In Nepal si scava per raggiungere centinaia di lavoratori intrappolati nei tunnel
L'esondazione ha travolto diversi impianti idroelettrici nel nord del paese, mentre molte persone si trovavano nelle strutture sotterranee
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In Nepal i soccorritori stanno scavando nei tunnel di alcuni impianti idroelettrici per cercare di raggiungere centinaia di lavoratori che potrebbero essere rimasti intrappolati dopo la devastante esondazione che mercoledì ha colpito la zona himalayana di confine fra il Nepal e la regione cinese del Tibet. Le operazioni, a cui stanno partecipando quasi 21mila soccorritori, sono state rallentate dalle nuove piogge e dall’innalzamento dei fiumi, che hanno più volte allagato le aree da cui si sta cercando di raggiungere le gallerie.
Le persone coinvolte lavoravano in 11 impianti idroelettrici in costruzione lungo i fiumi Trishuli e Bhotekoshi, nel nord del Nepal. Quando l’acqua, il fango e i detriti hanno travolto la zona, diversi ingressi dei tunnel sono stati sepolti, isolando i lavoratori che si trovavano all’interno. In totale, secondo le autorità nepalesi, più di 900 lavoratori degli impianti idroelettrici risultano dispersi, ma non è chiaro quanti di loro si trovino effettivamente nei tunnel.
Una delle operazioni principali riguarda l’impianto idroelettrico Upper Trishuli 1, nel distretto di Rasuwa. Secondo le informazioni raccolte dalle autorità, circa 350 persone potrebbero essere intrappolate in uno dei tunnel del complesso. I tunnel sono sepolti dal fango, e i soccorritori stanno lavorando da giorni per cercare di rimuovere i detriti.
Un’altra operazione particolarmente delicata è in corso in un altro impianto, l’Upper Trishuli 3A. Qui si ritiene che circa 40 lavoratori possano essere intrappolati in una galleria collegata alla centrale sotterranea. Domenica l’esercito ha individuato la parte superiore della galleria e ha iniziato a scavare attraverso lo strato di fango e detriti che la ricopre.
L’esondazione ha ucciso più di 900 persone, e lasciato oltre 4.000 dispersi tra Nepal e Tibet. Ha inoltre danneggiato diversi impianti idroelettrici e compromesso circa il 10 per cento della capacità di produzione elettrica del Nepal. Nel solo Tibet i dispersi sono 546 e i morti 16: sono numeri che vanno presi con una certa cautela, dato che le informazioni che arrivano dalla regione sono sottoposte al rigido controllo del governo centrale cinese.
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