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  • Martedì 1 settembre 2026

Quanti saremo nel 2080

Parecchi in meno di oggi, secondo le ultime previsioni dell'Istat sull'Italia, e con un sacco di spese in più per le persone anziane

(Il Post)
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Secondo le previsioni più recenti dell’Istat (l’istituto nazionale di statistica), nei prossimi decenni la popolazione residente in Italia diminuirà molto, soprattutto al sud e nelle aree interne, cioè quelle distanti da servizi pubblici essenziali come ospedali, scuole superiori e stazioni dei treni. Diminuiranno soprattutto le persone più giovani e quelle considerate in età da lavoro, cioè tra i 15 e i 64 anni. Le stime dell’Istat si basano su simulazioni probabilistiche formulate da un centinaio di esperti di demografia, che combinano i dati reali (in questo caso aggiornati al primo gennaio del 2025) con alcuni indicatori di fecondità, mortalità e migrazioni.

Per alcuni dati le previsioni arrivano fino al 2080, per altri al 2050. Sono appunto previsioni, e quindi per loro natura incerte, soprattutto su alcuni specifici aspetti: i fattori che spingono le persone a migrare, per esempio, sono spesso contingenti e possono cambiare molto rapidamente, mentre è più facile stimare quante persone è probabile che muoiano nel 2055, sulla base dei dati degli anni precedenti. Le tendenze generali in ogni caso sono attendibili e piuttosto inequivocabili.

L’Istat ha previsto dati diversi a seconda di diversi scenari possibili, che dipendono da diverse variabili: quelli che vengono generalmente diffusi sui media (e che riferiamo qui) appartengono allo scenario che l’Istat chiama «mediano», cioè la previsione demografica centrale, quella ritenuta più probabile.

Secondo l’Istat tra il 2025 e il 2080 la popolazione italiana diminuirà di più di 13 milioni di persone, cioè passerà da poco meno di 59 milioni a circa 45. Il calo demografico accelererà man mano che si andrà avanti con gli anni a causa di un notevole aumento dei morti, dovuto al generale invecchiamento della popolazione, che non sarà compensato dalle nuove nascite: secondo l’Istat nel 2050 la popolazione sarà di circa 55 milioni di persone; nel 2065 dovrebbe scendere sotto i 50 milioni.

Si prevede che nel 2060 i morti saranno quasi il triplo delle nuove nascite, che diminuiranno costantemente. Questo saldo negativo sarà compensato solo in parte dall’immigrazione.

A livello nazionale il calo della popolazione stimato tra il 2025 e il 2080 è del 22 per cento, ma al sud si prevede una diminuzione ben maggiore, del 38 per cento: in sostanza si prevede che la popolazione residente al sud diminuirà di 8 milioni di persone in 55 anni. In base alle previsioni, più del 50 per cento della popolazione totale sarà residente al nord.

Siccome le persone nate continueranno a diminuire, l’età media della popolazione passerà dai 46,9 anni del 2025 a 52,1 anni nel 2080. Questo aumenterà i costi di assistenza per le persone più anziane, anche perché saranno sempre di più le persone sole: nel 2025 i nuclei familiari formati da una sola persona erano il 37,5 per cento del totale, mentre nel 2050 si prevede che saranno il 42 per cento.

Questi costi dovranno essere sostenuti dalle persone in età da lavoro, che però saranno sempre meno.  Si prevede per esempio che nel 2050 le persone tra i 15 e i 64 anni saranno quasi 7 milioni in meno rispetto al 2025, anche se quelle che effettivamente hanno un lavoro o che lo cercano attivamente dovrebbero essere solo 3,4 milioni in meno: questo perché nel frattempo dovrebbe continuare ad aumentare il numero di donne che lavorano. Il calo dovrebbe essere parzialmente compensato anche da un aumento di circa 500mila persone in attività tra i 65 e i 74 anni: secondo l’Istat questo è dovuto al fatto che le persone vivranno più a lungo, saranno in salute per più anni e l’età pensionabile verrà progressivamente aumentata.