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  • Venerdì 21 agosto 2026

In Siria il governo ha concluso l’integrazione delle regioni dei curdi

Lo ha annunciato il leader dei curdi siriani: il governo ha recuperato il controllo delle città e le milizie curde sono state sciolte, senza grandi resistenze

Un soldato con una bandiera siriana festeggia la presa di Raqqa contro i combattenti curdi delle Forze Democratiche Siriane, il 19 gennaio 2026 (AP/Ghaith Alsayed)
Un soldato con una bandiera siriana festeggia la presa di Raqqa contro i combattenti curdi delle Forze Democratiche Siriane, il 19 gennaio 2026 (AP/Ghaith Alsayed)

Giovedì Mazloum Abdi, il comandante delle milizie curde delle Forze Democratiche Siriane (SDF) e leader dei curdi siriani, ha dichiarato conclusa l’integrazione delle strutture civili e militari dei curdi siriani in quelle dello stato.

L’annuncio segna di fatto la fine di un processo di integrazione cominciato l’anno scorso e frutto di un accordo tra le forze curde e il governo centrale siriano. È anche una notevole vittoria per il presidente della Siria, Ahmed al Sharaa.

I curdi sono circa il 10 per cento della popolazione della Siria: durante la guerra civile, tra il 2011 e il 2024, riuscirono a creare un’ampia zona di totale autonomia nel nord-est del paese, difesa militarmente. Dopo la caduta del dittatore Bashar al Assad nel dicembre del 2024, il nuovo presidente al Sharaa ha formato un governo di transizione, e si è dato tra i suoi obiettivi il recupero del controllo sull’intero territorio della Siria.

I negoziati tra il governo e i curdi avevano portato a un primo accordo nel marzo del 2025, che però non era mai stato messo in pratica a causa di sospetti reciproci tra le parti. A gennaio erano cominciati combattimenti violenti tra l’esercito siriano e le SDF (che sono il più importante gruppo armato dei curdi siriani), che dopo settimane si erano conclusi con una sconfitta per i curdi: l’esercito siriano era riuscito a riconquistare ampie aree, indebolendo molto le SDF.

Un altro fattore determinante dell’indebolimento dei curdi era stato il cambiamento di politica degli Stati Uniti: durante la guerra civile avevano sostenuto molto le SDF, ma negli ultimi mesi si sono avvicinati parecchio al governo centrale, dopo che al Sharaa ha fatto diverse offerte per cercare di ingraziarsi il presidente Donald Trump.

Si era arrivati così a un nuovo accordo tra i curdi e il governo, che prevedeva l’integrazione delle istituzioni delle zone controllate dai curdi nell’apparato amministrativo e militare siriano. Prevedeva anche lo scioglimento delle SDF, in cambio della formazione di una divisione nell’esercito siriano composta da loro combattenti, e di una brigata curda all’interno di un’altra divisione dell’esercito con sede ad Aleppo.

Nei mesi successivi ci sono state alcune tensioni nelle aree che prima erano state controllate dai curdi, ma in generale il processo di integrazione è avvenuto senza grandi resistenze, nonostante le diffidenze reciproche.

Il comandante Abdi ha detto che «la fase di integrazione delle istituzioni militari, di sicurezza e amministrative nelle istituzioni siriane nazionali è completata». Le SDF sono state sciolte e l’esercito siriano è entrato nelle principali città del nord-est che prima erano sotto controllo curdo, Hasakah e Qamishli. Il governo siriano ha preso il controllo dell’aeroporto di Qamishli e dei giacimenti petroliferi della regione.

Ahmad al Sharaa, a destra, insieme a Mazloum Abdi (SANA/AP)

Ahmed al Sharaa, a destra, insieme a Mazloum Abdi (SANA/AP)

Abdi ha spiegato che d’ora in poi lo scopo dei curdi sarà di ottenere una maggiore autonomia nella nuova Costituzione siriana. Al momento la Siria è governata da un governo di transizione (anche se al Sharaa non dà segni di voler cedere rapidamente il potere) e non ha ancora una Costituzione: il nuovo parlamento, che è entrato in funzione a luglio, rimarrà in carica per cinque anni.

A gennaio al Sharaa aveva fatto qualche concessione ai curdi. Tra le altre cose, aveva riconosciuto loro la piena nazionalità siriana e il diritto di ottenere un passaporto, cose che non erano possibili durante il regime di Assad. Ha anche nominato dei leader curdi in posizioni di rilievo: per esempio Nour al Din Ahmad Issa al ruolo di governatore della provincia di Hasakah; e Sepan Hamo, un comandante militare curdo, alla posizione di vice ministro della Difesa.

I rapporti tra il governo centrale e le diverse minoranze che vivono in Siria sono una questione importante della transizione dopo la fine del regime di Assad. Da quando al Sharaa ha preso il potere i rapporti tra governo centrale e minoranze sono stati molto violenti. Nel marzo del 2025 le forze governative avevano massacrato centinaia di alawiti nella zona costiera della Siria. Qualche mese dopo, a luglio, c’erano stati invece ampi scontri con le milizie dei drusi nel sud del paese, anche in questo caso con centinaia di morti.