Tra Nepal e Tibet ci sono quasi 3mila dispersi
I morti accertati sono 633 e il governo nepalese ha riconosciuto che gli serve aiuto
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È il quarto giorno di soccorsi dopo la violenta esondazione di mercoledì nelle valli al confine tra Nepal e la regione cinese del Tibet: il numero totale delle persone disperse è aumentato molto tra venerdì e sabato e ora sfiora le 3mila. I morti accertati sono 633.
Le ricerche sono complicate dalla pioggia e dalla nebbia. Avvengono principalmente in elicottero perché l’esondazione ha distrutto, o reso inagibili con strati di fango, i ponti e le strade. Venerdì erano state interrotte alcune ore per il rischio di una nuova esondazione, al momento rientrato perché il livello di uno dei due laghi di sbarramento che si erano formati dopo un’abbondante pioggia è sceso di una decina di metri.
Gli elicotteri fanno la spola nelle zone più colpite: portano borse di cibo, vestiti e beni essenziali; poi tornano indietro carichi di persone. Gli strati di fango, in alcuni punti alti più di un metro, complicano le operazioni e rendono più difficile l’atterraggio per gli elicotteri.

L’esercito nepalese carica aiuti su un elicottero, il 29 agosto (AP Photo/Dar Yasin)
L’esercito nepalese ha detto che le ricerche si stanno concentrando nel cantiere di una centrale idroelettrica nel distretto di Rasuwa, dove si ritiene che più di cento persone siano intrappolate in un tunnel. Proprio l’individuazione del cantiere aveva portato venerdì a raddoppiare la stima del numero di dispersi, perché inizialmente quelli al suo interno non erano stati conteggiati.
Intanto, nella capitale Kathmandu le famiglie dei dispersi hanno affisso sui muri degli ospedali immagini e contatti dei loro cari nella speranza di velocizzarne l’identificazione. Allo stesso scopo, le autorità hanno diffuso le foto dei corpi.

Le ricerche dei sopravvissuti in un edificio vicino al fiume esondato, nel distretto di Nuwakot, il 29 agosto (AP Photo/Dar Yasin)
Il governo nepalese, che finora aveva respinto le offerte di aiuto di altri paesi, ha parzialmente cambiato idea. Ha ribadito che non gli occorrono squadre di ricerca, citando l’esperienza del grave terremoto del 2015, ma ha detto che gliene servono per le operazioni di soccorso sotterranee, per ristabilire i trasporti e le linee di comunicazione, e per l’identificazione dei corpi con test del DNA.

Alcune persone consultano le liste delle persone identificate in cerca dei nomi dei propri cari nel distretto di Nuwakot, Nepal (AP Photo/Dar Yasin)
Il ministro delle Finanze nepalese Shisir Khanal ha stimato che serviranno fino a 4,3 miliardi di euro per la ricostruzione, che sta diventando progressivamente una preoccupazione per il futuro degli abitanti di una regione che viveva molto di turismo.
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