Il segretario dell’Esercito degli Stati Uniti si è dimesso
Daniel Driscoll era in contrasto da tempo con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che negli ultimi mesi ha rimosso diversi ufficiali
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Daniel P. Driscoll, segretario del dipartimento dell’Esercito statunitense, ha presentato le proprie dimissioni al presidente Donald Trump, secondo quanto riferito da alcuni funzionari dell’amministrazione. Il Wall Street Journal, che per primo ha dato la notizia, attribuisce la decisione di Driscoll al suo lungo conflitto con il segretario alla Difesa Pete Hegseth che negli ultimi mesi ha rimosso diversi e importanti ufficiali dell’esercito con esperienza sul campo e spesso senza dare spiegazioni.
Driscoll era la massima autorità civile dell’esercito statunitense. Il suo ruolo dipende direttamente dal segretario alla Difesa: è una figura strettamente amministrativa e politica, di nomina presidenziale e sottoposta a conferma da parte del Senato.
Le dimissioni di Driscoll erano attese, ma sono arrivate in un momento complicato per l’esercito statunitense che sta affrontando il periodo più impegnativo dai tempi delle guerre in Iraq e in Afghanistan. Ora l’esercito si troverà senza un leader civile, almeno fino a quando Trump non ne nominerà un nuovo. Poiché le dimissioni di Driscoll sono arrivate a ridosso delle elezioni di metà mandato potrebbe essere difficile nominare il suo successore in tempi brevi.
L’esercito statunitense, in questo momento, non ha nemmeno un Capo di Stato Maggiore, il più importante ufficiale dell’esercito, da quando Hegseth, in aprile, aveva licenziato il generale Randy George senza dare spiegazioni. Al suo posto Hegseth ha suggerito Sean Parnell, il principale portavoce del dipartimento della Difesa. Parnell ha prestato servizio come ufficiale in Afghanistan, ma il suo mandato da portavoce è stato attraversato da molte polemiche.
Di recente Parnell ha licenziato tre giornalisti di Stars and Stripes, il periodico dell’esercito statunitense. I tre la scorsa settimana hanno fatto causa al governo sostenendo di essere stati licenziati per una ritorsione, essersi cioè occupati sul magazine del peggioramento delle condizioni a bordo della portaerei Lincoln della Marina schierata in Medio Oriente. Parnell ha anche cercato di limitare l’accesso dei giornalisti al Pentagono, la sede del dipartimento della Difesa, spingendo il New York Times a avviare una causa contro il dipartimento stesso per violazione del Primo Emendamento, quello sulla libertà di stampa.
Parnell ha comunque un ottimo rapporto con Trump – parlò anche dal palco del comizio di Butler, in Pennsylvania, dove il presidente aveva subito un attentato nel 2024 – ma secondo diversi funzionari dell’amministrazione avrebbe enormi difficoltà a superare il voto al Senato.
Driscoll ha 39 anni, è un ex tenente dell’esercito e fino a poco tempo fa veniva indicato come possibile sostituto dello stesso Hegseth, nel caso in cui quest’ultimo avesse deciso di dimettersi o avesse perso il favore di Trump. A differenza di Hegseth, che ha un rapporto molto conflittuale con i Democratici e anche con diversi Repubblicani delle commissioni della Difesa, Driscoll godeva di un ampio sostegno al Congresso ed era considerato uno dei pochi funzionari del Pentagono in grado di collaborare con entrambi i partiti.
Durante le udienze per la sua nomina, la senatrice Democratica Elizabeth Warren gli aveva chiesto di impegnarsi affinché l’esercito si occupasse internamente della riparazione delle proprie attrezzature, anziché rispedirle alle aziende private della Difesa. Mesi dopo Driscoll ha approvato esattamente quella misura (nota come “diritto alla riparazione”), ottenendo gli elogi di Warren, che pure aveva votato contro la sua nomina.
Nelle ultime settimane, secondo due funzionari sentiti dai giornali, Driscoll ha espresso a Trump la propria profonda insoddisfazione per la gestione di Hegseth, accusandolo di aver rimosso troppi validi comandanti e di aver bloccato la promozione di vari colonnelli solo perché legati a figure a lui sgradite.



