A Bordeaux è sempre più difficile bere bordeaux
Il pregiato vino francese è meno apprezzato dai giovani, tra tentativi per promuoverlo e altri per ridurne la produzione
- Condividi
- X
- Regala il Post

Per decenni il bordeaux, il vino prodotto nell’omonima regione della Nuova Aquitania, nell’ovest della Francia, è stato tra i più conosciuti e prestigiosi al mondo. La sua fama è rimasta intatta, ma da qualche tempo il suo consumo è diminuito sensibilmente, anche nella regione in cui viene prodotto.
Ne ha scritto di recente Eric Asimov, giornalista del New York Times che si occupa di vino, quando dopo un viaggio a Bordeaux – la città capoluogo dell’omonima regione – si è accorto che era difficile trovare, fuori dai circuiti turistici, bar e ristoranti con un’ampia scelta di bordeaux. La crisi del bordeaux è da tempo un grande argomento di discussione in città, e si inserisce in una più generale difficoltà del settore vinicolo europeo.
In generale in tutto il continente europeo si beve meno vino di un tempo, per diversi motivi. Tra questi c’è l’inflazione, che ha portato molte famiglie a risparmiare su alcuni acquisti superflui. C’entra anche il cambiamento dei gusti dei consumatori: i bordeaux sono spesso vini molto strutturati e corposi, e sono considerati troppo impegnativi soprattutto dalle generazioni più giovani, che tendono a preferire vini più leggeri, fruttati e naturali.
Secondo Nicolas Lefèvre, che gestisce il bar Soif a Bordeaux, dove vengono serviti solo bordeaux prodotti con metodi naturali, la crisi del bordeaux è innanzitutto una questione di gusto. «Una parte dei nostri clienti sta passando a vini più leggeri, con un minore apporto di legno di rovere, che trasmettono un’immagine più moderna e mettono in risalto le caratteristiche distintive del territorio», ha detto al New York Times.
– Leggi anche: Non beviamo più vino come prima
Il bordeaux, inoltre, è rimasto associato a un immaginario tradizionale: quello del vino di lusso, destinato soprattutto a intenditori e collezionisti. Le bottiglie di bordeaux di buona qualità possono essere costose e quindi accessibili solo a una cerchia ristretta di consumatori. Quelle più economiche, invece, spesso hanno una qualità così bassa da non essere considerate una vera alternativa.
Nel 2025, nel tentativo di rendere il bordeaux più popolare, l’allora sindaco della città, Pierre Hurmic, lanciò un’iniziativa, “Bordeaux se met au verre”, per incoraggiare bar e ristoranti a servire più bordeaux al calice, così da permettere ai clienti – soprattutto giovani – di provarlo senza dover acquistare una bottiglia intera.
I locali potevano aderire all’iniziativa a condizione che il bordeaux rappresentasse almeno il 50 per cento della loro offerta di vini e che ne vendessero almeno uno a 5 euro al bicchiere. In cambio venivano pubblicizzati dal comune all’interno della promozione della campagna. L’obiettivo era provare a cambiare l’immagine del bordeaux, considerato da molti un vino pretenzioso, snob e rivolto a un pubblico ristretto.
Hurmic sperava inoltre di aumentare la popolarità di tipologie meno conosciute e potenzialmente più adatte ai nuovi gusti, come i bordeaux bianchi, rosé e spumanti. Nonostante ne esistano almeno 65 tipi, infatti, bar e ristoranti della zona ne servono in media soltanto sei.
Negli ultimi anni è calato sensibilmente anche il valore delle esportazioni verso la Cina, che fino a poco tempo fa era il principale mercato fuori dalla Francia. Nel 2024 il fatturato delle vendite di bordeaux in Cina è stato di 240 milioni di euro, il 20 per cento in meno rispetto al 2022. In parte questo calo è motivato dalle stesse ragioni che si osservano in Europa: le abitudini di consumo dei giovani cinesi, che tendono a bere meno vino rosso; e la diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie. Ma a questo si aggiunge che dal 2024 il presidente Xi Jinping ha promosso una campagna contro il consumo di alcol, tanto che ora è vietato bere alcolici durante gli eventi organizzati dal governo e dal Partito comunista.
Gli unici mercati in cui il bordeaux non ha registrato perdite sono quelli degli Emirati Arabi Uniti, di Taiwan e della Thailandia. In quest’ultimo paese, in particolare, il mercato del vino è in forte crescita.
Per far fronte a questa crisi è intervenuto anche il governo francese, ma in un’altra direzione. Lo scorso novembre la ministra dell’Agricoltura, Annie Genevard, aveva annunciato un piano di sussidi da 130 milioni di euro destinato ai produttori che avessero accettato di distruggere una parte dei propri vigneti con l’obiettivo di convertire i terreni in bosco o lasciarli incolti. Un piano simile era già stato avviato nel 2023: da allora sono stati eliminati 210 chilometri quadrati di terreno e ne sono previsti altri 80 nell’annata 2026-2027.
A gennaio di quest’anno Genevard ha stanziato circa 40 milioni di euro per ridurre le giacenze di vini presenti nelle cantine attraverso la distillazione di crisi, cioè la trasformazione del vino invenduto in alcol. Una quantità troppo alta di prodotto infatti abbassa i prezzi, mettendo in difficoltà le aziende vinicole, in particolare quelle più piccole. Più di 2.000 aziende hanno presentato domanda per accedere al programma, la maggior parte delle quali nella regione di Bordeaux.
– Leggi anche: In Italia c’è troppo vino invenduto



