Il noto attivista pro-democrazia di Hong Kong Joshua Wong si è dichiarato colpevole di collusione con entità straniere

Joshua Wong nel 2019 (AP Photo/Kin Cheung)
Joshua Wong nel 2019 (AP Photo/Kin Cheung)

Mercoledì mattina il noto attivista pro-democrazia di Hong Kong Joshua Wong si è dichiarato colpevole di collusione con persone e istituzioni straniere: fra le altre cose è accusato di aver chiesto nel 2020 a diversi politici occidentali, tra cui Nancy Pelosi, allora presidente della Camera degli Stati Uniti, e Marco Rubio, allora senatore e oggi Segretario di Stato, di imporre sanzioni a Hong Kong e alla Cina, per la brutalità con cui avevano represso le grandi proteste per la democrazia del 2019.

Il giudice non ha ancora stabilito la condanna, ma ha detto che lo farà il prima possibile. Per i reati di cui è accusato Wong rischia l’ergastolo, ma il suo avvocato ha chiesto che non gli vengano dati più di 10 anni perché l’attivista si è dichiarato colpevole, è giovane (ha 29 anni) ed è già in carcere dal 2020, e perché i fatti di cui è accusato non rientrano nelle categorie più gravi fra quelle previste dal reato.

Wong fu uno dei leader delle manifestazioni studentesche pro-democrazia diventate note come “movimento degli ombrelli”, e ha poi partecipato alle grandi proteste antigovernative dell’estate del 2019. Nel novembre del 2020 fu condannato dopo essersi dichiarato colpevole di aver organizzato una protesta fuori dalla sede della polizia. Avrebbe dovuto finire di scontare la pena a gennaio del 2027.

Hong Kong è una città formalmente autonoma che fa parte della Cina e che per decenni aveva goduto di un ampio grado di libertà e indipendenza rispetto al resto del paese. A partire dalla repressione delle proteste del 2019 quest’autonomia è stata progressivamente eliminata: la Cina ha perseguitato sistematicamente i sostenitori del movimento pro-democrazia e ha annullato buona parte dei diritti in precedenza garantiti alla città.

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