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  • Giovedì 27 agosto 2026

L’Ucraina ha puntato un altro grosso e-commerce russo

È Ozon, il secondo più importante dopo Wildberries, già colpito molte volte: l'obiettivo è anche far sentire alla popolazione russa le conseguenze della guerra

Un pick-up point di Ozon a Kazan, in Russia, 29 luglio 2026 (Yegor Aleyev/TASS via ZUMA Press)
Un pick-up point di Ozon a Kazan, in Russia, 29 luglio 2026 (Yegor Aleyev/TASS via ZUMA Press)
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Sabato il ministro della Difesa ucraino, Yevhenii Khmara, ha detto: «Dopo che l’esercito ucraino ha colpito 15 dei più importanti centri logistici di Wildberries, ora è il turno di Ozon». Wildberries e Ozon sono due delle principali piattaforme di e-commerce russe: la prima è stata bersaglio di un’intensa campagna ucraina cominciata quest’estate, la seconda lo è diventata negli ultimi giorni. Alcune ore dopo la dichiarazione del ministro e nei giorni successivi l’Ucraina ha colpito magazzini di Ozon in varie località della Russia sud-occidentale, causando incendi e un crollo in borsa della società del 30 per cento, poi parzialmente recuperato.

L’Ucraina colpisce i magazzini degli e-commerce russi – che funzionano in modo simile ad Amazon – perché sostiene che il regime del presidente Vladimir Putin li utilizzi anche per commerciare materiale dual use, cioè tecnologie utili sia all’industria civile che a quella bellica (il governo russo nega). Per l’Ucraina è anche un modo per danneggiare l’economia russa, dato che Wildberries e Ozon hanno circa 4 milioni di dipendenti, più del 5 per cento della forza lavoro russa totale, e insieme vendono beni e servizi pari all’8,5 per cento del prodotto interno lordo russo.

Soprattutto, Ozon e Wildberries sono molto popolari: i loro servizi sono usati da più dell’80 per cento della popolazione russa e sono fondamentali soprattutto nelle zone più remote del paese, dove alcuni prodotti sono introvabili nei negozi fisici e acquistabili solo online. Attaccando le loro sedi, l’Ucraina punta anche a far percepire alla popolazione russa le conseguenze della guerra, nella speranza di mettere sotto pressione il regime di Putin.

La piazza Rossa di Mosca, 19 agosto 2026 (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

È lo stesso obiettivo che l’Ucraina ha perseguito con la sua campagna contro le raffinerie in Russia e in Crimea, che ha causato una carenza di carburante percepita in tutta la Russia, con razionamenti e divieti all’acquisto di benzina a scopi civili per gli abitanti. I danni causati alle raffinerie sono stati così ingenti che lunedì Putin ha firmato un decreto che permette al governo di prendere temporaneamente il controllo di alcune infrastrutture private, tra cui raffinerie, centrali elettriche e centri logistici, se i loro proprietari non riescono a proteggerle dalle minacce ucraine. Non è chiaro al momento quali aziende potrebbero essere coinvolte.

Intanto, Ozon ha già annunciato alcune misure per ripagare i venditori dei danni alle merci stoccate nei magazzini colpiti, che avranno un impatto sui propri conti. Ha detto che i venditori assicurati potranno chiedere un risarcimento, che non farà pagare loro le spese di stoccaggio nei magazzini danneggiati e che ridurrà quelle per tutti gli altri. L’azienda ha anche detto che si farà carico del trasferimento delle merci dai magazzini danneggiati ad altri luoghi e ha promesso altre misure per aiutare i venditori a contenere le spese legate ai reclami dei clienti, per esempio per la merce non consegnata o in ritardo.

Sabato Putin ha detto che gli attacchi ucraini contro obiettivi economici, come gli e-commerce, hanno «aperto il vaso di Pandora» e ha minacciato di attaccare i settori «più sensibili» dell’economia ucraina. È possibile che si riferisse tra le altre cose alle infrastrutture energetiche, che comunque la Russia colpisce dall’inizio della guerra per indebolire l’Ucraina e danneggiare la popolazione, che in inverno rimane sistematicamente senza riscaldamento. Negli ultimi mesi la Russia ha anche intensificato i propri attacchi missilistici sulle città ucraine, consapevole del fatto che l’Ucraina non ha missili intercettori a sufficienza per respingerli, e potrebbe farlo ulteriormente.

Il governo si sta muovendo per sostenere il settore: mercoledì ha approvato vari sussidi e agevolazioni per le aziende che lavorano con Wildberries e che stanno subendo danni a causa dei droni ucraini, e ha detto di stare valutando anche misure specifiche per gli e-commerce, tra cui la sospensione degli oneri fiscali per un anno. La proprietaria di Wildberries Tatyana Kim, molto vicina al regime di Putin, ha accolto con favore gli annunci del governo. Putin ha anche promesso aiuti statali a Ozon per la ricostruzione dei magazzini.

Il presidente russo Vladimir Putin, agosto 2026 (Mikhail Metzel/Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

I magazzini di Ozon che sono stati colpiti nei giorni scorsi si trovano in profondità nel territorio russo, così come molte delle raffinerie attaccate nei mesi scorsi. Entrambe queste campagne ucraine, efficaci quantomeno sul piano militare ed economico (più difficile dire quanto lo siano su quello negoziale, dove tutto è in stallo da mesi) sono state possibili grazie agli enormi progressi fatti dall’Ucraina nel settore della tecnologia militare, e in particolare nel settore dei droni.

Negli ultimi anni l’Ucraina è riuscita a produrre droni in grado di colpire Mosca, San Pietroburgo e le remote città siberiane, provocando un danno pratico e politico al regime di Putin. È diventata un riferimento globale nell’industria, tanto da venire corteggiata da vari paesi occidentali e del Golfo per la condivisione di materiale e conoscenze. Il paese è arrivato a produrre internamente il 75 per cento delle armi, ma resta il problema dei missili intercettori, per i quali dipende dagli alleati e in particolare dagli Stati Uniti.

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