In Spagna si parla ancora soltanto di Ceuta
Un mese dopo la crisi migratoria il governo di Pedro Sánchez continua a essere in difficoltà, anche per i propri errori di valutazione
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A oltre un mese dal suo inizio la crisi migratoria di Ceuta continua a essere l’argomento principale, se non l’unico, della politica spagnola, e un enorme problema politico per il governo del primo ministro Socialista Pedro Sánchez. Il governo, dopo aver trascorso le ultime settimane a cercare di rassicurare il pubblico e per certi versi a minimizzare la crisi, negli ultimi giorni ha cambiato atteggiamento e ha messo in atto nuove misure economiche e politiche.
Tra il 30 e il 31 luglio oltre 70mila persone entrarono nell’exclave spagnola di Ceuta dal Marocco, superando le barriere di confine, probabilmente con la compiacenza delle autorità marocchine. Il 90 per cento di loro rientrò in Marocco nel giro di 24 ore, ma più di 5mila persone, tra cui molti minori non accompagnati, rimangono tuttora nell’exclave. La loro gestione si sta rivelando una questione politica estremamente rilevante, che il governo Sánchez almeno inizialmente aveva sottovalutato.
Martedì il governo approverà – secondo fonti confermate dai media spagnoli – un piano di aiuti da 165 milioni di euro per rispondere alle principali emergenze a Ceuta. È una somma elevata per una città di 80mila abitanti: se rapportata alla popolazione di Madrid sarebbero oltre sette miliardi di euro. I 165 milioni si aggiungono ai 180 già stanziati nei giorni scorsi per interventi più di lungo periodo.
Nei giorni scorsi, e dopo molte esitazioni, il governo ha anche nominato un referente unico per la crisi di Ceuta (il ministro delle Politiche territoriali Ángel Víctor Torres) e sempre pochi giorni fa ha convocato il Consiglio nazionale di sicurezza, il principale organo dello stato per la sicurezza nazionale, per valutare la crisi.
Sánchez ha anche avviato una campagna di comunicazione: lunedì mattina ha partecipato a una nota trasmissione su Cadena SER, la radio più ascoltata della Spagna, in cui ha promesso che presto a Ceuta tornerà la normalità e che il re Felipe VI visiterà l’exclave. Sánchez ha anche difeso il governo del Marocco, di cui ha sottolineato la cooperazione. Questa è la posizione del governo da oltre un mese, probabilmente adottata per garantirsi l’aiuto del Marocco in un momento complicato.

Pedro Sánchez, giugno 2026 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
Tutte queste misure che si sono accumulate negli ultimi giorni dimostrano che il governo sta riconoscendo nella crisi di Ceuta un serio pericolo politico, che almeno inizialmente aveva sottovalutato.
Nei primi giorni di agosto, quando oltre il 90 per cento delle persone arrivate a Ceuta era rientrato in Marocco, il governo aveva sperato che la crisi fosse ormai risolta. Il 2 agosto il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska diceva che «la situazione era quasi completamente ripristinata». Sotto molti punti di vista era vero: in meno di 24 ore quasi tutte le persone migranti entrate a Ceuta erano tornate indietro, e le conseguenze più rischiose della più grave crisi migratoria della storia spagnola recente erano state evitate.
Da quel momento in avanti, però, il governo ha sottovalutato il fatto che a Ceuta erano comunque rimaste migliaia di persone, molte delle quali hanno continuato per un mese a dormire sulla spiaggia e in condizioni quanto meno problematiche. «La verità è che dopo essere riusciti a far ritornare il 90 per cento delle persone in poche ore, che era la cosa più difficile, non abbiamo dato le giuste dimensioni al problema che rimaneva», ha detto al País un membro anonimo del governo.
Molti abitanti di Ceuta hanno vissuto questa situazione con esasperazione, mentre gruppi e forze politiche di estrema destra ne approfittavano per alimentare la rabbia. Negli scorsi giorni alcuni ceutini hanno dato fuoco a un accampamento di migranti sulla spiaggia e hanno cercato di bloccare i mezzi della Croce Rossa che portavano loro viveri.

Manifestazioni a Ceuta contro il governo e i migranti, 27 agosto 2026 (EPA/REDUAN)
Il governo ha tardato settimane a trovare rimedi concreti a questa situazione, in parte per ragioni pratiche: a Ceuta non ci sono strutture pronte per ospitare migliaia di persone. Ha anche dovuto affrontare l’ostruzionismo dell’opposizione e del governatore della città, che è un esponente del Partito Popolare, la principale forza di opposizione. Soltanto di recente la situazione si è sbloccata, e dovrebbero essere aperte nuove strutture. L’obiettivo del governo è di rimpatriare più persone possibile il più velocemente possibile.
Alcuni commentatori politici hanno iniziato a sostenere che la crisi di Ceuta potrebbe diventare un momento cruciale della carriera politica di Sánchez, e avere un ruolo determinante alle elezioni dell’anno prossimo. In questo mese di crisi il Partito Socialista di Sánchez ha perso consensi, mentre ha continuato a rafforzarsi il partito di estrema destra Vox. Anche per questo il governo vuole risolvere la crisi il prima possibile.



