È morta l’artista giapponese Yayoi Kusama

Era nota in tutto il mondo per le sue stanze di specchi e per le sue enormi zucche ricoperte di pois: aveva 97 anni

Yayoi Kusama nel 2012 (AP Photo/Kathy Willens)
Yayoi Kusama nel 2012 (AP Photo/Kathy Willens)
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È morta a 97 anni Yayoi Kusama, famosa artista concettuale giapponese nota per le sue celebri sculture di zucche ricoperte di pois e per aver influenzato il lavoro di alcuni tra i più importanti interpreti della pop art, tra cui Andy Warhol e Claes Oldenburg. Kusama è morta il 14 agosto in un ospedale di Tokyo, ma la notizia è stata annunciata giovedì dal museo e dalla fondazione che portano il suo nome.

L’arte di Kusama si distingueva per alcuni elementi estetici ricorrenti, come i pois, le reti e la ripetizione di forme e motivi, e per una specie di ossessione per il concetto di “infinito”, che declinava in moltissimi modi. Fin dall’infanzia conviveva con problemi di salute mentale, che influirono sul suo modo di percepire la realtà: lei stessa raccontò che il ricorso a motivi ripetuti traeva origine dalle allucinazioni che aveva iniziato ad avere da bambina, e che queste soluzioni visive erano un modo per dare forma ai pensieri ossessivi che la tormentavano.

Tra le opere che rappresentano meglio la sua ricerca ci sono i cosiddetti Infinity Nets, quadri caratterizzati da fittissime trame di piccoli archi e pennellate ripetuti sulla superficie della tela, senza tenere conto dei bordi; e le Infinity Rooms, spazi rivestiti di specchi, luci LED e oggetti che creano illusioni ottiche molto suggestive.

Negli anni Sessanta, quando lasciò il Giappone per trasferirsi a New York, Kusama si inserì nel movimento d’avanguardia che si stava sviluppando in città. Entrò in contatto con la cultura hippy, che in quel decennio ispirò moltissimo la sua produzione insieme al minimalismo, all’astrattismo e alle teorie della cosiddetta “seconda ondata” del movimento femminista.

In quel periodo cominciò a dedicarsi alle performance, organizzando una serie di eventi in cui i partecipanti, nudi, venivano ricoperti di pois dai colori vivaci. Tornata in Giappone nel 1973, si stabilì a Tokyo e pochi anni dopo scelse di vivere volontariamente in un ospedale psichiatrico della città, senza tralasciare mai la sua produzione artistica.

Per un ventennio, pur ottenendo la stima dei più influenti artisti contemporanei al mondo, l’arte di Kusama fu perlopiù trascurata. La regista Heather Lenz, che ha realizzato un film dedicato alla vita dell’artista, ha raccontato che agli inizi degli anni Novanta circolava un solo catalogo delle sue opere.

Da lì in poi la sua produzione fu oggetto di una riconsiderazione critica positiva, favorita da importanti retrospettive e mostre internazionali e da una nuova attenzione per il contributo femminile alle avanguardie artistiche degli anni Sessanta. La partecipazione alla Biennale di Venezia del 1993, la grande retrospettiva “Love Forever” e l’enorme successo delle sue enormi zucche ricoperte di pois contribuirono a questa riscoperta.

La notorietà internazionale di Kusama crebbe progressivamente, fino a raggiungere una dimensione globale soprattutto a partire dagli anni Duemila: prima di morire era considerata l’artista vivente più venduta al mondo. Nel corso della sua lunga carriera Kusama si occupò molto anche di videoarte e scrittura: pubblicò romanzi e raccolte di poesie, spesso legate alla sua ricerca artistica e alla sua infanzia.