cercando di capire come una persona con disturbi mentali abbia potuto detenere armi regolarmente registrate.

– Leggi anche: In Svizzera ci sono molte armi

Secondo la polizia il 43enne è quasi certamente il responsabile dell’attacco e non ci sarebbero altre persone coinvolte. Non si sa perché abbia deciso di guidare fino ad Aarau e sparare a un festival di musica. Inizialmente la polizia aveva ipotizzato tre scenari: un attentato terroristico, una strage senza motivazioni ideologiche o il risultato di un regolamento di conti. Leupold si è limitato a dire che si è trattato di «un atto di follia» e che è probabile che l’uomo si sia imbattuto nell’evento solo per caso. Finora infatti non sono emersi elementi che farebbero pensare a una sua radicalizzazione, né di natura religiosa né di natura politica.

L’uomo non aveva precedenti penali e non era noto alle forze dell’ordine, se non per qualche infrazione del codice della strada. Leupold ha anche smentito le ricostruzioni diffuse da alcuni giornali italiani, secondo cui il 43enne sarebbe stato legato all’esercito: aveva completato l’addestramento di base e poi prestato servizio come cuoco, ma aveva lasciato l’esercito nel 2013, lasciando la sua arma di servizio.

Negli ultimi giorni il numero delle persone ferite nell’attacco è aumentato da cinque a sei, dopo che lunedì un’altra donna ha denunciato di essere stata ferita da un proiettile. Due feriti sono ancora ricoverati in ospedale ma le loro condizioni sono in miglioramento. Nell’attacco è morta Maria Spinelli, una 22enne italiana originaria di Atri, in Abruzzo, che si era trasferita in Svizzera circa un anno fa.