L’Arabia Saudita sta investendo decine di miliardi in videogiochi

Per ripulire la sua immagine e diversificare la sua economia: l'ultima enorme acquisizione è quella di Electronic Arts

Due giocatori si sfidano durante la Coppa del Mondo di eFootball a Riad, 10 dicembre 2025 (Anthony Sinclair/Getty)
Due giocatori si sfidano durante la Coppa del Mondo di eFootball a Riad, 10 dicembre 2025 (Anthony Sinclair/Getty)
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Da almeno una decina d’anni l’Arabia Saudita investe massicciamente in settori redditizi e che possano aiutarla a migliorare la propria reputazione a livello internazionale. Il caso più noto è quello dello sport, ma negli ultimi tempi il governo ha investito decine di miliardi di dollari anche nell’ambito dei videogiochi, di cui peraltro il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman è notoriamente appassionato.

Durante e dopo la pandemia quello dei videogame è diventato un mercato enorme e l’Arabia Saudita è oggi uno dei paesi più importanti al mondo nel settore, al punto da rivaleggiare con Stati Uniti e Giappone, i più importanti per dimensioni e giro d’affari. Ci è riuscita in pochissimo tempo e grazie a una strategia molto aggressiva, basata sull’acquisto di partecipazioni in alcune tra le più importanti società del settore.

L’ultima grande acquisizione, annunciata l’anno scorso e completata a inizio agosto, è stata quella di Electronic Arts, una delle aziende più grandi al mondo. Il fondo sovrano dell’Arabia Saudita (Public Investment Fund, noto anche con l’acronimo PIF) l’ha comprata per 55 miliardi di dollari insieme a due società d’investimento statunitensi: Silver Lake e Affinity Partners, quest’ultima fondata da Jared Kushner, il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Electronic Arts è lo sviluppatore della serie EA Sports FC (quella che un tempo si chiamava FIFA), il più famoso videogioco di calcio nonché uno dei videogiochi più venduti ogni anno. Oltre a EA Sports FC nel catalogo dell’editore ci sono altre serie di enorme successo, come Madden NFL, Battlefield o The Sims.

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Gli investimenti del PIF nel settore erano cominciati all’inizio del 2022 con l’acquisizione per 1,5 miliardi di dollari di ESL e FaceIt, due dei più importanti gestori di eventi di eSport, una categoria che racchiude molte attività tra loro tanto diverse: dai videogiochi (di guerra, di calcio, di automobili) giocati come fossero sport, in modo professionistico, fino ai videogiochi che si giocano da soli, senza giocatori umani e con partite simulate dal computer.

Nello stesso anno Salman creò il Savvy Gaming Group, il veicolo d’investimento con cui il fondo saudita ha gestito tutte le operazioni nell’industria dei videogiochi. Da allora Savvy Gaming Group ha acquisito Scopely (Monopoly Go!), i videogiochi di Niantic (Pokémon Go, soprattutto) e diverse quote di minoranza dei principali editori del settore, tra cui Take-Two Interactive (6,5 per cento), Capcom (6,6 per cento), Embracer (di cui è il secondo più importante investitore) e Nintendo (7,5 per cento).

Il principe William d’Inghilterra gioca durante un torneo di e-Sport a Riad, in Arabia Saudita, nel corso della sua prima visita ufficiale nel paese, 10 febbraio 2026 (Getty)

L’acquisizione di Electronic Arts è l’affare più grosso che il governo saudita abbia concluso fino a questo momento, e sta generando diverse preoccupazioni. Una parte dei fondi necessari per l’operazione (20 miliardi dei 55 totali) è stata infatti finanziata a debito, per cui gli analisti concordano che nei prossimi anni è probabile che l’azienda licenzi parte dei suoi 15mila dipendenti per contenere i costi.

C’è poi una questione sull’influenza che la nuova proprietà avrà sui contenuti dei videogiochi di Electronic Arts da un punto di vista creativo. L’Arabia Saudita è un regime autoritario nel quale le libertà delle minoranze e delle donne sono fortemente limitate, per esempio le relazioni omosessuali sono un reato.

Uno dei videogiochi che più potrebbero risentire di questo passaggio di proprietà è The Sims, storico e vendutissimo simulatore di quotidianità particolarmente amato dalla comunità LGBTQ+. La preoccupazione è che in futuro i nuovi proprietari possano in qualche modo stravolgere il gioco imponendo sui contenuti la loro visione del mondo.

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Oltre a spostare l’attenzione dalle violazioni dei diritti umani del regime, che sono frequentemente denunciate dalle organizzazioni e raccontate in molte testimonianze, gli investimenti nell’industria videoludica hanno anche altri scopi: diversificare un’economia eccessivamente dipendente dal petrolio, attrarre capitali e competenze dall’estero e creare nuove opportunità di lavoro per i giovani sauditi che si formano in ambito scientifico e tecnologico.

Il governo sta investendo moltissimo anche nell’organizzazione di eventi dedicati agli eSport: tra il 2024 e il 2026 ha ospitato due edizioni della eSport World Cup, la più grande manifestazione di eSport al mondo, con in palio montepremi per 70 milioni di dollari.

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