(AP Photo/Thibault Camus)
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Il successo dei Pro Gamer, i nuovi campioni

Chi pratica professionalmente gli eSport ormai ha un ruolo vicino a quello degli atleti degli sport tradizionali

(AP Photo/Thibault Camus)

Quello dei videogame è diventato negli ultimi anni un mercato enorme: nel 2019 sono stati spesi in videogiochi circa 120 miliardi di dollari, quasi quattro volte di più rispetto a 15 anni fa, e quasi il triplo degli incassi che nel 2019 hanno avuto i cinema di tutto il mondo. In crescita anche durante la pandemia, questo settore dell’industria dell’intrattenimento, nonché fenomeno culturale, ha così anche iniziato a creare i propri “divi”, anzi i propri campioni. Sono i gamer dei cosiddetti eSport, gli sport elettronici, cioè le competizioni di videogiochi, spesso paragonate a vere e proprie gare sportive, cui partecipano in forma individuale o a squadre soprattutto i professionisti del settore.

I tornei fra appassionati di videogiochi, anche a livello internazionale, sono stati fin da subito parte del mondo dei videogiochi, come documentato già negli anni Ottanta da film popolari come The Wizard, conosciuto in Italia come Il piccolo grande mago dei videogames. Il settore cominciò a crescere a partire dagli anni Novanta grazie a internet e alla successiva possibilità di giocare in modalità multiplayer online. Gli eSport hanno poi avuto la loro consacrazione soprattutto grazie alla grande diffusione delle piattaforme di streaming online, in particolare YouTube e Twitch.

Il parallelo con le discipline sportive tradizionali – oggetto di alcune controversie – è legato in parte al fatto che secondo alcuni commentatori gli eSport prevedono una preparazione e un’esecuzione simile agli sport fisici. In Italia a maggio del 2020 il CONI ha avviato le pratiche per il riconoscimento degli eSport come disciplina sportiva. Dal 13 maggio al 23 giugno 2021 si svolge l’Olympic Virtual Series, per il CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, una competizione che “crea un palcoscenico per connettere il mondo dello sport fisico con la comunità dei giochi sportivi virtuali e di simulazione”.

Intanto i gamer più bravi hanno ormai un ruolo paragonabile per molti aspetti a quello degli atleti di altri sport. I Pro Gamer – così vengono chiamati i giocatori professionisti di eSport – sono infatti i veri protagonisti dei tornei. Nel 2019 i gamer hanno avuto entrate per oltre un miliardo di dollari, i premi dei tornei più importanti sfioravano i 35 milioni di dollari, e la Coppa del Mondo di Fortnite, uno dei videogiochi più popolari al mondo, è stata vista online da più di due milioni di spettatori.

Il vincitore individuale del Mondiale di Fortnite del 2019, Kyle Giersdorf, un 16enne della Pennsylvania il cui nickname nel gioco è Bugha, ha vinto 3 milioni di dollari (2,7 milioni di euro), un premio poco più alto di quello vinto lo stesso anno dalla tennista Simona Halep a Wimbledon e sei volte superiore a quello vinto da Egan Bernal al Tour de France. Alcuni Pro Gamer sono famosi anche al di là delle performance videoludiche, e sono ormai molto popolari: Bugha, per esempio, con i suoi più di 4 milioni di follower su Twitch e 3,8 milioni su YouTube, è considerato un vero e proprio influencer.

Se gli eSport possono essere considerati una disciplina sportiva, così i Pro Gamer si possono considerare degli atleti. E come per tutti gli atleti professionisti l’allenamento è una componente decisiva del loro lavoro. In particolare per i professionisti degli eSport è fondamentale allenare i propri riflessi a modalità di gioco sempre più rapide, ma che prevedono movimenti ripetitivi senza possibilità di cambiare posizione rispetto al tavolo di gioco.

Proprio volendo unire tecnologia e sport, nel 2020 Lavazza ha avviato una collaborazione con una delle più importanti organizzazioni di Pro Gamer a livello internazionale, Fnatic, che nel 2021 si è concretizzata nella creazione di un’esperienza che metta insieme la degustazione del caffè e l’allenamento del giocatore professionista, e anche di chi vorrebbe diventarlo. A dare questa possibilità è Lavazza A Modo Mio Voicy la prima macchina da espresso integrata con Alexa, l’assistente personale intelligente sviluppato da Amazon.

Con Lavazza A Modo Mio Voicy, oltre che fare l’espresso, è possibile utilizzare tutte le funzionalità di Alexa, come ad esempio ascoltare musica, cercare informazioni in rete o dialogare con gli altri dispositivi connessi alla nostra rete wi-fi, ma anche sperimentare un metodo, messo a punto da Fnatic, di allenamento mentale e fisico appositamente pensato per l’utilizzo di Voicy.

Si tratta di una versione semplificata del metodo studiato per i professionisti di Fnatic e che i Pro Gamer utilizzano per prepararsi alle competizioni. L’ascolto della musica, la scansione dei tempi di gioco e di riposo, quelli per l’esercizio fisico e la meditazione possono essere programmati attraverso le funzioni di Alexa come un vero e proprio piano di allenamento di cui è possibile verificare quotidianamente i risultati.

Nel dettaglio sono due i livelli di utilizzo. Il primo permette al giocatore un più semplice settaggio dell’ambiente di gioco connettendo Voicy agli altri device e di attivarli attraverso comando vocale; inoltre seguendo le istruzioni presenti sull’App Amazon Alexa l’utente potrà connettere il proprio account Streamlabs a quello di Amazon e gestire le proprie dirette e i cambi di scena semplicemente con la propria voce. Il secondo livello permette poi di avviare una serie di esercizi di preparazione alla sessione di gioco previsti dal metodo di Fnatic e di interpellare Alexa per ricevere delle sfide da realizzare all’interno di alcuni giochi così da poter testare i propri miglioramenti.

Per promuovere quest’esperienza Lavazza ha realizzato anche una campagna che ha come protagonista uno dei più noti atleti di Fnatic, l’italiano Pow3r. Nato nel 1992, vero nome Giorgio Calandrelli, Pow3r ha quasi un milione e mezzo di follower su Twitch e 1,2 milioni sul suo canale YouTube. Gioca prevalentemente a Fortnite, ma anche a Call of Duty: Warzone, Apex Legends e Valorant. A settembre del 2020 Candrelli ha pubblicato un libro autobiografico, Io sono Pow3r, in cui racconta la sua passione e la sua affermazione nel mondo dei videogames. Nello stesso mese ha vinto il Best Italian Content Creator (come personaggio più influente del mondo degli eGames in Italia), ai primi Italian Esports Awards (IEA), il premio promosso da IIDEA, associazione di categoria dell’industria dei videogiochi, e considerato come l’Oscar degli eSport italiani.